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Caro Zali, a proposito dei parcheggi selvaggi...

25.03.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 20:00

17.ma puntata, in cui un frontaliere scrive al direttore del Dipartimento del territorio per raccontare la sua versione dei fatti sui "parcheggi selvaggi" a Mendrisio

Noi italiani sappiamo fare questo e altro. Mosaici di auto così belli... siamo dei veri artisti che vogliono far conoscere la loro arte al mondo!

- ATTENZIONE, NON È UN ARTICOLO, È UNA RUBRICA SEMISERIA, UN PO’ IRRIVERENTE E IN CUI SI FA IRONIA, ESTREMIZZANDO E MISTIFICANDO LA REALTA'. ASTENERSI LETTORI SERIOSI. OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, COSE E FATTI REALMENTE ACCADUTI IN TICINO NON È CASUALE. NESSUN ANIMALE O FRONTALIERE È STATO MALTRATTATO DURANTE LA REALIZZAZIONE DI QUESTA RUBRICA. A PARTE UNA RANA DI LATASTE –

di Andrea Finessi

Caro Consigliere di Stato Claudio Zali, questa lettera è da parte di un frontaliere che tutti i giorni viene a lavorare a Mendrisio.

Abbiamo saputo che ha deciso di dar battaglia al “posteggio selvaggio”, mettendo ordine laddove c’è il caos di chi parcheggia fuori dalle aree solitamente contrassegnate. Deve però sapere che noi siamo tanti, ormai 60mila, e che spesso ci muoviamo da soli in auto. Le conseguenze sono quelle che poi sapete, ossia tante macchine in giro per il Ticino e inquinamento. Anche se quest’ultimo però non è colpa nostra, ma delle macchine. Macchine che sicuramente non facciamo noi visto che gli unici impianti della Fiat che c’erano in Italia li hanno spostati quasi tutti nei Paesi dell’est, togliendoci anche quel poco di lavoro che ci era rimasto. Ma gli affari, si sa, sono affari.

Potremmo usare i mezzi pubblici, dice? Vede, a noi piacerebbe venire in treno al lavoro, ma consideri che chi arriva da Como e provincia, quando arriva al confine o quando torna a casa, deve perdere un’infinità di tempo e viaggiare male. Perché? Perché i treni TILO spesso sono due treni attaccati e i regolamenti italiani impongono che se ci sono due locomotive debbano esserci anche due macchinisti, altrimenti uno dei due treni viaggia “chiuso” e spento. E due macchinisti non ci sono, perché si rifiutano di farlo come servizio, dicendo che hanno stipendi bassi. Le cose funzionano così, da noi, alla grande. Con gran perdite di tempo e tanta infelicità.

Lamentele a parte e tornando ai parcheggi – perché a noi stare in macchina con la nostra autoradio piace -, deve sapere che noi facciamo inoltre un po’ di confusione sulle strisce azzurre o bianche. Perché in Italia le strisce bianche sono quelle gratuite, mentre quelle azzurre sono quelle a pagamento. Invece da voi è il contrario! Nelle bianche si paga e nelle azzurre si può sostare gratuitamente, però con il disco orario. Sarebbe come se il rosso del semaforo fosse verde e viceversa. Capirà anche lei che ci vuole un po’ a capirla, essendo abituati da una vita al contrario.

Detto ciò, per noi sia la tariffa che il disco orario restano comunque una vera ingiustizia. Non tanto per il fatto che veniamo lì a lavorare e quindi siamo convinti di meritarci il parcheggio, ma perché per principio e cultura, per noi italiani il fatto di non dover pagare per il parcheggio è una questione di principio. Anzi di più, di ONORE. Tanto che giriamo le ore nelle città per cercare un parcheggio che non sia a pagamento e piuttosto che pagare fosse anche un miserrimo euro, ritorniamo a casa e ce la facciamo a piedi (o non usciamo proprio)!

E lo stesso si può dire per il disco orario. Che senso ha il disco orario, fosse anche di quattro ore, quando tanto ci puntiamo la sveglia allo scadere delle quattro ore (e mezza, visto che tanto se si parcheggia alle 10, in automatico diventano le 10 e 30) per andare lì a spostare il disco in avanti di altre quattro ore (e mezza)? Totale, nove ore di parcheggio gratuito. Tanto vale rendere le strisce blu gratuite e basta.

Quindi, se tutto ciò ci appare come un’ingiustizia, caro Zali, capirà perché trova le macchine parcheggiate anche sulle scale o sul ciglio dei canali. E soprattutto, perché le troverà in tutti quei campi e terreni dismessi non recintati e senza strisce che avete: i parcheggi perfetti per noi. Perché non usarli? Se non c’è una transenna, per noi è terra di nessuno. Non che serva, la transenna, visto che tanto la sposteremmo…  Il problema comunque resta che siamo in tanti, nonostante le vostre aziende abbiano bisogno di noi. Perciò che fare?

Siccome dubito che i torpedoni che partono dai parcheggi che si vogliono fare sul confine funzioneranno (con che cadenza? quanto tempo si perderà? chi è che lascia l’auto incustodita tutto il giorno lì? E, soprattutto, se sono a pagamento scordatevelo…) secondo me le alternative son queste, o obbligate le aziende per cui lavoriamo a creare posteggi, oppure rassegnatevi a vedervi invadere le rotonde, i prati e i terreni abbandonati. Magari, se avete un sedime libero, potete tentare di recintarlo con la ramina. E potete pure attaccarci la corrente. Ma non crediate che ciò serva comunque a tenere lontane le nostre auto. Perché, ricordate, c'è una ragione se ci chiamate maiaramina…

Cordiali saluti,

un frontaliere 

Se volete scrivermi per commentare, cambiarmi il disco orario, o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete contattarmi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis.

 

 

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