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Portogallo, il bilancio sale a 63 morti

19.06.2017 - aggiornato: 19.06.2017 - 19:17

Il presidente della Lega dei Pompieri portoghesi ha annunciato la morte di un vigile del fuoco che ieri era stato ricoverato in condizioni gravi.

© Foto Keystone

Sale a 63 morti il bilancio del violento incendio che ha colpito il Portogallo centrale.
Il presidente della Lega dei Pompieri portoghesi ha annunciato la morte di un vigile del fuoco che ieri era stato ricoverato in condizioni gravi. E' aumentato anche il numero dei feriti, che ora sono 135.
Si poteva evitare l'inferno di Pedrogao Grande?
È l'interrogativo che si pone il Portogallo, all'indomani della tragedia che ha colpito la tranquilla e boschiva zona rurale a est di Leiria, vittima del più grave disastro della storia recente del paese.
Le fiamme intanto continuano ad avanzare, spinte dai venti violenti, dalle alte temperature e dalla vegetazione secca dopo settimane senza pioggia. Il cocktail micidiale che ha causato la notte da apocalisse vissuta dalla gente di Pedrogao. 
La situazione è stata definita "preoccupante" dal comandante della protezione civile Elisio Oliveira. L'incendio si è esteso alle province di Castelo Branco e Coimbra. Altri quattro grandi fuochi si sono accesi nel Portogallo centrale. Sono state chiuse due autostrade e tre strade statali e 2.200 pompieri lottano contro i 6 incendi con 685 mezzi a terra e 10 aerei. I Canadair hanno difficoltà però a operare per la immensa nuvola di fumo che sovrasta Pedrogao.

Il Portogallo è in lutto per tre giorni. Le bandiere ovunque sono a mezz'asta. Il presidente Marcelo Rebelo de Sousa in un messaggio alla nazione ha ammesso che il disastro di Pedrogao solleva "interrogativi che ci angustiano", ma ha invitato a lasciarli da parte per concentrarsi per ora sulla lotta contro le fiamme e l'aiuto alle vittime.
Dopo il trauma iniziale, il paese si interroga. Il quotidiano Publico citando diversi specialisti scrive che era possibile evitare una tragedia di tali dimensioni, con più prevenzione e una più attenta gestione del disastro. C'è stata la mancata chiusura tempestiva delle strade minacciate dall'incendio che progrediva a velocità prodigiosa, l'assenza di 'zone sicure' per accogliere i civili in fuga: 47 persone sono morte carbonizzate sulle strade della zona mentre fuggivano, 30 solo sulla 'strada della morte', la Statale 236. Una sopravvissuta ha raccontato che era stato un gendarme a farle prendere la 236. "E' sicura". Invece era quasi una condanna a morte. La donna si è salvata per miracolo lasciando l'auto in fiamme e saltando su quella di una sconosciuta.
L'associazione ambientalista Quercus, la prima del paese, ha denunciato "gli errori nella gestione delle foreste e nelle decisioni politiche" del governo attuale e di quelli precedenti, criticando le piantagioni su larga scala degli eucalipti, più vulnerabili al fuoco, le lacune nella prevenzione dei grandi incendi che ogni anno devastano il paese, coperto di fitte foreste e esposto ai forti venti dell'Oceano. Il piano di prevenzione approvato in marzo è tuttora lettera morta. Ma è vero che il Portogallo esce da anni di durissima crisi e di misure 'lacrime e sangue' che hanno ridotto all'osso tutti le spese pubbliche, anche quelle per la prevenzione degli incendi.

(Red/Ats)

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