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Mardin, sollevata la co-sindaca cristiana

17.11.2016 - aggiornato: 22.11.2016 - 12:17

Februniye Akyol, prima donna cristiana e aramea a ricoprire una carica di Stato in Turchia, è stata allontanata dal Municipio di Mardin in seguito ad accuse infondate.

© Foto da Twitter

Februniye Akyol, co-sindaca della città turca di Mardin è stata sollevata dalla propria carica su ordine dell’Ministro dell’Interno turco e rimpiazzata dal governatore della città. La politica è stata allontanata dal Municipio insieme all’altro co-sindaco di Mardin, Ahmet Turk.

Februnyie Akyol era conosciuta in patria e in Occidente per il fatto di essere la prima donna aramea e cristiana della storia turca ad essere eletta per ricoprire una funzione di Stato nonostante la propria etnia e religione.

Nel 2014 è stata selezionata fra i 10 candidati a livello internazionale dall’organizzazione Sermig ed invitata a Napoli come ospite singolare. Sempre nello stesso periodo è stata invitata a Roma per incontrare diversi giornalisti, così come la comunità di Sant’Egidio.

Akyol avrebbe dovuto partecipare domani, nel quadro della rassegna di Bergamo “Molte fedi, sotto lo stesso cielo” - Tur Abdin: la montagna dei “servi di Dio””, a una serata in cui avrebbe esposto la situazione delle comunità aramaiche, dei cristiani in Medio Oriente, delle donne e del loro ruolo.

Il sollevamento dei funzionari comunali di Mardin è stato deciso poiché il governo di Erdogan ha accusato questi ultimi di aver soccorso tramite le ambulanze i feriti durante attentato commesso a un funerale e di aver aver trattenuto parte dei salari dei lavoratori, nonostante non ci siano delle prove ufficiali.

Una volta espulsi i co-sindaci in carica e sostituiti da Mustafa Yaman, tutti i funzionari hanno lasciato gli uffici e sono rimasti in cortile in segno di protesta.

“Questa strategia mira a prendere il potere con la forza e non secondo le leggi democratiche, siccome la stragrande maggioranza ha chiaramente votato i rispettivi co-sindaci appartenenti al partito HDP”, ha dichiarato Februniye.

La rimozione della co-sindaca appare come una mossa del governo di Ankara che non vede di buon occhio i siriaci cristiani. Questo provvedimento si inserisce infatti in una più ampia serie di soprusi da parte dello Stato nei confronti di questa minoranza.

Pochi giorni fa, la sede della ex vescovile, Chiesa di San Pietro e Paolo ed altre Chiese che si trovano ad Urfa sono infatti state confiscate dallo stato turco. Allo stesso modo il monastero di Mor Gabriele, conosciuto in tutto il mondo e centro spirituale per la comunità siriaca, potrebbe presto essere preso di mira da Ankara.

Per i membri della stessa comunità le intenzioni dello Stato turco sono ben evidenti e mirano alla scristianizzazione di una regione – quella di Tur Abdin nel sud-est del Paese della quale Madrin è la capitale – dall’antica tradizione cristiana. Se oggi vi vivono solamente 3'000 siriaco aramaici, sino al 1915 (quando si verificò il genocidio) ve ne erano circa 1 milione.

(Ats)

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