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Strasburgo dà ragione a Perincek

17.12.2013 - aggiornato: 17.12.2013 - 16:04

Condannando il negozionista la Svizzera ha violato il principio della libertà di espressione.

Dogu Perincek. (KEYSTONE/Laurent Gillieron)

Nel condannare il nazionalista turco Dogu Perincek per discriminazione razziale nel 2007, la Svizzera ha violato il principio della libertà d'espressione. Lo afferma la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, alla quale l'imputato - che aveva negato il genocidio del popolo armeno - si era rivolto dopo la sua condanna pronunciata dal Tribunale federale (TF).

Perincek, presidente del Partito dei lavoratori della Turchia, aveva contestato pubblicamente l'esistenza di uno sterminio programmato della minoranza armena durante la prima guerra mondiale: in discorsi pronunciati nel 2005 a Losanna, Opfikon (ZH) e Köniz (BE) aveva fra l'altro parlato di una "menzogna internazionale".

Secondo la Corte europea, con questi propositi Perincek non ha commesso abusi di diritto. I giudici ricordano infatti che "il libero esercizio del diritto di dibattere apertamente di questioni sensibili e suscettibili di non piacere è uno degli aspetti fondamentali della libertà d'espressione".

"Questo diritto - prosegue ancora la corte - distingue una società democratica, tollerante e pluralista da un regime totalitario o dittatoriale". I giudici non si pronunciano sulla definizione giuridica di genocidio armeno. Essi ritengono che il termine "genocidio" sia "una nozione di diritto strettamente definita, le cui prove sono per altro difficili da fornire".

Contrariamente al TF, la Corte di Strasburgo dubita che si possa avere un consenso generale su avvenimenti come quelli chiamati in causa in questo caso, visto che la ricerca storica è per definizione controversa e discutibile e non si presta a conclusioni definitive o all'affermazione di verità obiettive e assolute.

Perincek era stato denunciato dall'Associazione Svizzera-Armenia che gli rimproverava di aver agito con intenti razzisti, riprendendo in pratica un'ideologia alla base della morte di un numero di armeni che secondo alcune stime arriverebbe a 1,5 milioni.

Per le sue dichiarazioni, Perincek era stato condannato nel marzo 2007 dal Tribunale di polizia di Losanna a una pena pecuniaria di 9'000 franchi, sospesa con la condizionale per due anni, più una multa di 3'000 franchi. La sentenza - giudicata razzista e imperialista dall'interessato, che aveva paragonato il procedimento a quello in uso presso l'Inquisizione spagnola - era stata confermata nel giugno successivo dalla corte di cassazione vodese.

Perincek si era quindi rivolto al TF, rimproverando sostanzialmente alla giustizia vodese di non aver proceduto a un'istruzione sufficiente per determinare se i massacri fossero avvenuti realmente. Nel dicembre 2007, i giudici di Losanna gli avevano risposto che scrivere la storia non incombe all'autorità penale: vi è un consenso generale, sia fra gli storici che in un pubblico più ampio, che il genocidio armeno è un fatto realmente avvenuto.

 

(ATS)

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