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Il dottor Stranfastidio : ovvero come ho imparato a non preoccuparmi…

11.02.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 20:08

…e a non odiare (più) i frontalieri. 11.ma puntata de “dalla ramina con ardore”, in cui si parla di deodorante, raffreddore e piccioni.

Frontalieri: una razza in estinzione da tutelare. Per necessità. (foto Keystone)

di Andrea Finessi

The day after. Più o meno. Avrei voluto parlare di frivolezze e amenità quest’oggi, ma non posso restare indifferente al voto svizzero contro l’immigrazione di domenica. Nelle scorse ore ne hanno parlato premier ed ex premier europei, ministri dell’UE e anche politici dell’area UÈ (con l’accento, come la grappa, perché non proprio allineati in Europa…). E ancora analisti svizzeri, sindacalisti, governatori, armatori e amatori.

Quindi non posso non parlarne anche io, diretto interessato, frontaliere di origine controllata, dicendovi una cosa di cui mi sono reso conto in queste ultime ore. Un pensiero che mi è arrivato con una consapevolezza improvvisa e che ha cancellato l’amarezza di un voto che, oltre che preoccuparmi da un egoistico punto di vista materiale, mi ha intimorito inizialmente per il segnale di intolleranza. Però, come una spruzzata di deodorante in bagno, questo pensiero ha cancellato tutto…

Il punto è questo: questo voto, è la più grande vittoria per i frontalieri.

No, davvero, non ho battuto la testa, e sapete perché? Perché, dopo, non potrete più darci la colpa dei mali del Ticino. Insomma, dai, diciamocela tutta, adesso il frontaliere è quello che ruba il lavoro… porta traffico… crea dumping salariale… esporta le zanzare tigre… e così via. Ma domani, quando i permessi saranno contingentati, il ticinese non potrà più dare la colpa a noi! Non avete idea della liberazione che provo da questo gravoso senso di colpa! Perciò rifletteteci un attimo sul fatto che un giorno, tra qualche anno, quando vi troverete seduti sulla panchina di Piazza grande a Locarno a dare da mangiare ai piccioni, ricorderete con nostalgia quei giorni in cui, incolonnati sul Ponte diga, imprecavate contro tutti gli azzurri che vi capitavano a tiro. E non potrete più starnutire e dire “Varda un po’ che oggi ho incontrato l’Andrea che l’g’aveva il rafredur, e adess ghe l’ho anca mi”. Non potrete più pensare che siamo noi ‘taian a portare via i mestieri, perché – in teoria – chi entra e chi no, sarà deciso dall’alto.

Poi non importa se la colpa è dei datori di lavoro che creano dumping salariale o di chi accetta l’insediamento di certe aziende dalla dubbia morale sul lavoro. Ciò che appassiona tanti, e che, tra l’altro, giustifica anche l’esistenza di certi partiti, è il frontaliere. Siamo noi che, dopo il derby tra Ambrì e Lugano, scaldiamo gli animi ticinesi. E allora cosa succederà, quando saremo una razza in estinzione? Quindi, amici miei, secondo me dovrete pensarci per tempo da qui ai prossimi tre anni, per non trovarvi senza uno straccio di frontaliere con cui prendersela un po’ ogni tanto. La mia proposta (ne ho sempre una pronta) è quella di istituire una “tutela per il frontaliere in estinzione”, e fare in modo che se da una parte il numero di stranieri non cresca, dall’altra parte nemmeno diminuisca. Così creiamo l’equilibrio, per mantenere quel giusto livello tra la necessità fisiologica di manodopera e quel popo’ di fastidio che, in fondo, ormai fa parte della cultura della frontiera. Perché le tradizioni, sapete, bisogna sempre mantenerle...

Se volete scrivermi per commentare, soffiarmi il naso, o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete scrivermi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis. 

 

 

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