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A Teheran tra la gente in fila per votare

19.05.2017 - aggiornato: 19.05.2017 - 17:21

Gli iraniani sono chiamati a decidere su chi sarà il presidente per i prossimi quattro anni: sarà l'uscente, Hassan Rohani o il suo antagonista Ebrahim Raisi?

© Iranian Presidency Office via AP

Tanti mostrano il dito macchiato d'inchiostro, segno distintivo di chi ha votato. E lo fanno con un sorriso di orgoglio, tipico di chi si sente coinvolto nella scelta. E questa volta la scelta è importante: gli iraniani sono chiamati a decidere su chi sarà il presidente per i prossimi quattro anni.

Quindi, a chi affidare il futuro governo dell'Iran tra il presidente uscente, Hassan Rohani, e il suo antagonista conservatore, Ebrahim Raisi.

Il seggio di Sadaf Alley, una piccola strada nel quartiere di Farmanieh a Teheran, è affollato. La prima impressione è che l'affluenza sia alta. Una lunga fila ingombra il marciapiede che va sul viale Pasdaran. Tutti pronti a votare. Sulle scale che portano al seggio un ragazzo sorride uscendo, alza due dita in segno di vittoria con l'indice macchiato. ''Rohani'', si limita a dire andando subito a raggiungere alcuni amici e facendo intendere che ha fretta.

In fila c'è anche un giovane mullah con il turbante nero dei 'sayyed', i discendenti del Profeta. Non dichiara a chi darà il suo voto, ma rimarca l'importanza di essere lì ''perché gli iraniani hanno il dovere di andare a votare, come ha ricordato tante volte anche la Guida suprema. È il popolo che sceglie nella Repubblica islamica, non altri''.

Due ragazze con veli colorati appena appoggiati sulla nuca scendono le scale dopo aver votato. La più spigliata delle due dice di chiamarsi Masoumeh, ha 22 anni ed è studentessa. Sorride convinta: ''ho votato per Rohani'', dice senza esitazione, tirandosi leggermente la lunga camicia aperta che non copre i moderni jeans con strappi sulle ginocchia. ''Anche la mia amica ha votato per il presidente - continua -. La nostra è una scelta di libertà, non vogliamo che si torni indietro. In questi quattro anni per i giovani molte cose sono finalmente cambiate e vogliamo che continui così''.

Anche una signora in chador scende le scale con alcune amiche e, pur non dichiarando il suo voto, ci tiene a rimarcare che ''la cosa più importante è la partecipazione al voto, perché è lo strumento più forte contro i nemici''. Quali nemici?. ''Purtroppo l'Iran di nemici ne ha tanti, troppi. Contro di loro la partecipazione al voto può fare più delle armi. Così il popolo può dimostrare la sua forza''.

Un uomo con il figlio per mano, rimasto finora a osservare, si avvicina con un ampio sorriso e, in inglese impeccabile, dice: ''Il 90% degli iraniani è insoddisfatto di Rohani'', facendo capire la sua scelta per Raisi, pur non dichiarandola. 

(Ats)

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