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Ma tu, azzurro, la fai la spesa in Ticino?

23.12.2013 - aggiornato: 25.11.2015 - 19:08

Quarta puntata: c'è chi dice che i frontalieri non lascino un franco in Ticino. Ma alle casse nessuno chiede la carta di identità. C'è chi la spesa la fa eccome, ecco cosa comprano, ad esempio quelli come me...

(Key)

di Andrea Finessi

“Gli italiani non lasciano mai un franco in Svizzera. Vengono qui, lavorano, prendono i soldi e non ci lasciano nulla”… quante volte che ho sentito ripetere questa litania straziante con cui si cerca di fomentare il mal di pancia. Un po’ come buttarsi nel Ceresio di notte dopo una fondue. La senti dire dai commercianti, la senti ripetere come un mantra insieme alla frase, “eh, è finita l’epoca d’oro della vendita di sigarette e cioccolato”, la senti dire ogni volta che si parla di commercio, nella fascia di frontiera. E a me viene il fuoco di Sant’Antonio. Sì, l’epoca della cioccolata e del tabacco è finita, facciamocene una ragione. Anche perché le sigarette costano perfino meno in Italia, e la cioccolata... No, va bene, non discutiamo.

Scusate ma, andiamo un attimo a fondo della cosa, partendo dal fatto che, ad esempio, il sottoscritto badòla invece di soldi in Ticino ne lascia, eccome. E non intendo per l’imposta alla fonte (anche quella, ma forse con quella mi ci pago una manciata di asfalto e qualche lampadina da lampione di cui usufruisco in terra confederata…), intendo proprio dire la spesa, quella al supermercato, quella che ogni tanto faccio e che, quando arrivo in cassa, mi fa quasi venir voglia di tirare fuori la carta d'identità, per dire alla cassiera che anche noi italiani facciamo qui la spesa. Vedete, io sono goloso, mi piacciono le cose buone e mi piace assaggiare piatti particolari, resi ancora più buoni dal fatto che magari non li trovo in Italia. Quindi capita spesso che io vada a farmi un giro per supermercati ticinesi a cercare come un cane da tartufo piatti e pietanze da aggiungere alla mia collezione di sapori. E cosa compro? Quelle cose che si trovano solo qui e che quando le porto a casa, in Italia, è una festa. Ad esempio: vogliamo parlare degli zwieback? Delle frittelle di Carnevale rotonde, leggere come fogli di carta velina e che si sciolgono in bocca? O di cervelas e bradwurst? Vogliamo parlare delle varie fondue, della raclette, dei carrè di costine di maiale marinati? E del rösti in busta, già pronto? Vogliamo discutere della selezione di formaggi d’alpe, di quelli della Val Poschiavo, dello zincarlìn? Oppure, alimentari a parte, sapete dove spendo i miei soldi? So quello che i simpaticoni stanno pensando, ma no, non sono il tipo. Comunque, li spendo in negozi come il Military MegaStore di Stabio, o al FoxTown di Mendrisio, o nei negozi del Serfontana, dove ho comprato una collana per mia moglie e vendono giochi in scatola introvabili o in qualche negozio di articoli sportivi a Grancia… insomma, dove trovo cose belle, magari non sempre a buon prezzo, ma particolari e, soprattutto, che difficilmente trovo in Italia. Per me è un po quando vado in Valsassina: non posso non mangiare i pizzoccheri o la bresaola

Non è vero che non spendiamo in Svizzera, volete chiedere a quella “volpe” di Silvio Tarchini, quale sia la maggiore clientela del FoxTown? Lo sapete già. Della benzina – nel Mendrisiotto ci sono più distributori che panchine, ancora un po’… - ce ne siamo dimenticati? Insomma, cari voi commercianti, che ben conosco, forse sarebbe il caso di capire che non si può pensare che il cliente italiano cada dal cielo come una meteora per caso nel vostro negozio con il borsello pieno, e una gran voglia di spendere. Soprattutto nel momento in cui a pochi chilometri si ha lo stesso prodotto che c’è in Ticino, ma con un bel risparmio, oggi come oggi la gente si fa due conti in tasca e va dove spende meno. E questo discorso vale anche per i ticinesi (“aarghh… colpiti al cuore!”), magari non tutti, ma quante famiglie una volta al mese prendono su la macchina e vanno a fare spesa in Italia? Allora su cosa puntare? Come fare? Beh, io nel mio piccolo una analisi di mercato ve l’ho fatta. E il mio consiglio è vendete prodotti di qualità e che non si trovano da altre parti, la vostra “bresaola”. Perché il mantra non serve e, soprattutto, più che il lamento, per attirare certa clientela che magari ignora le cose buone e belle del Ticino, basterebbe fargliele conoscere. Chissà che magari non se ne innamori, così, come è capitato a me. 

Se volete scrivermi per commentare, avere consigli per gli acquisti o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete scrivermi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch.

 

 

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