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A ognuno la sua Billag

06.05.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 19:57

23.ma puntata sul perché pagare il "canone" sia una necessità per mantenere candido e immacolato il proprio curriculum di onestà... e su quello che non viene detto nemmeno da "Fabio e Mingo".

Fabio e Mingo, con tanto di dito accusatore.

- ATTENZIONE, NON È UN ARTICOLO, È UNA RUBRICA SEMISERIA, UN PO’ IRRIVERENTE E IN CUI SI FA IRONIA, ESTREMIZZANDO E MISTIFICANDO LA REALTA'. ASTENERSI LETTORI SERIOSI. OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, COSE E FATTI REALMENTE ACCADUTI IN TICINO NON È CASUALE. NESSUN ANIMALE O FRONTALIERE È STATO MALTRATTATO DURANTE LA REALIZZAZIONE DI QUESTA RUBRICA. A PARTE UN CANE IMPIOMBATO –

di Andrea Finessi

Una delle buone ragioni per cui trasferirsi in Ticino, oltre al lago,  alle montagne, ai grotti, alla pace del lavoro, ai trenini e al conto corrente senza commissioni... è la RSI, in particolare per i canali televisivi. Ricordate che sono italiano e vivo in Italia? Dalle mie parti ci sono 999 canali circa sul televisore. Quanti ne guardo? Dieci. Spostati tutti all'inizio e raggiungibili senza stress da telecomando. Non pago abbonamenti a tv private e quindi mi devo accontentare, ma tra i miei dieci canali accettabili non ce n'è uno che regga il confronto con La1 e La2. Perciò... sì, a me piace la RSI, perché fanno trasmissioni "diverse" e fanno anche bei film, anziché le solite fiction stracciaballe che ci propinano in Italia. Detto ciò, come la tv svizzera è una buona ragione per apprezzare il Ticino, c'è anche una ragione per cui NON mi trasferirei in Svizzera ed è... la BILLAG!

Farò un giro lungo ma mi spiego.
Dovete sapere che chi scrive è un onestissimo cittadino. Sono uno di quelli che davanti alla cassiera del supermercato che sbaglia a dare il resto dando più del dovuto, restituisce indietro il denaro. Sono uno di quelli che paga sempre tutte le tasse al centesimo, dichiarando in Italia perfino quanto ha sul conto corrente in Svizzera (quattro noccioline, di solito). Sono uno di quelli che quando ha una "mora" da pagare, perché ha pagato in ritardo, anche se a palle girate, dice: "Che mi serva da lezione! Cosa succederebbe se tutti pagassero in ritardo!". Forse non modesto, ma onesto sì.

Il punto è che, in tutto questo candore di onestà e pura onestitudine, ho una macchia indelebile sul mio curriculum angelico: non pago il canone RAI. E non intendo farlo.

Forse domani mi troverò - di nuovo - i famosi ispettori della RAI, con i loro spolverini impolverati e i capelli unti, con i baffetti neri e le scarpe senza lacci, a bussare a casa mia. Oppure la Guardia di finanza a suonare al campanello, con un giovane finanziere tutto sorridente pronto a impiombarmi l'antenna, il telecomando, la radio e, già che c'è - gli chiederei - il cane abbaione del vicino. Però non cederò, perché per me, il canone RAI è una vera e propria ingiustizia.

Una volta sono venuti a casa mia, dopo una decina di cartoline che ho sempre usato per accendere il barbecue. Le prime simpatiche e cordiali: "Entri anche lei a far parte della grande famiglia RAI, diventi un abbonato!". Poi i toni, poco alla volta sono cambiati... "La stiamo aspettando nella nostra grande famiglia. Le diamo tempo altri sei mesi". Diventando intimidatori... "Non abbiamo ancora ricevuto il canone dello scorso anno, quindi quello di quest'anno è doppio. Più la mora". Infine di vera e propria minaccia: "Visto che i nostri accomodanti tentativi di venirle incontro sono andati a vuoto, contattateremo l'Agenzia delle entrate e provvederemo a muoverci per vie legali nei suoi confronti".

Da ultimo sono arrivati loro, gli ispettori. Diversi da come me li aspettavo: sembravano più tipo Mingo e Fabio di Striscia la notizia (anche se Mediaset...). Uno parlava, l’altro silenzioso. Mingo: “Siamo gli incaricati dalla RAI. Lei è il Signor Finessi?”"Non potete entrare" dissi loro, "non guardo la tv, non ascolto la radio, non ho smartphone, nè computer, andate via!" dissi con tono isterico. Nessuna reazione, Mingo scrisse su un foglio che teneva in mano, in silenzio, e sempre in silenzio se ne andarono, a piedi, così come erano arrivati, tipo fantasmi. SWOOSH… Mai più visti e mai più viste cartoline RAI. Un giallo.

Tornando a noi però, per definizione il canone è un abbonamento, non dovrebbe essere una tassa dovuta. E per me è un’ingiustizia, così. Chiamatemelo “tassa tv” e – tutto felice di mettere un altro timbro sul mio quasi immacolato curriculum di onestà – andrei dritto per dritto in posta a pagarlo. Ma così mi rode. E se venissi in Svizzera sarebbe uguale. Perché la Billag non è una tassa e, oltre a costare non poco (460 franchi all’anno sono un bel gruzzolo), è di per sé un’azienda privata che si definisce Ufficio svizzero di riscossione dei canoni radiotelevisivi. Quindi non si chiama tassa nemmeno qui. Il vero problema però è che se dalle mie parti la riscossione del canone RAI  funziona cosìcosì, da quel che ne so sul territorio confederato funziona eccome, anche se si avesse l’antenna in cima al Cervino.  E i "mastini della Billag" quando ti trovano in difetto, ti guardano con lo sguardo da rottweiler, quello che non lascia scampo. Così poi paghi tutto dal giorno in cui hai inserito per la prima volta le chiavi nella toppa di casa.

Io che sono abituato a non pagare il canone, farei proprio una gran fatica a digerire tutto ciò. Per convincermi, forse dovrebbero dirmi che la Billag non è un abbonamento, ma una spesa che permette le teleradiocomunicazioni. Dirmi che è una spesa necessaria per il servizio pubblico, affinché la radio e la tv di Stato funzionino e abbiano quella buona qualità apprezzata all'estero. Dirmi che si paga per poter avere la tv in quattro lingue, compreso l'italiano (se non si pagasse, probabilmente ora in Ticino si guarderebbe la tv solo in tedesco...). Ma qualcuno lo dice? A noi in Italia per il canone RAI nessuno dice nulla di simile. E così “l’abbonamento” continua a sembrare solo una tassa mascherata, da pagare... 

Se volete scrivermi per commentare, spedirmi una cartolina per accendere il barbecue, o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete contattarmi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis. 

 

 

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