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Ciciarem un cicinin

11.03.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 20:02

15.ma puntata, sulle discreta e riservata "svizzeritudine". Parlando di bollettini meteo, chiacchiere e "paparazzi"

blablabla

di Andrea Finessi

Italiani e ticinesi, stessa lingua, due popoli diversi. Guai a fare confusione, anche se ci sono molte caratteristiche comuni, come ad esempio il... la... beh, magari facciamo solo alcune caratteristiche... E non proprio immediatamente riconoscibili, diciamo, italiano a parte ovviamente, e anche su quello ci sarebbe da dire.

Ben più facile perciò è trovare che cosa differenzia i due popoli e, a questo proposito, anche lì ce ne sarebbero da dire talmente tante che potrei fare una sottorubrica di “Dalla ramina con ardore”. Comunque tra le tante cose c'è un aspetto che mi ha colpito in particolar modo e che, secondo me, è davvero peculiare.

Non sono un antropologo, né un sociologo, perciò non aspettatevi una analisi dotta della cosa, ma preparatevi comunque ad una serissima (si fa per dire) riflessione delle mie. Allora, la questione è questa: tutti sanno quanto agli italiani piaccia il pettegolezzo, piaccia parlare di noi, raccontare, “cicerare”, interessarci delle vite altrui. Non a caso i “paparazzi” sono nati in Italia. È una caratteristica talmente “nostra”, seppur una caratteristica very very terron (posso dirlo), che per quanto si sia del nord, anche a Como, Trento, Aosta o Torino, ci distingue. E così accade anche quando si varca la frontiera... Perché in Svizzera, per quanto a volte il sangue non menta, tale caratteristica viene purgata e quasi azzerata. La differenza perciò dove sta? Sta nella risposta che mi diede il mio caro amico e collega Greg, quando ne parlai con lui, il quale mi rispose, con molta naturalezza, che lo svizzero invece è “discreto”.

Non mi spiegavo infatti, almeno nei primi tempi, l'assenza di domande sulla mia vita personale, il “cicerare” insomma, quella cosa che si fa che non viene solo dalle “chiacchiere”, ma che è perfino onomatopeica, perché viene dal verso che si fa quando si parlotta a bassa voce “cicicicicicici”. Potete immaginare il mio smarrimento all'inizio, dicendo tra me “ma come, nessuno si fa i catsi miei?” (sì “catsi”, mi autocensuro...), “a nessuno interessa sapere cosa ho fatto nel week-end, con chi sono stato, cosa ho mangiato e quante volte sono andato in bagno?”. No, il ticinese è discreto e non chiede. Ne convenite?

Se vuoi, al massimo, gli racconti tu i fattacci tuoi. Però... eh, però... non ti aspettare che poi faccia lo stesso, ossia che il ticinese ti racconti i catsi suoi. Perché oltre alla discrezione, c'è anche un'altra caratteristica fondamentale che distingue lo svizzero, ho notato. Una peculiarità talmente determinante per il popolo elvetico, che sta alle fondamenta della svizzeritudine, alla base di tutto il sistema bancario e differenzia come il colore delle sopracciglia l'italiano dallo svizzero, ossia la riservatezza.

Non è stato difficile rendersene conto perché discrezione e riservatezza sono due attributi che, capirete, rendono dura la vita dei giornalisti, visto che quando fai domande – quando si fanno, visto che si è abituati alla discrezione... -, dall'altra parte l'interlocutore tende a dare risposte secche, brevi, spesso monosillabi, perché è riservato. E anche assistere anche a delle conversazioni “elvetiche” inizialmente mi imbarazzava non poco, specialmente perché in breve, anzi, subito, le conversazioni dopo un “Uella, cuma l'è?” - domanda ben diversa dal “come va?” o “come stai?” – il dialogo finiva su argomenti come hockey o sulle condizioni meteorologiche. Il che a me, italiano, spiega il grande successo dell'hockey in Ticino e del bollettino meteo.

Ovviamente sto esagerando, ma c'è del vero e se queste caratteristiche siano pregi o difetti, lascio decidere al lettore. Per come la vedo io, che di hockey non me ne intendo e vado sempre in giro senza ombrello, perché raramente bado alle nuvole, dirò solo che un modo per infrangere il muro di riservatezza c'è, ma ci vuole tempo, pazienza e, soprattutto… un grimaldello di immenso valore che si chiama amicizia.

Se volete scrivermi per commentare, cicerare un po', o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete contattarmi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis.

 

 

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