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Stretta di mano, ma salta l'incontro

11.11.2017 - aggiornato: 11.11.2017 - 00:23

Il faccia a faccia con Putin era l'appuntamento più atteso del lungo viaggio di Trump, ma alla fine troppo forte si è rivelato il condizionamento del Russiagate.

© (Epa)

Era l'appuntamento più atteso della lunga missione asiatica di Donald Trump: il faccia a faccia con Vladimir Putin, a margine del vertice Apec in Vietnam. Obiettivo: avviare una stagione di disgelo dopo le tensioni degli ultimi mesi e provare a imprimere una svolta alle crisi siriana e nordcoreana.

Per ora tutto si è risolto in una semplice stretta di mano e in una pacca del tycoon sulla spalla del presidente russo. L'occasione è stata la "foto di famiglia" con tutti i leader del summit. Sembrava fatta, e al Cremlino davano per scontato che Trump e Putin si sarebbero seduti insieme per la seconda volta, dopo il bilaterale del luglio scorso al G20 di Amburgo. Invece all'ultimo momento è stata la Casa Bianca a dare forfait, facendo irritare i responsabili moscoviti: "Abbiamo sentito che il presidente Trump voleva incontrare il presidente Putin, è stato un desiderio espresso da Trump. Cosa dicono poi i suoi burocrati da quattro soldi non lo so, domandate a loro", è stato il seccato commento del ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov. Lui che negli ultimi giorni è stato in costante contatto con il segretario di stato Rex Tillerson e con l'ambasciatore americano a Mosca John Huntsman. La portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee, ha spiegato come alla fine tra le due parti siano emerse delle divergenze sull'agenda del colloquio. 

Ma la sensazione è che Trump si sia convinto nelle ultime ore che per incontrare Putin non era proprio il momento giusto. Troppo forte il condizionamento del Russiagate, con le indagini che nelle ultime ore sono arrivate fino allo stretto entourage del presidente, coinvolgendo il suo consigliere politico, Stephen Miller. Troppo alto, poi, il rischio di oscurare il messaggio che ha dominato la visita in Asia del tycoon, improntato sul mantra dell'America First e su quello della sicurezza.

E proprio sull'altare dell'America First, Trump rischia di sacrificare la tregua appena siglata con Xi Jinping. I toni fortemente nazionalistici e protezionistici con cui il presidente Usa si è rivolto alla platea di imprenditori e uomini d'affari a margine dell'Apec sono molto lontani da quelli concilianti usati nella sua visita a Pechino. E lontani da quelli dello stesso Xi, che intervenendo a sua volta ha pronunciato un discorso tutto improntato sui benefici della globalizzazione. Ben sapendo che il messaggio del tycoon era rivolto proprio alla Cina: "Nessuno si avvantaggerà più sulle spalle dell'America con intese e pratiche commerciali ingiuste".

 

(Ats)

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