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"Sogniamo una Lombardia più libera"

19.10.2017 - aggiornato: 19.10.2017 - 10:02

A parlare è Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale lombardo. Domenica i cittadini lombardi e veneti chiamati alle urne per il referendum per l’autonomia.

© Immagine d'archivio

di Maria Acqua Simi

 

Domenica i cittadini lombardi e veneti sono chiamati a votare un referendum per chiedere al Governo italiano maggiore autonomia. Uno dei temi caldi è quello del cosiddetto “residuo fiscale”, cioè la differenza tra le tasse pagate allo Stato dai contribuenti lombardi e veneti  e quanto lo Stato restituisce ai territori regionali. A titolo di esempio, basti pensare che ad oggi il residuo fiscale della Lombardia ammonta a 54 miliardi di euro l’anno (più del doppio dei 23 miliardi dell’annuale bilancio della Regione). È il più alto tra tutte le Regioni d’Italia e d’Europa (basti pensare che due Regioni tra le più industrializzate a livello europeo come la Catalogna e la Baviera hanno rispettivamente un residuo fiscale di 8 miliardi e 1,5 miliardi). 

Per questo oggi Milano chiede di poterne disporre meglio, senza tuttavia dimenticare la solidarietà verso le altre Regioni italiane. I referendum sono consultivi: questo in Italia significa che il loro scopo principale è dare una più forte legittimazione politica alla richiesta di maggiore autonomia da parte delle due Regioni, che potrebbe essere fatta anche senza referendum. In Lombardia, quindi, non è necessario raggiungere il quorum per considerare valido il voto. In Veneto, invece, la legge regionale prevede che per considerare valido il risultato debba esprimersi almeno il 50% più uno dei votanti. In ogni caso se in una o tutte due le Regioni dovesse andare a votare meno della metà degli aventi diritto, il referendum sarà considerato una sconfitta politica per i due presidenti  della Lega Nord (Roberto Maroni in Lombardia e Luca Zaia in Veneto). Di questo, delle prospettive future per i frontalieri e della valenza politica dell’imminente voto, abbiamo parlato con Raffaele Cattaneo, attuale presidente del Consiglio regionale della Lombardia.

Come si è arrivati a questo referendum? La Regione Lombardia gode da molti anni di una reputazione encomiabile, ma sotto la presidenza di Roberto Formigoni non si era mai giunti a una decisione simile. Come mai ora – sotto la presidenza di Roberto Maroni – si è scelta questa via?

I cittadini lombardi sono oggi chiamati alle urne perché tutte le strade battute ed esplorate negli anni passati – anche sotto la presidenza Formigoni – non hanno purtroppo avuto gli esiti sperati. Un esempio? Il 3 aprile del 2007 la Regione Lombardia – conformemente all’articolo 116 3° comma della Costituzione italiana – inoltrò una formale richiesta al Governo per poter ottenere maggiore autonomia. Questo percorso venne avviato senza un referendum popolare, ma la trattativa con Roma si incagliò fin da subito. Lo stesso accadde per altre quattro Regioni italiane che tentarono la stessa via. Nessuna superò il primo step, e cioè la firma di una prima intesa con il Governo. Di fronte alle difficoltà e ai ritardi incontrati, Milano ha cercato una “via lombarda” all’acquisizione di nuovi spazi di autonomia. Ecco perché oggi si è arrivati alla decisione di convocare un referendum popolare: per portare a compimento un percorso istituzionale nel quale la Regione Lombardia è impegnata da tempo.

Leggi l'intervista completa sul GdP di oggi

 

 

 

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