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"Unione Europea all'ultima spiaggia"

21.12.2017 - aggiornato: 21.12.2017 - 17:02

Il Governo nazionalista di Kurz: minaccia o occasione? Risponde l’analista Fausto Biloslavo: "L’Europa non può limitarsi a demonizzare Vienna. Deve rifondarsi".

Il premier austriaco Kurz incontra il presidente della Commissione UE Juncker.

© EPA/STEPHANIE LECOCQ

di Leone Grotti

 

«Il nuovo Governo austriaco rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme che risuona dentro l’Unione Europea e potrebbe anche rivelarsi una benedizione. Ma solo se Bruxelles ascolterà, rinunciando a imbastire la solita campagna di demonizzazione ideologica. Altrimenti l’Europa come la conosciamo potrebbe scomparire molto presto». Fausto Biloslavo, analista del quotidiano italiano Il Giornale, non si fa ingannare dalle apparenze.

Lunedì il giovanissimo neo cancelliere Sebastian Kurz è volato in Europa per rassicurare il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker sulle intenzioni dell’Austria di rimanere nell’Ue. Non poteva fare altrimenti, anche se le parole sbiadiscono davanti ai fatti. Il Governo austriaco, che ieri è stato benedetto ufficialmente dal presidente Alexander Van der Bellen, è infatti formato oltre che dal Partito popolare del cancelliere 31enne, anche dai nazionalisti di destra del Fpö (Partito della Libertà), formazione oltranzista che vede l’Ue come il fumo negli occhi. L’alleanza non lascia presagire niente di buono per l’Europa anche se, spiega Biloslavo al GdP, Bruxelles non dovrebbe lasciarsi sfuggire l’occasione.

Più che un’occasione, il Governo austriaco non rappresenta una minaccia?

È chiaro che se Kurz si è tenuto le deleghe sui rapporti con l’Ue è per non lasciarle in mano al suo ministro degli Esteri, Karin Kneissl, esperta di diritto internazionale che in passato ha definito Juncker «cinico e arrogante». Tanto per capire l’odio del personaggio verso l’Europa.

Come si muoverà Vienna?

Si attesterà spesso sulle posizioni euroscettiche del Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia). Si opporrà a ogni piano di ricollocamento dei migranti e farà melina per bloccare sul nascere qualsiasi tentativo di revisione degli accordi di Dublino, mettendo così nei guai Italia e Grecia, dove approdano quasi tutti i disperati che cercano rifugio in Europa.

Da luglio a dicembre 2018 sarà proprio l’Austria a esercitare la presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Cosa dobbiamo aspettarci?

Sicuramente meno integrazione europea e meno solidarietà. Il partito nazionalista Fpö, inoltre, si è gemellato con la Russia Unita di Vladimir Putin. È facile prevedere che l’Austria cercherà di revocare le sanzioni che l’Ue applica contro Mosca. Questo è un obiettivo condiviso da molti Paesi visto il danno economico che le sanzioni causano sia all’Europa che alla Russia. Almeno per sei mesi quindi il baricentro dell’Ue si sposterà un po’ più verso Est, in piena rotta di collisione con l’attuale establishment europeo. Non a caso la Germania è preoccupata.

Vienna insomma allargherà le divisioni nell’Ue. Dove sarebbe allora  l’occasione?

L’Europa si sta già sgretolando e io credo che se non cambierà in modo radicale, scomparirà molto presto, almeno nella forma in cui la conosciamo ora. Non avevamo bisogno della Brexit e della Catalogna per capire che l’Ue non piace a una larga parte dei suoi cittadini. Gli euroburocrati non possono più fare finta di niente. L’integrazione basata solo sull’Euro, cioè sui soldi, e il rifiuto delle radici cristiane sono stati errori clamorosi. Il buonismo e il politicamente corretto che vanno per la maggiore a Bruxelles distruggeranno l’Unione. Il caso austriaco può aiutare i vertici  a svegliarsi.

 Anche gli Stati Uniti di Donald Trump sembrano considerare irrilevante l’UE...

Questo è un altro fattore positivo perché potrebbe spingere Bruxelles a capire una buona volta che l’Europa non è costretta a fare sempre e solo gli interessi americani. L’Ue dovrebbe essere una super potenza con un suo esercito e una sua politica estera, invece su tutti i dossier che contano, dalla Siria all’Iraq, va  sempre al traino degli USA. San  Giovanni Paolo II disse che l’Europa si estende dall’Atlantico agli Urali e forse ci stiamo accorgendo che ci conviene recuperare il rapporto con la Russia.

Che cosa dovrebbe fare l’Europa per rispondere positivamente al pungolo austriaco?

Rifondarsi, perché non bastano piccole riforme isolate o interventi cosmetici. La galassia radical chic che siede a Bruxelles è già partita con una campagna di demonizzazione ideologica contro Vienna legata più al Novecento che al 2017. L’Austria rappresenta un campanello d’allarme. L’Europa ha il dovere di ascoltarlo.

 

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