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Di carnevale in carnevale, carnescialando

04.03.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 20:02

14.ma puntata. Mangiando frittelle, gnocchi e spaghetti cinesi, tante ciance e qualche burla

Il re e la regina Rabadan.

di Andrea Finessi

In principio ci furono le dionisiache e i saturnali. Poi arrivò la Commedia dell'Arte. Infine, per farla semplice, fu solo il Carnevale. Ma c'è carnevale e carnevale. E chi non è svizzero, difficilmente può capire la differenza che intercorre tra il carnevale e IL Carnevale ticinese.

Senza andare troppo lontano: Viareggio, Venezia, Cento, Ivrea... Maestosi carri allegorici creati da maestri viareggini. Coreografiche e misteriose maschere veneziane. Coinvolgenti battaglie immaginarie a colpi di arance. Tutti belli, sì, bellissimi. Anche troppo forse. Al punto a volte di dimenticare cosa significhi realmente il carnevale, ossia un tempo di burle e divertimento, prima del rigore e del digiuno quaresimale da ogni eccesso. In Ticino però, evidentemente non si è dimenticato. E per me che sono italiano, spiegare cosa significhi IL Carnevale, è come per un cinese cercare di spiegare cosa sono gli spaghetti. Il cinese può vantare anche di averli creati, ma cucinarli poi è tutta un'altra storia.

Non so se regge l'esempio -sarà perché agli spaghetti preferisco le linguine -, comunque voi ticinesi, quando si tratta di festeggiare il carnevale, potete davvero fare scuola, bisogna davvero darvene atto. In Ticino ci sono più di un centinaio di carnevali diversi e difficilmente ne troverete due che si assomigliano, a partire dai nomi. Chi non conosce il Rabadan?! Il Nebiopoli chiassese, la Stranociada di Locarno, la Lingera di Roveredo, Ul Sbroja di Lugano, il Carnevale del Ghell di Ronco sopra Ascona... giusto per citare quelli che mi ricordo. E ognuno con i suoi re, regine, primi ministri, e personaggi dai nomi così ridicolmente azzeccati da racchiudere tutta l'atmosfera carnescialesca della festa.

Certo, anche in Italia abbiamo le nostre Colombine e il Burlamacco, ma qui si va oltre. Oltre la maschera, c'è il ruolo del sovrano, il personaggio. Poi ci sono le tendine, le guggen, e tutto quanto aiuti a fare caciara. Il fatto è che nei giorni di carnevale, soprattutto quelli maggiori, è una festa continua, tra bar, tende, bettole, cortei e strade. Il lettore ticinese sa bene di cosa sto parlando. Non servono grandi costumi o carri, anche se quelli ci sono, coloratissimi. Basta l'atmosfera, per mascherarsi, di cui vestirsi, una volta tolti gli abiti da bancario, impiegato, operaio o farmacista. E a vedere quello che succede, in questo periodo, come nota il sottoscritto da parapsicologo indagatore dei fenomeni estremi della realtà, nonché frontaliere, non si può dire che il ticinese non sappia divertirsi, anzi: così come al lavoro si è seri, puntuali e precisi, durante le feste ci si diverte con serietà, puntualità e precisione. Nel senso che quando arriva l'ora di far baldoria ci si dedica con professionalità ad essa (il mio collega e amico Greg è talmente dedito al Rabadan che, quando arriva il momento, prende perfino una settimana di ferie. Compresi i giorni per riprendersi...): ci si dà talmente tanto dentro che ad un certo punto arriva "l'ora del tavolo"... nel senso che c'è un orario in cui la gente la trovi o sopra o sotto ai tavoli, in entrambi i casi sdraiata. Il bello è che quello che succede nella festa, resta nelle festa. Una volta terminata si torna in ufficio, di nuovo seri, puntuali e precisi, lasciando tutto quanto accaduto di bizzarro o fuori dai canoni del rigore quotidiano in una specie di bolla spaziotemporale. Un'altra dimensione in cui solitamente si respirano spessi e densi vapori etilici.

Fare festa, in Ticino, ha quindi un significato ben definito, di cui il Carnevale è sinonimo, così come alcune sagre e fiere. Ci vogliono regole, per far festa, soprattutto una, fondamentale, probabilmente scritta anche sulla Costituzione federale durante una serata di bagordi nei palazzi bernesi in cui si è mangiata tanta fondue, si sono bevute damigiane di vin bianco e divorate frittelle di carnevale in quantità… ossia che “le feste non devono coincidere”. E così finisce che il Carnevale, considerando solo il Ticino, dura quasi tre mesi. 

Se volete scrivermi per commentare, invitarmi a fare una festa, o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete contattarmi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis. 

 

 

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