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L'Arcobaleno che si ferma al confine

25.11.2015 - aggiornato: 17.11.2016 - 18:25

La 38.ma puntata. Un atteso ritorno, un treno all’alba, un vagone senza marciapiede, un abbonamento FFS che potrebbe risolvere tutti i problemi del mondo. O quasi.

Chi lo dice che alla fine c'è una pentola d'oro?! E se invece ci fosse una giraffa?

 

- ATTENZIONE, NON È UN ARTICOLO, È UNA RUBRICA SEMISERIA, UN PO’ IRRIVERENTE, A VOLTE ANCHE UN PO’ CAFONA,  IN CUI SI FA IRONIA, ESTREMIZZANDO E MISTIFICANDO LA REALTA'. ASTENERSI LETTORI SERIOSI. OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, COSE E FATTI REALMENTE ACCADUTI IN TICINO NON È CASUALE. NESSUN ANIMALE O FRONTALIERE È STATO MALTRATTATO DURANTE LA REALIZZAZIONE DI QUESTA RUBRICA.
A PARTE UNA DONNA SCESA DAL VAGONE SBAGLIATO -

 

di Andrea Finessi

 

Allora, dicevamo?

Ah, già, che è passato un anno dall’ultima puntata e che i raminanti non hanno più nulla da mang… DA LEGGERE da un po’ di tempo a questa parte.

 

È dunque giunto il tempo di tornare a scrivere: ecco quindi a gargantuesca richiesta il ritorno della rubrica “Dalla ramina con ardore”, con gioia e dolore dei tanti ticinesi che adorano sentire quello che passa per la testa di un frontaliere che ama il Ticino e i ticinesi. Anche se a volte non contraccambiato.

 

In questi mesi ho ricevuto email da parte di chi mi chiedeva se avessi problemi di salute, dove fossi finito, domande da strani individui affinché continuassi a svelare loro i trucchi della sopravvivenza frontaliera (“scusi, alla fine come si sposta la vignetta?”). Ma soprattutto a darmi la voglia di tornare a scrivere, a parte i miei fin troppo buoni colleghi del GdP, c’è il fatto che il Ticino sia una terra sempre in fermento.

 

Torno perciò a parlare anche di “noi”. Di quei fantasmi diurni che spuntano in Ticino all’alba e spariscono alla sera. Di quei numerosi individui che ogni giorno feriale portano un po’ di colore sulle vostre strade (sempre vuote e tranquille nei fine settimana), con le loro utilitarie colorate che, viste dalla cima del San Salvatore, sembrano tanti piccoli fiori messi in una lunghissima e incantevole fila. Di quelle oltre 60mila anime azzurre che contribuiscono in parte al benessere e al fermento politico del Ticino. Insomma di noi frontalieri, croce e delizia di questo Cantone.

 

E a proposito di mezzi di trasporto di noi frontalieri, oggi mi sono fatto un regalo. No, non la nuova Alfa Giulia da 510 cavalli, ma qualcosa di meglio ancora! Un... Arcobaleno. Un abbonamento del treno.

Bello, immacolato, scintillante, nel suo solido tesserino rosso e bianco (mica marrone come il permesso G) su cui rimuginavo da tempo. Ne vado particolarmente fiero e poi permette di mimetizzarsi meglio tra voi ticinesi...

 

Tuttavia rinunciare all’auto è stato un brutale strappo per me. La mia Alfa Romeo è quasi una propaggine del mio corpo: una grossa protesi attaccata al mio sedere che, come un grosso pannolone, indosso a volte per quasi quattro ore al giorno, tra andata e ritorno. E il problema sta proprio in questo, troppe ore al volante. Un viaggio quasi insostenibile. E la colpa di chi è? “Di voi ‘taian!” direte, ma le cose non sono proprio in bianco e nero. Noi siamo raddoppiati in cinque anni e così anche il numero di macchine in strada, trasformando l’A2 al mattino nel girone infernale dell’automobilista, con una coda che parte da Chiasso e finisce a Lugano. Mica tutti azzurri: tanti frontalieri, ma anche tanti ticinesi. E non capisco perché voi ticinesi non usiate i mezzi pubblici che avete. Noi abbiamo un’infinità di ragioni per evitare il treno: solo il costo del biglietto per 50 km sono 30 euro, tra Italia e Tilo, senza contare che ci sono pochi collegamenti la sera, la comodità e la libertà della macchina, i parcheggi vicino alle stazioni, etc.

Queste le nostre ragioni, ma voi che scuse avete?

abbo.jpg

In Svizzera...

Oltretutto in Svizzera avete un servizio a cinque stelle. Tanto per dire: per fare l’abbonamento la scorsa settimana mi metto in coda in stazione a Lugano e vedo che davanti a me c’è un’anziana signora - che chiamerò “l’anziana signora n. 1” - che ferma una ragazza vestita con la divisa FFS - che chiamerò “la ragazza FFS” - per chiederle informazioni. Finito con l’anziana signora n. 1, in coda c’è l’anziana signora n. 2 che ferma la ragazza FFS e le chiede altre informazioni. “Povera ragazza FFS”, penso, “è pieno di anziane signore che la fermano e lei è così gentile da rispondere a tutti”. La fila avanza e a un certo punto mi trovo accanto alla ragazza FFS. Mi guarda sorridente e chiede, “lei di cosa ha bisogno?”. In una frazione di secondo, la mia mente analitica scansiona il suo volto su cui splende un sorriso gentile, elabora i suoi occhi che mi guardano con attesa e registra la cadenza, l’inflessione e il tono della sua voce per capire se ci fosse una vena di sarcasmo. No, non era una battuta. Vado in cortocircuito e così ricambio la sua indulgente presenza con uno sguardo bovino che mi viene quando la realtà, nella sua semplicità, non corrisponde alle mie più complesse valutazioni dei fatti. Cambio espressione in qualcosa del tipo: “Ma dici a me? Guarda che io sono uno che fa la coda anche solo per chiedere informazioni, vai pure a fare il tuo lavoro”. Ebbene quello È il suo lavoro: offrire informazioni.

 

Accettato l’imponderabile, mi lascio guidare. La ragazza FFS in dieci minuti mi fa fare foto, abbonamento e mi stampa pure gli orari. Questa è la Svizzera, baby.

 

In Italia...

Vado in stazione a Camnago, Trenitalia, dove la biglietteria è stata sostituita da un robot mangiasoldi (in Italia pure le macchinette “fùttn”). Il che significa nessuna indicazione per fare un nuovo abbonamento. Chiedo al capostazione, il quale mi invita caldamente ad andare in un’altra stazione, delle Ferrovie Nord, a Seveso. Ok. Vado a Seveso, dove la biglietteria è stata invece sostituita da un cartello “torno tra dieci minuti”. Comincia a venirmi un certo prurito.

Aspetto i dieci minuti che non sono dieci e arriva - giuro, masticando una banana - una piccola donna dal viso molto calmo e paziente. È la signorina banana. Sorrido e chiedo per l’abbonamento. La signorina banana comincia a ingarbugliarmi su tutta la vicenda, parlandomi della possibilità di abbonarsi tramite app, per risparmiare 5 euro. Giunti a “bisogna salvare la schermata e poi venire qui con la stampa su cui si vede il codice" decido di concedermi il lusso di spendere 5 euro e fare l’abbonamento col metodo classico (tipo champenoise). Passo all’attacco. “Mi dica cosa le serve e facciamola finita”, foto e carta d’identità già in mano. “Eh, no, aspetti, mi deve compilare il modulo e portare una fotocopia della carta d’identità”. Il “modulo”, ovviamente. “Ma lei non ha modo di fare la fotocopia qui?”. A quel punto la signorina banana si ferma e, senza parlare, mi guarda con quel tipico sguardo che in Italia racchiude tutta la storia dalla caduta dell’Impero Romano. Mestamente mi allontano e, una volta fuori, una risata isterica esce da me spontanea. Cerco un negozio con una fotocopiatrice funzionante. Faccio e porto il tutto, compilo “il modulo” e in cambio la signorina banana mi rilascia “l’abbonamento”: un pezzettino di carta graffettato su un biglietto del treno. L’abbonamento - se hai scritto giusto l’indirizzo, arriva dopo 20/60 giorni (due mesi!!). Questa è l’Italia, bamboccio!

 

Ecco insomma, questo dovrebbe già dire tutto sul perché e per come non prendiamo il treno, almeno in Italia. Ma in realtà ci sono mille sfaccettature della vicenda, di cui vi parlerò nel tempo.

treno_0.jpg

Ah, già che ci sono, dopo un primo viaggio posso dirvi una cosa che potrebbe salvarvi la vita: passata la fermata di Como, NON SCENDETE MAI dai vagoni di coda. Viaggiate e scendete SEMPRE sui primi quattro. Perché? Perché così dice di fare un robot dagli altoparlanti del treno. Infatti se scendete in fondo potreste morire, visto che non c’è il marciapiede. E il bello è che il robot lo spiega pure in inglese...

 

 

Se volete scrivermi per commentare, salutarmi alla stazione mentre il treno parte o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete contattarmi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis.

 

 

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