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Di prurito non si muore, però...

22.04.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 19:58

21.ma puntata, sulle confessioni di un sindaco che non soffre di orticaria. 

- ATTENZIONE, NON È UN ARTICOLO, È UNA RUBRICA SEMISERIA, UN PO’ IRRIVERENTE E IN CUI SI FA IRONIA, ESTREMIZZANDO E MISTIFICANDO LA REALTA'. ASTENERSI LETTORI SERIOSI. OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, COSE E FATTI REALMENTE ACCADUTI IN TICINO NON È CASUALE. NESSUN ANIMALE O FRONTALIERE È STATO MALTRATTATO DURANTE LA REALIZZAZIONE DI QUESTA RUBRICA. A PARTE UN GATTO GETTATO TRA LE ORTICHE PER FAR LA FOTO –

di Andrea Finessi

Qualche giorno fa sono andato ad una conferenza stampa. Arrivo un po’ in anticipo e, dopo un po’ che son lì che attendo da solo, arriva il sindaco di questo Comune ticinese - di cui non farò il nome nemmeno sotto minaccia di espulsione –, mi saluta, chiude le finestre, serra la porta, si accerta che non ci sia nessuno in giro o microfoni accesi e poi mi fa: “Ma sai che ormai è diventato impossibile parlare di Italia e italiani, per qualsiasi cosa?!”.

Cosa succede, si sono invertiti i poli magnetici terrestri? Un asteroide carico di alieni-zombi allupati sta per precipitare contro la terra? Ho pensato. Lì per lì mi son guardato intorno alla ricerca di videocamere nascoste. L'aura azzurra è così evidente? Si ricorda che sono italiano e me l'ha detto apposta? E' una candid camera? scherzi a parte? wild-oltre-natura…?

Invece no, era serissimo e mi ha raccontato che negli ultimi tempi respira un clima di antipatia verso l’Italia e gli italiani che rende impossibile affrontare l’argomento e che nessuno sembra volerne parlare. Parole sue, non mie, io sono solo rimasto ad ascoltare, come un bravo sacerdote di campagna nel confessionale, mentre ascolta le beghe di paese. Solo che qui il paese è largo, va da Chiasso ad Airolo e il clima sembra non voler cambiare, anzi, ormai sembra diventato di tempesta.

Potete non crederci che un sindaco ticinese mi abbia detto ciò - e se non ci credete, domandatevi perché -, fatto sta che è la verità e per me è stata la conferma di una brutta aria che tira: ossia che in Ticino non si possa parlare di italiani, senza che non vengano feroci attacchi di prurito. E io vi capisco, capita anche a me a volte. Pensate che a volte gli attacchi di prurito da noi sono così violenti, quando si parla di Italia, che ci vogliono i manganelli dei poliziotti per grattare quelli più agitati. C’è gente che si riunisce in gruppi di persone che soffrono di prurito e va a manifestare. C’è gente che dopo che perde il lavoro, perché ha chiuso la sua azienda, si ammala pure di prurito. Non vedo peggior malattia del prurito. Non esistono antibiotici e può essere alleviato solo dalle sante mogli che la sera grattano le schiene. Comunque il prurito ormai è talmente patologico, da noi, che è perfino difficile guidare la macchina, o meglio, la macchina del Governo.

Il problema è che è contagioso, e così il prurito si trasmette come una piaga a chi si trova a dover avere a che fare con noi italiani. Come la storia dell’Arcisate-Stabio (così improvvisamente adesso vi verrà da grattarvi…): davanti a queste figuracce internazionali, siamo i primi a vergognarci, perché a tutti piacciono le cose fatte bene e belle. Così il prurito viene a noi, ma visto che avete a che fare con noi, viene pure a voi.

L’importante però è che non diventi orticaria cronica o, peggio, che la cura non sia più dannosa della malattia stessa. Forse per quelli che vivono dall’altra parte della rete, agli italiani come me, sfugge la complessità del problema e credono che sia solo xenofobia. Tuttavia noi sappiamo che il problema è davvero complesso. Così lancio un appello, per alleggerire questo clima ad alcuni di voi. In particolare a quei ticinesi che si lamentano e si grattano pur sapendo che l’offerta di lavoro in Ticino è superiore alla domanda interna e serve tanta manodopera, a quelli che si lamentano ma quando devono rifare l’impianto di condizionamento, tirano su il telefono e chiamano Ciusseppe Friariello a Porto Ceresio, a quelli che al venerdì sera vanno a comprare il filetto al Bennet di Como… a costoro dico di ricordarsi che questa è terra di frontiera e che dobbiamo convivere gli uni con gli altri, aiutandoci e sfruttandoci a vicenda. E’ un dare e avere, in equilibrio. Quindi meglio non grattarsi troppo, altrimenti l’equilibrio si perde.

Se non vi state grattando ora, forse è perché sono riuscito ad alleviare un po’ il prurito. E’ quello che, nel mio piccolo, tento sempre di fare. 

Se volete scrivermi per commentare, avere il numero di Ciuseppe, o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete contattarmi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis

 

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