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Lavoro domenicale: due parole in disaccordo

29.04.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 19:57

22.ma puntata, da leggere per non passare le domeniche come zombi al centro commerciale

Zombie si diventa, non si nasce. 

- ATTENZIONE, NON È UN ARTICOLO, È UNA RUBRICA SEMISERIA, UN PO’ IRRIVERENTE E IN CUI SI FA IRONIA, ESTREMIZZANDO E MISTIFICANDO LA REALTA'. ASTENERSI LETTORI SERIOSI. OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, COSE E FATTI REALMENTE ACCADUTI IN TICINO NON È CASUALE. NESSUN ANIMALE O FRONTALIERE È STATO MALTRATTATO DURANTE LA REALIZZAZIONE DI QUESTA RUBRICA. A PARTE QUELLI CHE LAVORANO LA DOMENICA –

di Andrea Finessi

Lavoro domenicale. Due parole che, messe insieme, fanno rivoltare le budella a qualsiasi persona perbene che io conosca. Parole che stanno in contrasto tra loro e che non dovrebbero andare a braccetto, un ossimoro che per cultura si sta diffondendo come se fosse una cosa naturale. Io non dovrei parlare, perché noi giornalisti siamo come i poliziotti, i casellanti della A9, i pasticceri... insomma lavoriamo sempre. Quello che facciamo ha uno scopo sociale ed è così da sempre: le notizie arrivano in continuazione, i criminali non si riposano mai, la gente normale nelle ferie va a fare la gita prendendo l'autostrada e la domenica a pranzo si portano i pasticcini ai suoceri (portare i pasticcini ai suoceri ha uno scopo sociale... è per il quieto vivere). Quindi c'è un perché ben definito. Ma che questa cultura del "lavoro domenicale" si diffonda a tutti gli ambiti, beh, è qualcosa di malsano, ritengo. Eppure succede.

Opinione personalissima: sarà la crisi che porta a fare sempre più sacrifici, ma che sull'altare del lavoro venga sacrificato anche il giorno del Signore, beh, è sintomo che qualcosa sta cambiando nella cultura. Noi in Italia ormai ci siamo quasi abituati. Alla domenica ci sono frotte di famiglie pigre o annoiate che passano la giornata al centro commerciale, puntualmente aperto. "Dove andiamo oggi? Andiamo a farci un giro al centro commerciale?" E così intere comitive famigliari, nonni al seguito, la domenica pomeriggio vanno in pellegrinaggio al Carrefour, facendo tappe nei negozi di vestiti, libri, scarpe, tecnologia, fino alla meta ultima, il supermercato. Avete presente l'alba dei morti viventi di Romero, l'allegorica scena degli zombi nel centro commerciale che anche cadaverici spingono i carrelli "ricordando quello che facevano in vita"? Ecco, da noi li vedi. E il rischio di trasfomarsi in zombi squattrinati della domenica mattina è sempre incombente, quando non ci si pone più il problema del fatto che è un giorno feriale...

Però in Ticino non è così e a me questa cosa crea una grossa domanda esistenziale cosmogonica: perché noi sì e voi no? 

L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, sta scritto nella nostra Costituzione e forse questo ci ha letteralmente fregato perché siamo schiavi di un sistema che ormai va in un certo modo. Ma in Ticino, e la cosa di questi tempi viene profondamente ponderata, siete davanti al bivio. Ci sono posti che per vocazione turistica, devono lavorare la domenica, su questo non ci piove. Ma per gli altri, siete ancora in tempo. Cosa c'è di diverso da noi? Per come la vedo io, questa storia della "pace del lavoro", che da frontaliere mi piace tantissimo, è un valore che fa la differenza e va preservato con le unghie e coi denti, fino all'ultima goccia di sangue.

Viviamo in una cultura in cui tutto è sempre più votato al profitto, ma c'è ancora qualcosa da salvaguardare. E il non lavorare alla domenica deve rientrare a pieno titolo in quella convenzione lì, tra sindacati e aziende, che tutela il lavoratore da un uso improprio del potere contrattuale. Vade retro, lavoro domenicale. Anche se tutto il mondo va in quella direzione, bisogna per forza adeguarsi? Vale la pena?

Io non lo credo e penso che su questo siamo d'accordo, almeno con la maggior parte dei ticinesi. Perché se la domenica i negozi sono chiusi, bisogna PER FORZA ingegnarsi per fare altro, che sia una gita, riposarsi, andare a trovare amici. Ma con il negozio aperto, la tentazione è fortissima. "Andiamo a vedere quel paio di scarpe, visto che in settimana non faccio in tempo..." mi tenta ogni tanto mia moglie, che aggiunge, sperando che la cosa a me alletti "Così ti puoi comprare qualche vestito nuovo". Beh, a parte il fatto che non sono proprio il tipo a cui piace passare ore a provare maglioni e camicie, fortunatamente in casa nostra vige ancora la politica della domenica NON al centro commerciale, anche se ogni tanto la regola va rammentata.

Quando qualche anno fa, allo slogan "combattiamo la crisi" qualcuno dei nostri governanti (non ricordo chi, cambiano troppo in fretta) ebbe la brillante idea di liberalizzare l'apertura domenicale dei negozi, fu l'inizio della fine. Fu la picconata finale alla famiglia, alle tradizioni, un'altra tromba dell'apocalisse culturale che si sta compiendo. C'è un giorno che è fatto per il riposo, in cui la famiglia sta insieme perché nessuno lavora o va scuola. Quindi cari ticinesi, prima di pensare che sarebbe comodo poter andare a fare la spesa alla domenica, voi che siete ancora in tempo, pensate bene alla direzione che volete prendere a quel bivio e a cosa va dedicata la domenica. 

Se volete scrivermi per commentare, sostituirmi in un turno domenicale, o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete contattarmi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis.

 

 

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