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L'Italia è il prossimo obiettivo dell'Isis?

19.08.2017 - aggiornato: 19.08.2017 - 22:11

Sarebbe stato proprio lo Stato islamico a indicare su Telegram la Penisola nel mirino. E il Paese reagisce alzato l'apparato di sicurezza e procedendo a espulsioni mirate.

© EPA/ANGELO CARCONI

Dopo Barcellona l'Italia affina e rafforza l'apparato di sicurezza già dispiegato. Ad alzare la tensione è anche una minaccia firmata Isis, che sul canale di comunicazione usato dai jihadisti su Telegram, indica il Bel Paese come "prossimo obiettivo": a riferirlo è il Site, il sito Usa che monitora l'estremismo islamico sul web.

Gli apparati di sicurezza, a livello centrale e territoriale, stanno tarando le contromisure, puntando a 'blindare' strade e aree nevralgiche delle città, ma anche tenendo alta la vigilanza sui foreign fighters (125 quelli monitorati) e sui soggetti a rischio: il Viminale ne ha espulsi tre.

Città blindate

Roma pensa a barriere nei punti chiave, come via del Corso e via dei Fori Imperiali; e studia una 'stretta' sui controlli dei camion e degli Ncc, le auto a noleggio con conducente che spesso sono van con vetri oscurati. Rafforzamento della sicurezza anche a Milano, con barriere agli accessi della Galleria Vittorio Emanuele e presto in zona Darsena e navigli. Verona chiude piazza Brà, la piazza dell'Arena, con 'new jersey' in cemento. Protezioni e sbarramenti in arrivo anche a Napoli e a Firenze. Militari e squadre speciali antiterrorismo restano a presidio nei principali centri.

Serie di espulsioni

Ma accanto al controllo del territorio, sono le espulsioni l'altra 'arma' di prevenzione messa in campo. Ad una lista che vede raddoppiare i dati rispetto al 2016, si sono aggiunti altri tre provvedimenti di allontanamento per motivi di sicurezza disposti dal ministro dell'Interno italiano, Marco Minniti, che portano a 70 il numero degli espulsi nei primi 7 mesi e mezzo del 2017.

E a Torino altri cinque extracomunitari sono stati espulsi dal prefetto per "indole violenta e criminale": sono tutti giovanissimi, tra 19 e 21 anni, come i componenti della cellula dell'attentato a Barcellona. Arrivati in Italia da minorenni non accompagnati, presi in carico dai servizi sociali, non hanno completato gli studi né si sono adeguati alle regole delle strutture in cui erano inseriti, e hanno poi intrapreso una vita da balordi tra furti e piccole rapine.

Dei provvedimenti emessi dal Viminale, invece, due riguardano cittadini marocchini, altro elemento che richiama l'attacco a Barcellona così come la nazionalità dell'assalitore che ha colpito a Turku, Finlandia. Il più giovane, 31 anni, era stato fermato a luglio dai carabinieri di Tortona (Alessandria) per il furto di un minibus della società di trasporto pubblico e già nell'aprile 2016 era stato intercettato in stato psicotico mentre si proclamava seguace dello Stato islamico. L'altro, 38enne, ha una storia di radicalizzazione in carcere: ad aprile, dopo la strage di Stoccolma, festeggiò per l'attacco terroristico. Il terzo espulso è un siriano, arrestato nel 2015 per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina; sottoposto ad obbligo di dimora in una cooperativa di Brognaturo, in Calabria, ha tenuto condotte violente e dopo l'attacco di Manchester ha inneggiato alla jihad.

(Ats)

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