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Sì alla tregua umanitaria in Siria

24.02.2018 - aggiornato: 24.02.2018 - 22:46

Dopo quasi tre giorni di trattative, c'è la fumata bianca all'Onu per una cessazione delle ostilità di "almeno 30 giorni" in tutto il Paese, compresa l'enclave ribelle della Ghuta.

© EPA/PETER FOLEY

Dopo quasi tre giorni di trattative serrate, e mentre continuano i bombardamenti, è finalmente fumata bianca all'Onu su una risoluzione che prevede una tregua in tutta la Siria, compresa l'enclave ribelle della Ghuta orientale, alle porte di Damasco. Il documento, che prevede una cessazione delle ostilità di "almeno 30 giorni", è passato all'unanimità.

È stato così scongiurato l'ennesimo veto della Russia, strenua alleata del regime di Damasco, la cui resistenza ha costretto gli occidentali a un lungo braccio di ferro sulla bozza presentata da Svezia e Kuwait. Secondo la risoluzione, il cessate il fuoco dovrebbe cominciare "senza indugi", ma non viene indicata una scadenza precisa.

Esenti dal cessate il fuoco saranno gli attacchi contro Isis, al Qaida, al Nusra e altri "gruppi, individui ed entità" affiliati con i terroristi, come voluto da Mosca. Ma l'incertezza nella tempistica non permette di prevedere quando sarà almeno sospeso il calvario della popolazione civile della Ghuta, dove oggi è stata registrata un'altra giornata di sangue. Ventidue persone sono state infatti uccise, portando il bilancio degli ultimi sette giorni a oltre 500 vittime civili, di cui un centinaio di minorenni, tra bambini e adolescenti.

Le cifre sono fornite dall'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), secondo il quale sono state colpite in particolare la cittadina di Duma, quella di Zamalka e altre località nelle prime ore di oggi. Intanto i media governativi di Damasco danno notizia di nuovi bombardamenti di mortaio compiuti dagli insorti sulla capitale, con un bilancio di almeno un morto e sette feriti. Uno scenario che si è ripetuto più volte in città da quando, domenica scorsa, l'artiglieria e l'aviazione siriane hanno cominciato l'escalation di attacchi sull'enclave che i governativi assediano dal 2013.

L'intento era apparentemente quello di preparare un'offensiva di terra per la riconquista della regione, controllata da migliaia di combattenti di due gruppi ribelli islamisti, con una presenza minoritaria di miliziani qaedisti dell'ex fronte Al Nusra. Ma all'interno della Ghuta rimangono anche 400.000 civili, che oltre ai bombardamenti devono sopportare la carenza di cibo, medicinali e altri generi di prima necessità.

Secondo la risoluzione, la tregua dovrà essere estesa a tutto il Paese, permettendo l'accesso di convogli umanitari e l'evacuazione di feriti e malati gravi. Secondo quanto si sottolinea nel testo, sono 5,6 milioni i civili, in 1.224 comunità, che hanno "urgente bisogno di aiuti".

La Russia aveva affermato di considerare "poco realistico" il termine di 72 ore per l'inizio del cessate il fuoco dopo l'approvazione del documento, come proponeva il testo iniziale. Molto dura era stata la reazione degli Usa. "È incredibile - aveva affermato prima del voto la rappresentante americana permanente all'Onu, Nikki Haley - che Mosca stia bloccando il voto su un cessate il fuoco che consente l'accesso umanitario. Quante persone dovranno morire prima che il Consiglio di Sicurezza trovi un accordo su questo voto?".

Anche il Vaticano, attraverso il segretario di Stato Pietro Parolin, era intervenuto per chiedere una risoluzione che aprisse la strada alla "fine della violenza, l'accesso degli aiuti umanitari e infine una soluzione negoziata".

(Ats)

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