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In Tunisia è primavera: Essebsi sarà presidente

22.12.2014 - aggiornato: 22.12.2014 - 18:21

Stando agli exit poll, il candidato laico di Nidaa Tounes avrebbe vinto con il 53.8% dei consensi. Sconfitto l'attuale presidente ad interim Moncef Marzouki (43.6)

di Maria Acqua Simi

Ieri la Tunisia, definita dal The Economist «Paese dell’anno», ha scelto il suo presidente. Lo ha fatto a quattro anni dal suicidio di Mohammed Bouazizi, che accese il fuoco delle primavere arabe. Lo ha fatto per provare a concludere il processo di transizione democratica iniziato dal Paese con la cacciata di Ben Ali e  le elezioni del 23 ottobre 2011. 

Un Paese che intende arrivare quanto prima ad una normalizzazione della vita politica, viste le pesanti sfide poste dalla crisi economica e dalla minaccia del terrorismo islamico.

Salvo sorprese,  infatti, a diventare capo dello Stato sarà il laicissimo Béji Caid Essebsi, anziano leader del partito laico-secolare Nidaa Tounes, primo partito del Paese. Rispettando i pronostici della vigilia,ha battuto l’attuale presidente ad interim Moncef Marzouki, sostenuto dagli islamici, con un rassicurante margine di vantaggio secondo gli exit poll di ieri sera (53.8% secondo la società 3C etudes citata dalla tv pubblica, 55.5% secondo un altro istituto). Marzouki sarebbe fermo al 46.3%.
Se la sua vittoria verrà confermata  ufficialmente - lo sfidante non ha ancora ammesso la sconfitta e anzi ha parlato di brogli  - Essebsi, un avvocato veterano della politica tunisina, giungerà a 88 anni alla più alta carica dello Stato al termine di una lunga carriera. Ha ricoperto ruoli istituzionali di spicco sotto Habib Bourguiba (considerato il padre dell’indipendenza tunisina) con il quale è stato più volte ministro. 
Dopo un’assenza dalla scena politica negli anni Novanta, era tornato in politica nel 2011 con la nomina a primo ministro del secondo Governo provvisorio post-rivoluzione.  Nel 2012 fonda il partito di centro Nidaa Tounes per contrapporsi alla troika di Governo formata dall’islamico Ennhadha, dal CPR (Congresso per la Repubblica) e da Ettakattol. 

Marzouki ha scontato una campagna elettorale principalmente basata sulla demonizzazione dell’avversario più che sui programmi e la difesa dei valori della rivoluzione contro il ritorno del vecchio regime. Non gli sono bastati i voti della base di Ennhadha, con la direzione del partito che anche per il secondo turno ha deciso di lasciare liberi i propri elettori, per recuperare quel distacco di 6 punti che lo separava da Essebsi al primo turno. 
I tunisini con il voto di ieri hanno dunque confermato l’orientamento già espresso alle elezioni politiche di ottobre con la sconfitta degli islamisti.  Ennhadha pagò il prezzo di tre anni di malgoverno, caratterizzati dall’aumento dei prezzi, dalla corruzione e dall’instabilità. Secondo alcuni analisti anche la sua vittoria però comporterebbe un rischio: quello di un monopolio istituzionale, con l’accumulo da parte di Nidaa Tounes delle cariche di Presidente, premier e presidenza del Parlamento.

Ma lo stesso leader di Ennhadha, Rached Ghannouchi, gli riconosce una certa continuità politica con il rinnovamento del Paese, una garanzia anche per il futuro degli islamisti. Del resto quello che serve adesso è stabilità e l’importanza dell’elezione di ieri è legata anche al quadro politico risultante dall’ultima tornata elettorale che ha consegnato al Paese un Parlamento caratterizzato da un marcato bipolarismo  (Nidaa Tounes con 86 seggi su 217 e l’islamico Ennhadha con 69 seggi) costretti ad inventarsi alleanze per poter governare, e al fatto che sarà proprio il futuro Presidente della Repubblica ad affidare formalmente l’incarico di formare il Governo al premier espresso dal partito di maggioranza. Con questo presidente la Tunisia si riconferma l’unico Paese delle primavere arabe a non aver fallito la propria rivoluzione.

 

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