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In strada: cavalcando l'onda verde

25.02.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 20:03

Sulle strade ticinesi un inspiegabile fenomeno... inspiegabile per un italiano. 13.ma puntata 

di Andrea Finessi

Sono quasi sei anni che vengo in Ticino e ancora c’è una cosa che non riesco a spiegarmi. La vedo tutti i santi giorni e probabilmente è lì, davanti ai miei occhi, ma resta ugualmente inspiegabile, per me. Qualcosa che sfugge, come un’ombra all’angolo degli occhi e che, quando ti giri per vedere cos’era, non c’è più. Nulla, sparita. L’ho immaginata? Sarà successo davvero? Mah, che paura, però. Un mistero così profondamente misterioso, da essere misteriosamente incomprensibile. Più di una volta ho tentato di darmi plausibili motivazioni, ma la mia mente fatica ad accettarne le implicazioni nella realtà e rischierei di impazzire, se dovessi credere che una di queste spiegazioni possa avere una qualche base scientifica… Di cosa sto parlando, dirà il mio caro lettore, dopo 700 battute (spazi inclusi) di blaterare sconclusionato? Non di innominabili creature aliene apparse nel Ceresio, non di oscure visioni apparse sulla copertina de “Il Diavolo” e nemmeno di imperscrutabili enigmi letti nei fondi di caffè Chicco D’Oro… sto parlando di vera magia. Magia rossa, magia gialla e magia verde: la magia dei semafori ticinesi.

A voi forse sembrerà normale, ci sarete abituati, vi hanno insegnato a non porre certe domande a scuola, non lo so, ma a me, il funzionamento dei semafori ticinesi sembra magia. Non sto parlando del fatto che prima del verde scatti il giallo, quello è un fatto praticamente normale, succede in diversi Paesi del nord Europa. E’ logico e ragionevole, una cosa intelligente insomma (ed essendo una cosa normale, logica e intelligente, una volta passato il confine per tornare in Brianza, mi assale una improvvisa nostalgia del Nord Europa quando arrivo al semaforo di Fino Mornasco…). Sto parlando dell’”onda verde”, come si dice a Milano. Quella che nel capoluogo meneghino  puoi “cavalcare” quando ti immetti sulla circonvallazione… a patto di viaggiare in senso orario altrimenti ti ciucci tutti i rossi dell’universo. Sto parlando della grande magia verde del semaforo incantato ticinese.  Quella che quando ti avvicini ad un incrocio col rosso, e non ci sono macchine ferme negli stop perpendicolari, il tuo semaforo ad un certo punto, proprio mentre arrivi tu, come se ti vedesse arrivare, diventa prima giallo e poi verde. E succede ogni benedetta volta… Tanto che se non sei Harry Potter con la bacchetta che spara il famoso incantesimo “ingrogio” dici: “Che culo! Wow, incredibile! Anche oggi arrivo e scatta il verde! E’ il mio giorno fortunato, mo’ vado a giocare al lotto!” E così via.

A me dopo un po’ (dopo poco, dai, non sono così stupido…) la cosa ha cominciato a puzzarmi. E no, non c’entravano gli avanzi di pollo chiusi nella borsa della schiscetta chiusa nel bagagliaio d’estate…  Nemmeno la peperonata. C’era qualcosa sotto e non c’entrava con la fortuna. Così ho cominciato a farci caso, ai vostri semafori. Quelli più incredibili, sono quelli che diventano rossi mentre sei ancora ad una ventina di metri dallo stop e ti avvicini velocemente… stai per frenare, quando… TA-DAAN!!! Il rosso diventa giallo in un battibaleno e poi - succede la magia - verde. E’ magia. Ovvio. Non c’è altra spiegazione. Succede solo a Gastone sul Topolino una cosa così, non nella realtà. Sennò come succede?

Spiegazioni ho provato a darmene, davvero. Visto che non ci sono fotocellule o sensori visibili, a meno che non siano mimetizzati da pietra o coniglietto pasquale (in Ticino i coniglietti pasquali di cioccolato si possono trovare ovunque. In farmacia, nelle librerie… ovunque!) la mia fantasia ha viaggiato. Dapprincipio ho pensato alle cose più razionali, come i sensori, appunto: sui pali, agli angoli delle strade, perfino sotto al manto stradale, ho pensato. Ma no, non ci sono, non li ho mai visti. Specialmente sui pali. Sotto l’asfalto, invece, figuriamoci: come funzionano? mettono delle piastre che calcolano il peso delle macchine? Impraticabile e oneroso. Allora una telecamera posta da qualche parte, mi sono detto, con persone che controllano i semafori e fanno scattare il verde al momento giusto. Ma fare una cosa del genere significa mettere una persona a lavorare per controllare un singolo semaforo. Va bene creare lavoro, ma così forse sarebbe un po’ troppo. Anche se così si potrebbero giustificare quei 60mila frontalieri che ci sono in giro…mmh... no, funzionano troppo precisamente. Autoironia a parte (anche se noi frontalieri duri e puri siamo precisi. Bisogna esserlo o diventarlo, nella patria della precisione), potremmo attribuire il funzionamento dell’onda verde a dei calcoli perfetti su base oraria e probabilistica? Equazioni così complesse di matrice quantistica spinte agli estremi della scienza di confine (anzi, di frontiera) al punto da rasentare la fantascienza? Qui già ci avviciniamo ad una spiegazione quasi accettabile. Ma ciò implicherebbe un mente talmente geniale che il solo fatto di pensare che un tale genio possa essere impiegato per progettare dei semplici semafori, è una follia tale da far piombare tutti nella più profonda stanza imbottita dell’ospedale sociopsichiatrico di Mendrisio in preda a convulsioni e spasmi balbettanti.

Perciò resta una sola e unica spiegazione. La magia.

Oppure, il fatto che non mi sia mai messo davvero a cercare la fotocellula. Cosa volete, che mi fermi all’incrocio quando ho il verde?!

Se volete scrivermi per commentare, insegnarmi a fare il trucco magico del semaforo, o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete contattarmi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis. 

 

 

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