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Bob Dylan: The Times They Are A-Changin' (1964)

13.01.2014 - aggiornato: 11.02.2014 - 14:49

Proprio oggi il disco compie 50 anni. Non potevamo che dedicare a Dylan dunque questa puntata di "33 giri in 1500 battute".

 

 

 

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Autore: Bob Dylan
Titolo: The Times They Are A-Changin'
Anno: 1964
Etichetta: Columbia

 

 

Cambiare la storia della musica in 10 canzoni (36 se si considerano i due album precedenti). Era il 13 gennaio 1964 e Bob Dylan, in America, pubblicava per la Columbia "The Times They Are A-Changin', il suo terzo disco, considerato un po' da tutti come uno dei più importanti del Secolo. Ecco allora che oggi, nel giorno esatto in cui compie 50 anni, dedichiamo a quest'album il nostro appuntamento settimanale con "33 giri in 1.500 battute". Ci riserveremo però - questa volta - il diritto di sforare le 1.500 battute. 

Si dice che l'album abbia "portato la canzone di protesta a un nuovo livello", anche se in realtà non è completamente vero. Semmai Bob Dylan riuscì nell'impresa di portare la canzone di protesta a "un nuovo livello di vendite" e ad avvicinare al folk una generazione (che non era ancora quella del "flower power", ma neppure più quella beat - anche se molto ci assomigliava). Dylan svegliò con quel disco gente che all'epoca si chiamava John Lennon, Neil Young o Syd Barrett. Ma Dylan non si inventò un genere, dire questo è eccessivo.

Il folk statunitense e il country erano sempre stati (fin da quando sul Contiente sbarcarono i coloni provenienti dall'Inghilterra, dall'Irlanda, dalla Germania o dalla nostra Svizzera) generi di protesta. Erano insomma, per i bianchi, quel che il blues era per i neri. Una protesta anche molto accesa che sfornava inni del movimento sindacale e ne omaggiava i leader. Pensiamo a "Ballad of Casey Jones", "Joe Hill", "Jesse James", "Tom Joad" o "Pretty Boy Floyd" o "House Of The Rising' Sun" (che proprio Dylan registrò nel suo primissimo album del 1962). Ma Dylan afferrò soprattutto il testimone di Woody Guthrie (il suo idolo indiscusso), di Pete Seeger, Cisco Houston o Aunt Molly Jackson. E non fu neppure il primo a farlo. Johnny Cash o Joan Baez per esempio (con cui Dylan ebbe una lunga relazione) avevano iniziato molto prima ed erano molto più famosi.

Questo non toglie nulla a un disco che, a 50 anni di distanza, resta stupendo e - per molti songwriter - rappresenta una sorta di "calco" da cui partire a comporre materiale proprio. Oltre alla titletrack i dieci brani sono uno più bello dell'altro (pensiamo a With God On Our Side o a "North Country Blues" o "Only a Pawn In Their Game" o "Boots Of Spanish Leather" o la conclusiva "Restless Farewell). Struggenti, disarmanti e talmente intime da conquistare chiunque.  "Un nuovo livello letterario della canzone di protesta", questo forse sì, con testi che si fanno meno schietti ma che si riempiono d'immagini e poesia.

 

Il live di "With God On our Side"

Vedi il video

 

 

 

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