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La vignetta diabolica

28.01.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 20:09

Nona puntata: in cui si parla di adesivi, diavoli e torture infernali

di Andrea Finessi

Sì, avete letto bene, ho scritto proprio “diabolica”, anche se siamo sul Giornale del popolo dove, di certe cose, generalmente si discute sottovoce. Però sono giustificato dalla circostanza, perché qui stiamo parlando di un vero e proprio flagello di Dio, di una calamità biblica: la vignetta autostradale svizzera. Io non so quale mente perversa l’abbia progettata, ma secondo me doveva proprio avercela su con gli automobilisti. Probabilmente è stato un ciclista, o un’intera squadra di ciclisti, visto che credo sia stata ideata da un team di mefistofelici esseri che le hanno pensate tutte pur di rendere la vita difficile a chi la utilizza… E non mi riferisco al costo del bollo, secondo me anche più che onesto, soprattutto se confrontato con la A9, dove quando arrivi al casello ti chiedono “apre un mutuo o paga con organi?”. Mi riferisco alla forma stessa della vignetta, al suo funzionamento luciferino e alla sua applicazione.

“Ma è un semplice adesivo…” Nooo, è un pezzo di gomma fatto ad anelli leggermente staccati l’uno dall’altro ricoperti da un lato di colla superadesiva, ideato per creare stress e procurare dolore agli esseri umani. Il tutto, sembrerebbe, per evitare di spostarla da un veicolo all’altro. Partendo dal presupposto che sia stata creata originariamente con buone intenzioni, nel tempo tutte questi ottimi propositi devono essere andati a ramengo – e le furberie degli italiani probabilmente ne sono la causa… -, così da tassa da far rispettare è diventata probabilmente un sottile strumento di rivalsa contro i “maiaramina”. A partire dalla sua applicazione.

Da quando lo svizzero nasce, evidentemente viene educato ad applicarla e a toglierla, utilizzando varie tecniche che di seguito elencherò, ma per noi frontalieri avere a che fare con la maledetta vignetta è un immeritato anticipo del girone infernale degli automobilisti…  Applicarla al parabrezza è già drammatico, perché non si sa mai bene dove metterla: a destra o a sinistra? In alto o in basso? Vicino allo specchietto retrovisore o no? E non puoi sbagliare, perché una volta che l’adesivo è stato staccato dalla protezione, non hai più scampo e appena avvicini la vignetta al vetro - come fosse dotata di vita propria – quell’affare si attacca praticamente da solo! Si appiccica al vetro come se ne andasse della sua stessa esistenza e da lì non si stacca più, MAI PIÙ… se non sapete come fare o se non adottate qualche accorgimento segreto. Di solito tra l’altro quando l’attacchi è il momento in cui ti ricordi che non hai ancora staccato quello dell’anno prima… Li avrete visti tutti, no? Quella razza di automobilisti – in genere azzurri – che sembrano “collezionare” le vignette sul parabrezza. Qualche strano individuo probabilmente lo fa anche, ma penso che le persone, più che altro, dopo aver tentato invano di togliere la prima, si siano arrese davanti a quella creatura di suprema malvagità. In genere dopo aver lasciato una schifosa macchia di colla secca inguardabile sul parabrezza, ma soprattutto dopo che la vignetta ha procurato loro una delle torture più crudeli, ossia quando l’adesivo ti si infila sotto le unghie procurando atroci dolori. E certi, piuttosto che toglierla, a quel punto credo preferiscano perfino cambiare il parabrezza.

Comunque esistono dei modi per sconfiggerla. Le tecniche svizzere a me rivelate, in sintesi sono queste: un po’ di sapone, non troppo, applicato prima per togliere leggermente l’adesivo, oppure, sempre prima di attaccarla, passare la parte adesiva sopra un capo di abbigliamento. In questo modo, quando arriverà il momento di toglierla, la vita dovrebbe essere più facile. Dovrebbe, perché oltre alla già citata tortura delle unghie, infatti, quando si va per togliere il bollo, solitamente entra in gioco il meccanismo di autodifesa dell’organismo che, nonostante sia giunto al termine del suo annuale ciclo vitale, non si vuole staccare. Così succede che gli anelli concentrici ti si spacchino tra le dita, uno dopo l’altro. A meno che… a meno che non si utilizzino altre tecniche che i ticinesi custodiscono gelosamente. Una da me appresa, solo dopo aver appositamente pagato fior di quattrini un meccanico ticinese, ve la svelo: l’utilizzo del phon  (gli svizzeri lo chiamano phön), con l’aria calda. L’essere si rilassa, si ammolla e, se siete bravi, ce la fate a staccarlo quasi con facilità. Oppure potete dotarvi di un aggeggio speciale  svizzero fatto apposta per togliere la vignetta, ma non sono certo della sua esistenza, io non l’ho mai visto. Probabilmente perché gli svizzeri lo conservano in cassaforte, onde evitare che per errore cada in mani azzurre. E, se così accadesse, poi che gusto ci sarebbe?

Se volete scrivermi per commentare, suggerire dove trovare "l'aggeggio per togliere la vignetta", o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete scrivermi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis.

 

 

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