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Puigdemont "pronto al carcere in Spagna"

07.11.2017 - aggiornato: 07.11.2017 - 16:45

L'ex presidente catalano ha denunciato la "brutale offensiva giudiziaria" di Madrid. Per Juncker "la Spagna non viola lo stato di diritto". Il "President" sarà candidato a dicembre.

© EPA/OLIVIER HOSLET

La giustizia belga che lunedì notte ha lasciato in libertà Carles Puigdemont e i suoi quattro ministri 'esuli' a Bruxelles ha regalato oggi sollievo e qualche sprazzo di fiducia nell'Europa alla Catalogna ribelle. Un giudice belga ha respinto la richiesta di arresto formulata dalla giudice spagnola Carmen Lamela che giovedì ha messo in carcere preventivo l'altra metà del Govern.

Puigdemont resta in Belgio, ma potrà fare politica

Puigdemont e i ministri torneranno dal giudice belga il 17 novembre, per la prima udienza sul fondo della richiesta di estradizione spagnola. La procedura potrebbe prolungarsi oltre le elezioni catalane del 21 dicembre convocate da Madrid. Il President sarà candidato. Non è chiaro ancora in che configurazione, se in un listone sovranista "per la difesa della Democrazia", aperta anche al segretario uscente di Podemos in Catalogna Albano-Dante Fachin, oppure in una lista del PdeCat, il suo partito. La procura belga ha confermato oggi che potrà partecipare alla campagna elettorale. Dovrà restare in Belgio - con i 4 ministri ieri ha consegnato il passaporto - ma potrà fare politica.

Le accuse di Puigdemont alla Spagna

La stampa catalana oggi sottolinea la 'lezione di democrazia' data dalla giustizia belga - che ha lasciato in libertà gli "esuli politici" di Bruxelles - a quella spagnola, che ha invece messo in prigione i "detenuti politici" del resto del Govern catalano. Per gli stessi presunti reati. Ma la Spagna, ha accusato su Twitter Puigdemont, oggi è "uno stato lontano dalla pratica democratica". In un articolo sul Guardian il President ha denunciato la "brutale offensiva giudiziaria" di Madrid, "gli inaccettabili abusi" di una giustizia spagnola "al servizio dell'agenda politica del governo" e le "molte irregolarità" nella causa contro il Govern.

 

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C'è ora preoccupazione per l'interrogatorio giovedì a Madrid della presidente del Parlament Carme Forcadell e dei 5 membri della Presidenza accusati di "ribellione" come i ministri in carcere. Anche loro rischiano l'arresto. "Sarebbe inaudito", ha detto il suo legale. La mano durissima di Madrid nei confronti dei politici ribelli catalani inizia a smuovere il finora assoluto silenzio del club dei governi Ue. Dopo le critiche a Madrid ieri dall'ex premier socialista belga Elio Di Rupo e dall'attuale vicepremier Jan Jambon, oggi il sindaco di Anversa Bart de Wever, capo del N-Va fiammingo, il primo partito nel governo del premier Charles Michel, ha fatto un parallelo fra la polizia catalana di Rajoy e il passato franchista della Spagna: "Repressione, gettare la gente in carcere per le sue idee, usare la violenza contro i propri cittadini. Questo è un conflitto politico", ha avvertito.

Madrid cerca per ora di non gettare in pubblico benzina sul fuoco che minacci le relazioni con Bruxelles. "Rispettiamo la giustizia belga", si è limitata a dire la vice premier Soraya de Santamaria. Una calma apparente però che difficilmente reggerà per i 2-3 mesi, almeno, dell'esilio belga del President.

Ricorso contro la Spagna

Il Presidente catalano destituito Carles Puigdemont in una intervista a Catalunya Radio ha preannunciato un ricorso contro la Spagna davanti alle corti internazionali. Puigdemont ha detto che l'Ue deve reagire davanti ad "una causa dei diritti umani": "L'Europa non può tenere tutto un governo in prigione o in esilio".

Il Presidente catalano destituito si è detto "preparato" a "finire nelle carceri spagnole" se il Belgio concederà la sua estradizione. Nell'intervista ha aggiunto che il suo Govern è stato destituito "da un golpe illegale dello stato spagnolo". Puigdemont ha anche denunciato "l'odio e il desiderio di vendetta" di Madrid per avere subito "una sconfitta umiliante" in Catalogna.

Puigdemont ha criticato il silenzio dell'Ue sulle violazioni dei diritti fondamentali in Catalogna affermando che c'è "una disconnessione fra gli interessi dei cittadini e le élite europee". I governi del club Ue si sono finora allineati sulle posizioni di Madrid, salvo quello belga che ha espresso critiche. Puigdemont ha accusato l'Ue di essere "indolente con la Spagna", pronta "a violare norme democratiche per evitare l'indipendenza".

Junker: “La Catalogna non è un affare europeo”

Da parte sua il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker parlando della questione catalana alla televisione fiamminga Vrt ha detto: "Non credo" che il governo spagnolo "violi lo stato di diritto: è chi non rispetta la costituzione che infrange la legge". “Quello che succede in Catalogna non è un affare europeo", ha detto ancora Juncker, il quale ha anche espresso "fiducia" nell'operato della giustizia spagnola e belga.

"La Commissione europea ha assunto una posizione prudente - ha aggiunto - che forse non è piaciuta a tutti, ma l'Ue è un'Unione basata su regole di diritto che bisogna rispettare". Così il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker è tornato sulla questione catalana parlando alla televisione belga fiamminga Vrt nel giorno in cui circa 200 sindaci della regione spagnola si ritrovano a Bruxelles per difendere le aspirazioni indipendentiste.

(Ats)

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