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E fatevi una risata!

18.03.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 19:01

16.ma puntata. Sul senso dell'umorismo elvetico.

"Forse anche tu hai le qualità giuste per diventare un pulitore di montagne!"

-          ATTENZIONE, NON È UN ARTICOLO, È UNA RUBRICA SEMISERIA, UN PO’ IRRIVERENTE E IN CUI SI FA IRONIA. ASTENERSI LETTORI SERIOSI. OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, COSE E FATTI REALMENTE ACCADUTI IN TICINO NON È CASUALE. NESSUN ANIMALE O FRONTALIERE È STATO MALTRATTATO DURANTE LA REALIZZAZIONE DI QUESTA RUBRICA. A PARTE UN CUCCIOLO DI FOCA –

di Andrea Finessi

Oggi vorrei parlarvi del senso dell’umorismo svizzero.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

No, dai, vi prendo in giro. Però vi ho messo in scacco, perché se non avete fatto nemmeno un sorriso, ho centrato il punto. Se invece avete sorriso… beh, allora potete tranquillamente continuare a leggere.

Anche se qui non si scherza, è una cosa serissima. Qui si fa, o almeno, si cerca di fare dello humour, con un pizzico di satira e leggerezza. E lo si fa seriamente. Davvero. Perché è importante ridere un po’, ogni tanto. Dicono faccia bene alla salute, se non si muore dal ridere. E capita, credetemi. Io son convinto che la mia morte sopraggiungerà così: ridendo. Comunque ne vorrei parlare, del ridere intendo, non della mia morte, perché qui, in questo spazio virtuale fatto di parole e pensieri, si fa tanta autoironia. O almeno ci si prova, soprattutto sulla mia gente, gli italiani, e sui badóla come me. Ma l’ ironia ovviamente fa bene anche ai ticinesi, che hanno uno strano e particolare senso dell’umorismo…

E partirei dalla tv ticinese, in cui, non si spiega perché non ci siano programmi comici o di satira. Perché – diamine - al ticinese l’ironia piace tantissimo, quella un po’ canzonatoria su di sé e sul proprio territorio. Il successo dei Frontaliers, di Aldo, Giovanni e Giacomo che fanno il Gervasoni, il Rezzonico e il poliziotto Huber, nonché della Commedia dialettale in generale, non si spiegano se non con la capacità di ridere delle proprie peculiarità.

Insomma, cos’è che vi fa ridere? Posso dirne qualcuna io, dal basso della mia posizione non privilegiata? Noi, per esempio. Noi vi facciamo ridere (quando non vi facciamo incazzare). Ma perché effettivamente a volte facciamo ridere davvero, e senza fare nemmeno tante battute, anzi. Perfino noi ridiamo di noi, delle nostre povertà, dei nostri difetti e del nostro essere italiani, è diventata una cosa talmente naturale da essere diventato l’unico modo per non piangere, a volte. E il fatto di essere “vicini di casa” di un Paese attento e ordinato in cui invece le cose funzionano, beh… crea una infinità di situazioni su cui sorridere. Più o meno.

Ma tornando a noi, ovviamente senza ridurre il tutto a stereotipi e cliché, cos’altro vi piace? Una delle grandi passioni, sono e restano le storie in dialetto. Non nascondetevi, io so perché: il dialetto in Ticino ha sempre un appeal irresistibile, quasi quanto l’appeal della Palmira. Non a caso proprio “ul film” di quest’ultima  è stato un successone. E come la mettiamo con “Se ta capi, ta copi?”, versione ridoppiata in dialetto lombardo dal mitico Yor Milano e dal compianto Giancarlo Arringa del western “sentieri selvaggi” di John Ford? Quella è stata un’operazione geniale, che è piaciuta e ha fatto ridere. Perché il dialetto è una cosa talmente simpatica, in sé, la storpiatura delle parole, ognuno con una sua versione, da essere perfino contagioso, anche per me che faccio sempre l’internazionale, ma che alla fine assorbo tutto come una spugna (soprattutto la birra), e che a volte ormai mi accorgo di dire qualche parola in dialetto ticinese quando torno in terra straniera, ossia in Italia. Ed è una vera a propria arma, perché riesco perfino a far smettere mia moglie di essere arrabbiata, quando le parlo in dialetto… “Dai, ven scia’ che ta duperi!”. Un po’ grezzo, ma funziona.

Comunque c’è di più, c’è di più. Parlando di satira,  a parte il nostro caro e bravo vignettista Armando Boneff (che può vantare, tra le altre cose, vignette sullo stesso Giornale del Popolo da cui è passato anche Giovannino Guareschi come vignettista nel 1947. SIC! ), non possiamo dimenticarci di quella che considero una perla, in Ticino. No, non quella del Ceresio, bensì “il Diavolo” che, per quanto a sprazzi sia cattivo, soprattutto con la Lega, porta un po’ di brio sulla scena politica ticinese. E, a volte, forse ce ne vorrebbe anche di più, nonostante le sedute di Gran Consiglio siano sempre “frizzanti”. No, seriamente, avete mai assistito alle sedute? Guardate che ci sono deputati che riescono ad essere così brillanti da rendere piacevole una seduta di Gran Consiglio quasi quanto essere a teatro o al derby. Davvero, è roba buona.

Comunque in definitiva, penso che, allo svizzero, che ha tanto a cuore ogni più piccola cosa che è rossocrociata, la cosa che piace più di tutte le altre simpatiche cose, sia prendersi in giro, specialmente sulla proprie caratteristiche della svizzeritudine. Cioè i luoghi comuni dello Svizzero, la perfezione, l’attenzione ai dettagli, la serietà… proprio tutte queste caratteristiche così “serie”, sono una delle cose su cui fa più piacere riderci su. Insomma seri, ma non seriosi. Un esempio? Gli indimenticabili “pulitori di montagne”…Imperdibili!

Quindi sotto quelle giacche da bancari seriosi, da impiegati dai musi lunghi, sotto quelle maglie di flanella e le barbe da valligiani, lì sotto, da qualche parte, c’è sempre dell’autoironia e tanta voglia di ridere. Il che, mi dispiace dirvelo, ci rende ancora una volta molto ma molto simili. 

Se volete scrivermi per commentare, farvi una risata con me, o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete contattarmi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis.

 

 

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