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Nel bunker, in attesa della fine del mondo

10.09.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 19:47

35.ma puntata. Un tour nei rifugi antiatomici sottocasa, tra bottiglie di vino, salami, cianfrusaglie e tutto quello che non serve, in attesa della prossima imminente catastrofe. 

- ATTENZIONE, NON È UN ARTICOLO, È UNA RUBRICA SEMISERIA, UN PO’ IRRIVERENTE E IN CUI SI FA IRONIA, ESTREMIZZANDO E MISTIFICANDO LA REALTA'. ASTENERSI LETTORI SERIOSI. OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, COSE E FATTI REALMENTE ACCADUTI IN TICINO NON È CASUALE. NESSUN ANIMALE O FRONTALIERE È STATO MALTRATTATO DURANTE LA REALIZZAZIONE DI QUESTA RUBRICA. A PARTE DEI GAMBERETTI LIOFILIZZATI -

di Andrea Finessi

La prima volta che mi dissero che sotto il GdP c’era un bunker non ci volevo credere. Mi son fatto dare le chiavi e sono corso giù a vederlo con i miei occhi. Un vero rifugio antiatomico, con tanto di filtri per l’aria, bagno privato e un po’ di mobilio, con grosse porte di metallo per chiudersi dentro. Roba da fine del mondo.

Ero stordito dall’idea. Soprattutto dall’aver saputo, dal basso della mia ignoranza di allora sulla Svizzera, che era praticamente obbligatorio averne uno o averne uno di riferimento. Così la sera tornai a casa, ma la notte faticai a prender sonno, continuavo a pensarci. Finché non mi addormentai e, ovviamente, feci incubi: sognavo di rimanere chiuso nel bunker, mentre cercavo di correre fuori a prendere la mia famiglia per portarla al sicuro. Ma non riuscivo ad uscire. Fino a che non arrivò la bomba. Mi sono svegliato in un bagno di sudore, pieno di paura.  

E il fatto che sotto ogni casa (o quasi) ce ne sia uno, ha per me un che di inquietante. Come se l’apocalisse fosse dietro l’angolo.

Però è giusto essere pronti. È una caratteristica generalizzata per cui la Svizzera ha la stima di tutto il mondo. E lo dico anche perché sono un “prepper” ( che non c’entra nulla con quelli che fanno canzoni in rima…).  Un prepper è uno di quelli che fa scorte di cibo e ha pronti due zaini pieni di beni di prima necessità, in caso di catastrofe, per farla breve. Così se avessi un bunker, avrei praticamente la stanza perfetta per fare le mie belle scorte di scatolette di fagioli, tonno, simmenthal, pasta liofilizzata con minuscoli gamberetti duri e barili di proteine in polvere. Ma quanti effettivamente si “preparano”? Quanti si preparano alla fine del mondo? Perché ho avuto modo di vedere che c’è uso e uso, per un bunker…

Per esempio, c’è chi si prepara al temuto attacco nucleare, alla catastrofe ambientale e all’invasione di zombi, facendo scorta di salami e formaggi, nel bunker. L’ambiente è ideale, meglio di una cantina, senza muffe o intonaco sulle pareti e via, ci si mettono le conserve della nonna e la scorta di gazzosa. Un bel magazzino per la propria produzione personale di latticini. In fondo bisogna metterci quello, no, “cibo”? Poi già che ci sta, ci si mette pure qualche bottiglia di vino, un tavolo con quattro sedie e un bel tagliere con coltello …

C’è anche chi il proprio bunker lo riempie di mobili vecchi, elettrodomestici, televisori e scatole di libri. Probabilmente lo fa perché così, nella malaugurata sorte di doversi chiudere nel bunker per via di una nube tossica, almeno avrebbe con che tenerti impegnato.

Ma il miglior uso l’ho visto di recente: un rifugio utilizzato come locale per farci il vino e i distillati. Roba forte, per tenerti sempre sbronzo in attesa che finisca il fallout. E vorrei proprio vedere per quali altri scopi viene utilizzato, il bunker… Insomma, spesso vengono utilizzati per tutt'altro scopo, rispetto al loro uso originario. 

Tutte questioni che ogni tanto emergono anche al parlamento federale, soprattutto in merito ai bunker militari costati fatica e denaro in tempi bui della storia e che ancora oggi costano miliardi di franchi per essere mantenuti. Vale la pena? Molti direbbero di sì. Altri alzano le spalle e dicono “massì, ci fai la cantina”. In pochi dicono di no. E così quei circa 300mila bunker che ci sono in tutta la Svizzera restano lì, in attesa della fine del mondo e in grado di assicurare a circa il 95% della popolazione un luogo in cui rifugiarsi. Il 95%, mica a tutti. E il restante 5%, chi sono? Ve lo dico io, saremo noi frontalieri che quando partono le sirene pensiamo che sia arrivata l’ora di uscire dal lavoro…

Se volete scrivermi per commentare, invitarmi nel vostro bunker o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete contattarmi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis.

 

 

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