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Ma gli svizzeri dove vanno in vacanza?

03.09.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 19:47

34.ma puntata. All'estero, anche lo svizzero (come l'italiano, ma per diverse ragioni...) si riconosce: ha sempre qualcosa di rossocrociato con sé. 

- ATTENZIONE, NON È UN ARTICOLO, È UNA RUBRICA SEMISERIA, UN PO’ IRRIVERENTE E IN CUI SI FA IRONIA, ESTREMIZZANDO E MISTIFICANDO LA REALTA'. ASTENERSI LETTORI SERIOSI. OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, COSE E FATTI REALMENTE ACCADUTI IN TICINO NON È CASUALE. NESSUN ANIMALE O FRONTALIERE È STATO MALTRATTATO DURANTE LA REALIZZAZIONE DI QUESTA RUBRICA. A PARTE UNA MUCCA PELOSA SCOZZESE -

di Andrea Finessi

Eccomi qua tornato a scrivere, dopo un po’ di ferie. Ma voi, voi lettori svizzeri, siete andati in vacanza? Avete viaggiato un po’? Perché io ho sempre l’impressione che gli svizzeri non vadano in ferie. O perlomeno, se lo fanno, che restino in Svizzera. E forse è proprio così visto che fondamentalmente intorno avete quasi tutto, montagne bellissime, laghi e laghetti, grandi distese verdi con paesaggi e mucche “da cartolina”.

C’è chi non va all’estero per questo e poi c’è chi resta a casa perché non vuole “stressarsi”. Come un mio conoscente che ogni tanto mi dice che ha preso ferie e poi… me lo ritrovo in giro in paese, sempre in Ticino. “Neanche quest’anno sei andato via?” Gli chiedo. E la risposta puntualmente è questa: “Ma va’,  se vai in giro ti becchi il traffico, spendi un sacco di soldi e se ti va male, ti cucchi pure il maltempo. Inoltre magari ti succede pure qualcosa. Quindi, in definitiva, ti stressi. Tanto vale star qui, dove ho tutto”. Fatti gli scongiuri del caso, in me emerge sempre il mio lato “agente del turismo” e provo sempre a promuovere qualche strana località in cui non piove mai, che costa poco, e dove non c’è nessuno (tipo il Sahara o alle pendici del vulcano Krakatoa). Ma non ho molto successo, anche perché il suo “qui ho tutto” lascia poco spazio ai miei vulcani.

C’è poi un altro tipo, di svizzero, che se va all’estero, non va troppo lontano e che fissa una distanza massima da casa, oltre la quale non si può andare. Generalmente si tratta di quello che ha una percezione delle distanze che non si basa su unità di misura universali come i “chilometri” o le “miglia”. Bensì su scale totalmente differenti, tipo “montagne”, “laghi”, “ponti” e “fiumi”. Ad esempio, prendendo il momò che per qualche rara circostanza deve andare a Bellinzona, generalmente ti direbbe “oggi vado in viaggio” “dove vai di bello?” “Nel Sopraceneri, nella Capitale. Dista un lago e mezzo, un ponte e tre montagne”. Le distanze sembrano dilatarsi e così anche una città come Milano, viceversa per un bellinzonese ad esempio, diventa come Bombai: una località esotica, molto lontana e pure pericolosa... lontana un sacco di laghi, di ponti, montagne, semafori e rotonde.

Ma è per tutti così? No, perché c’è una fetta di svizzeri “raminghi” a cui invece piace girare. Gente generalmente cresciuta studiando a Zurigo o Friborgo, se non in Italia, a cui piace viaggiare e visitare località anche a distanze “siderali” (nella scala svizzera di quelli sopra).

Quello che accomuna tutti però, e ne ho avuto la prova quest’estate, è che anche gli svizzeri, così come gli italiani (che li identifichi ad un ponte di distanza) li riconosci già da lontano.  

Come?

Quest’estate sono andato in capo al mondo, si può dire, in Scozia. Dovete sapere che gli scozzesi sono molto attaccati alla propria patria, che non è l’Inghilterra, bensì proprio la Scozia (guai a dire ad uno scozzese che è inglese… ). Perciò fuori dalle case, soprattutto in questo periodo in cui si avvicina il referendum sull’indipendenza della Scozia dal resto della Gran Bretagna, si vedono tante bandiere scozzesi. Quindi immaginatevi una fila di casette inglesi, tutte con fuori la loro bella bandiera blu e bianca... tutte, tranne una. Quella in cui erano in vacanza degli svizzeri che, ovviamente, anche all’estero, si portano dietro la loro bandiera rossocrociata. Eccoli lì.

Certo, la cosa mi ha strappato un sorriso. Ma ritrovare la svizzeritudine, a migliaia di chilometri da qua, mi ha fatto venire anche un po’ di nostalgia. Di quel tipo di nostalgia che prova don Camillo quando non c’è Peppone. E soprattutto - devo ammettere - che la cosa un po’ mi abbia fatto anche sentire a casa, al punto da essere quasi tentato di andare a bussare... per portare i miei saluti “frontalieri”!

Se volete scrivermi per commentare, chiedermi l'indirizzo di Krakatoa o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete contattarmi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis.

 

 

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