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La lüganiga democratica

14.01.2014 - aggiornato: 19.01.2016 - 12:51

Settima puntata, dedicata alla democrazia diretta e alla... luganighetta ticinese. 

di Andrea Finessi

Democrazia diretta svizzera… che invidia. Il popolo ha potere decisionale praticamente su tutto, e ha un sacco di strumenti per dire la sua. Ben diversa da come funziona in Italia, perché perfino sulle questioni meno rilevanti, la voce del cittadino può giungere facilmente nelle sale del potere. Sarà perché i Cantoni si amministrano da sé, così come i Comuni – più o meno – e quindi il cerchio si restringe, ma chi ha qualcosa da dire in genere può farlo. Non sei d’accordo con la determinata legge? Ti raccolgo un po’ di firme, discutiamone e votiamola! Hai l’idea per cambiare il sistema? Raccogli le firme, parliamone e votiamola! E così via. Quindi si finisce per votare ogni tre mesi, circa, per l’una o l’altra cosa, ma il sistema funziona. Non oso immaginare cosa succederebbe in Italia con un sistema del genere: brogli, mica brogli, spese infinite, riconteggi anche con i voti digitali, i cui sistemi digitalizzati verrebbero appaltati dalla malavita organizzata… no, no, non fa per noi. Comunque, fatto sta che per me, da esterno, in particolar modo da italiano, tutto questo parlare di elezioni e voti ogni tre mesi, fa venire il mal di testa. Specialmente quando rievoca ricordi del mio Paese.

Ciò che mi fa passare i mal di testa – Novalgina e Moment a parte – sono però i cartelloni pubblicitari, sui voti. Amici svizzeri, io non so quanti pubblicitari abbiate in Ticino, o se è tutto frutto dei politici, però evidentemente qui c’è dello stile. E lo dico sia per i cartelloni pubblicitari, che in periodo elettorale campeggiano un po’ dappertutto, sia e soprattutto per gli slogan, che di solito colpiscono nel segno, con una frase. In periodo di elezioni, lo sapete, le strade sono tappezzate di grandi “SÌ” e “NO” su questo o quell’altro tema (affiancati, l’uno all’altro, motivo in più di mal di testa), di solito accanto alle ammiccanti signorine in lingerie della Manor, che attirano più sguardi… Ma il bello sono gli slogan, tipo: “Pagare di più? NO”: per chi non vuole la vignetta a 100 franchi. “Non buttare il tuo voto: NO all’Unione Europea, ai bilaterali, alla libera circolazione”, contro gli accordi di Schengen. “Legalizzare la luganighetta? SÌ”, per difendere la legge sul lavoro… beh, questa è complicata, ma è quella che rende maggiormente l’idea su ciò che voglio dire: in sostanza lo scorso 22 settembre si è votato sulla “salsiccia libera”. No, nulla di volgare, ma, anzi, molto serio, ossia sulla possibilità di vendere cibi cotti – come la lüganiga, che, cruda, fa venire mal di pancia e altri malanni – durante le ore notturne. Fatto che va a toccare la legge sul lavoro, la possibilità di lavorare durante le ore notturne e quindi, in sostanza, violare i diritti del lavoratore e rompere la pace del lavoro svizzera. Ecco, votare su una legge così, come fai a spiegarla con un cartellone che non sia noioso e complicato? Invece io ti metto una mano che tiene in mano la luganighetta, ti metto una frase semplicissima e un bel “SÌ” e il gioco è fatto. Anche se magari un po’ fuorviante… Cosa che, con molta probabilità, potrebbe essere stata determinante nel risultato finale, che ha visto prevalere la “salsiccia libera” o, con più esattezza, la possibilità di vendere cibi cotti dall’una alle cinque del mattino.

Si capisce dunque che l’elettore distratto o chi non si informa, potrebbe essere tratto in inganno, perché a chi è che non piace la luganighetta, a parte i vegetariani?! La luganiga di solito mette d’accordo tutti, appiana tutte le divergenze, riappacifica gli animi… è un DIRITTO, quello di mangiare la luganiga, per cui si batterebbero quasi tutti (tranne i vegetariani). Quindi nel malaugurato caso in cui l’elettore non si ponga il problema che sotto vi sia altro, quando questi si trova davanti al quesito referendario, ripensa al panino con la luganighetta alle tre di notte, aumenta la salivazione e vota con il cervello intestinale. Ecco, figuratevi lo straniero (azzurro) di passaggio che è pure inconsapevole del fatto che si vota e (dopo aver contemplato per un po’ i dettagli dell’intimo della Manor…) butta l’occhio distrattamente sul cartellone della salsiccia, si fa una risata per l’allusione sessuale, associandola alla pubblicità accanto, e vede “legalizzare la luganighetta: SÌ”. Cosa può pensare? No, amici svizzeri, non rispondetemi (coralmente) “azzurro ignorante, è ovvio che sia un cartellone sulle elezioni!”, perché al badola di turno, in realtà, viene il dubbio che in Svizzera la lüganiga non sia legale. Ci vuole un lungo processo mentale per arrivare dove lo svizzero in genere è più scafato, perché si documenta o perché è abituato a slogan a doppio senso. Perciò, dicevamo, ci vuole stile per fare la vera democrazia diretta, a volte un po’ indiretta negli slogan e nei metodi per arrivare al risultato. Ed è per questo che resta un privilegio per pochi eletti, che, da appassionati ticinesi, mentre fanno politica non si dimenticano di fare un elogio alla lüganiga.

Se volete scrivermi per commentare, propormi una grigliata, sottopormi slogan politici per farmi venire mal di testa, o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete scrivermi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica.

 

 

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