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Mosul: ecco l’offensiva per cacciare il Califfato

27.02.2015 - aggiornato: 27.02.2015 - 11:30

Mentre gli USA annunciano l’operazione di liberazione del Nord dell’Iraq, prevista per maggio, gli jihadisti distruggono l’arte e bruciano oltre 100mila testi antichi. Svelata l’identità del tristemente noto jihadista John.

Gli americani stanno addestrando l’esercito iracheno a combattere l’ISIS.

di Maria Acqua Simi

 

Qualcosa sembra muoversi sul fronte occidentale nella lotta contro l’ISIS. Mentre da Washington sono arrivate conferme su un’offensiva da lanciare contro il Califfato in Iraq in primavera, ecco che ieri è stata diffusa l’identità del miliziano dell’autoproclamato Stato Islamico conosciuto in tutto il mondo per avere decapitato gli ostaggi occidentali nei video pubblicati online dall’ISIS nei mesi scorsi. Il miliziano, finora noto con il soprannome “Jihadi John”, è Mohammed Emwazi, 27enne britannico cresciuto a Londra e laureato in informatica.

L’identità di “Jihadi John” è stata resa pubblica da Souad Mekhennet e Adam Goldman, giornalisti del “Washington Post: James Comey, il direttore dell’FBI, aveva detto già a settembre che l’FBI l’aveva identificato, ma non aveva dato alla stampa ulteriori informazioni. Secondo le informazione del “Washington Post”, Emzawi è nato in Kuwait e si è trasferito con la famiglia in Gran Bretagna quando aveva sei anni. Chi lo conosce lo ricorda come un ragazzo normale, che non nascondeva la propria fede musulmana: portava la barba lunga e per strada evitava di guardare negli occhi le ragazze che incontrava. Dopo la laurea, però, i servizi britannici cominciano a interessarsi a lui, che nel 2010 dice agli amici di voler andare in Siria. Poco dopo riesce a lasciare la Gran Bretagna ed è allora che inizia la sua militanza nelle file dello Stato islamico. 

L’ennesimo atto di barbarie che però dovrà fare i conti presto con la reazione della coalizione internazionale anti-ISIS, che per maggio annuncia un’offensiva congiunta per liberare la piana di Ninive. L’obiettivo è Mosul perché è la maggiore città in mano all’ISIS in Iraq e fu la sua cattura, nel giugno 2014, a porre le basi per la creazione del Califfato. Come rivelato ieri dalla stampa, a marciare su Mosul sarà un contingente di 20-25 mila uomini composto in gran parte da reparti iracheni addestrati da 2900 istruttori americani e, in misura minore, da peshmerga curdi. 

 

L’addestramento degli iracheni è in fase avanzata e il Pentagono sta facendo arrivare armi per quasi 20 milioni di dollari. ll Califfo Abu Bakr al Baghdadi non sta certo a guardare e si prepara a difendere Mosul trasformandola in un bunker difeso da una muraglia di scudi umani. Le testimonianze che rimbalzano dalla città parlano di punizioni per le famiglie che non danno soldati a ISIS, arruolamenti forzati, costruzioni di tunnel, falò di libri «infedeli» e caccia alle «spie» fermando a caso le auto nel traffico. Ieri intanto è arrivata anche la notizia che i miliziani dell’ISIS hanno assaltato  la biblioteca centrale di Mosul.

Secondo diverse testimonianze, hanno bruciato 100mila testi tra libri e manoscritti. Irina Bokova, direttrice dell’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura), ha detto che si è trattato di «uno dei più devastanti atti di distruzione di collezioni bibliotecarie della storia dell’umanità». Uno scempio che non ha risparmiato distruggere una parte della cinta muraria di Ninive, l’antica capitale assira alla periferia dell’odierna Mosul: i terroristi hanno distrutto statue e bassorilievi antichi, alcuni di 3mila anni fa. 

 

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E ieri l’ISIS ha ucciso i primi 15 cristiani rapiti in Siria, nel governatorato di Hassake, al confine Nord-orientale con l’Iraq. L’archimandrita Emanuel Youkhana lo ha detto alla stampa, aggiornando il numero dei rapiti a 350. Non è chiaro quale sia l’obiettivo del gruppo: alcuni pensano che i rapimenti (altre decine di persone sono state rapite in Iraq) siano un modo per ottenere nuove entrate in denaro tramite i riscatti, vista l’apparente riduzione della produzione di petrolio nel territorio del Califfato islamico.

 

 

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