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Il mistero del "giovedì sera"

03.06.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 18:54

27.ma puntata, sul mistero più misterioso del Triangolo delle Bermuda, della piramide di Cheope e dell'Area 51. Talmente misterioso, che perfino il Chupacabra scappa davanti alla verità.

"Bisogna unire i puntini sulla mappa"

- ATTENZIONE, NON È UN ARTICOLO, È UNA RUBRICA SEMISERIA, UN PO’ IRRIVERENTE E IN CUI SI FA IRONIA, ESTREMIZZANDO E MISTIFICANDO LA REALTA'. ASTENERSI LETTORI SERIOSI. OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, COSE E FATTI REALMENTE ACCADUTI IN TICINO NON È CASUALE. NESSUN ANIMALE O FRONTALIERE È STATO MALTRATTATO DURANTE LA REALIZZAZIONE DI QUESTA RUBRICA. A PARTE UN CARRELLO -

di Andrea Finessi

In Ticino c’è una strana usanza che per i profani italoti come me non ha una spiegazione apparentemente logica. Perciò non è sbagliato definirla un mistero. Ho provato a chiedere ai colleghi ticinesi quale sia la ragione, ma i più hanno fatto finta di non sentire, hanno bofonchiato qualcosa (il solito “taiàn”…)  o hanno dato risposte vaghe e sibilline, forse per allontanarmi dalla imperscrutabile verità. Il che rende il fatto ancora più enigmatico.

Come tutti i ticinesi sapranno, ma gli italiani che si avventurano a leggere queste mie righe forse no (e ce n’è, ce n’è di frontalieri appassionati alle avventurose vicende che accadono a cavallo della ramina!), il giovedì sera succede qualcosa che non capita gli altri giorni: i negozi stanno aperti fino alle 21. Non tutti, diciamo quelli che vogliono tenere aperta la serranda.

Perché solo il giovedì? Beh, anzitutto perché la legge lo consente. Ma perché il giovedì e non altri giorni? Insomma che cos’ha di speciale il “giovedì”? Non è che quel giorno ci siano sconti speciali (o sì?), arrivino frotte di frontalieri disposti a fare la spesa in Ticino o la gente il giovedì sera sia così annoiata che ogni volta dica “cià, n’duma a far la scpesa che l’è giuedì”.

Perché non fare il venerdì, ad esempio? Le famiglie che si preparano al weekend, magari prima di andare a fare due giorni di vacanza nel fine settimana, avrebbero più ore. Invece no, si può solo il giovedì. Venerdì, se vuoi, esci prima dal lavoro o corri al supermercato per fare in fretta dopo il consueto orario di ufficio sperando di non trovare il consueto traffico parassitario di frontalieri che rientrano in Italia per il fine settimana.

Oppure si va in Italia, che la sera fin o alle 21 sono aperti. E così i vari negozi di alimentari, soprattutto, si perdono i clienti del venerdì sera.

E questo forse basterebbe veramente per decidersi a rivedere quella legge sui negozi che giace da qualche anno nei cassetti del parlamento. Fatto sta che anche in questi giorni la discussione sul tema è stata rimandata, nel parlamento ticinese. Ma cosa succederà quando si comincerà a parlarne sul serio? Che cosa domandano i ticinesi, quale è l’orario giusto per tenere aperti i negozi? Perché si tratta di tutelare i diritti dei lavoratori, ma anche sostenere i negozi.

Ne ho già parlato qualche puntata fa, a proposito delle “aperture domenicali” e se posso dire ancora una volta la mia, non da un punto di vista badola, frontaliere, ma da sempilce persona con una famiglia è questa: orari più lunghi significano più lavoro, teoricamente più entrate, ma anche una vita sempre più dettata dalla “legge” del mercato, che porta a spingere sempre più in là la lancetta dell’orologio degli orari di lavoro. E così intanto si passa sempre meno tempo a casa, in famiglia. Il sottoscritto, che non torna mai a casa prima delle 21, lo sa bene.

Perciò se posso dare un consiglio, a voi che siete ancora in tempo, pensateci bene prima di mettere davanti il carrello del supermercato, il “giovedì sera tutte le sere”, alla famiglia. Perché in ballo non c’è solo la tutela dei lavoratori ticinesi o il sostegno ai negozi, ma molto, molto di più. 

Se volete scrivermi per commentare, passare con me un giovedì sera, o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete contattarmi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis.

 

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