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Un Primo Agosto da italiano

01.07.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 18:51

30.ma puntata sul Natale della Patria, vissuto da un italiano in Ticino. Quel giorno dal sapore antico che unisce un popolo. E che va vissuto.

Rossocrociati... nei dettagli.

- ATTENZIONE, NON È UN ARTICOLO, È UNA RUBRICA SEMISERIA, UN PO’ IRRIVERENTE E IN CUI SI FA IRONIA, ESTREMIZZANDO E MISTIFICANDO LA REALTA'. ASTENERSI LETTORI SERIOSI. OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, COSE E FATTI REALMENTE ACCADUTI IN TICINO NON È CASUALE. NESSUN ANIMALE O FRONTALIERE È STATO MALTRATTATO DURANTE LA REALIZZAZIONE DI QUESTA RUBRICA. TRANNE "ALFETTONE" -

di Andrea Finessi

Oggi è il 1 luglio. Tra un mese è il 1 agosto. Per la maggior parte del mondo è un giorno come un altro. Non proprio come, ad esempio, il 14 gennaio o il 5 aprile… ma di solito è un giorno come un altro. Anche se fa più caldo. Sto divagando? Sì. Perché non è facile arrivare a dire e spiegare perché il Primo Agosto NON è un giorno come gli altri. Per gli svizzeri infatti è il Natale della Patria. Già, in Svizzera si festeggiano due natali, quello di Gesù e quello della Patria. E quando dico ai miei amici badìn che il Primo Agosto è il Natale della Patria e quindi non si lavora, mi guardano sempre storto.

Mi sento sempre un po’ in imbarazzo quando devo spiegare cos’è, ma non so bene perché. E’ facile spiegare che si fa festa al Corpus Domini, all’Ascensione o per S. Giuseppe. Dici che è una festa religiosa e tutti capiscono. Ma la parola Natale, fuori da un contesto religioso, non è un concetto così facile da assimilare. Bisogna distruggere gli schemi mentali. Soprattutto quando dico (sempre ai miei soci badola) che quel giorno in ogni Comune svizzero la gente scende in piazza a cantare l’inno svizzero, che in ogni Comune c’è qualcuno che fa un lungo discorso e che poi si festeggia in tanti modi. Solitamente gli italiani strabuzzano gli occhi e fanno un passo indietro, come se potessi attaccar loro quella strana malattia che  si chiama patriottismo.

Devo ammettere che anche io inizialmente avevo una reazione molto simile. C’era qualcosa che non mi tornava e così per sciogliere le mie perplessità e trovare risposte, ricordo che una volta salii a bordo del mio cavallo Alfettone e cavalcai fino alla Grande Biblioteca di Mendriis Tirith per poter studiare gli antichi tomi digitali. Mi ci vollero ore e ore chino sui testi prima di avere la chiave di lettura. E la chiave di lettura fu… che avrei fatto prima a chiedere al mio collega Rolf.

Fu lui infatti a dirmi: “Ma che ne vuoi capire te che sei ‘taian? L’Italia esiste da solo 150 anni, la Svizzera c’è da quasi 750 anni!”. E allora vidi la luce. E capii perché c’è questo attaccamento al 1.o Agosto, un attaccamento che risale al Patto eterno del Grütli, stipulato nel 1291 nei primi giorni di agosto sul famoso praticello. Insomma torniamo sempre lì, a questa storia del patriottismo, che negli italiani è emerso con la Grande Guerra e la Seconda Guerra Mondiale, e poi coi Mondiali di calcio… un altro tipo di guerra, ma sempre guerra è. E’ questo essere patriottici?

Sono andato spesso ad assistere alla festa del Primo Agosto: ho ascoltato Consiglieri di Stato, Nazionali, perfino Federali. E ciò che mi stupisce, è che spesso in questi discorsi non si raccontano favolette o si dicono solo grandi parole. Spesso si parla anche dei problemi che ci sono, delle sfide che un Paese deve affrontare, di una comunità che si deve muovere unitamente per far funzionare le cose. In Svizzera non va tutto bene, non è tutto perfetto, come si pensa spesso da fuori. Ci sono problemi come in qualsiasi parte del mondo, anche se forse diversi. Eppure le cose effettivamente funzionano. Perché quel che vedo anche, da italiano, è che i problemi di solito si affrontano e il Primo Agosto diventa solitamente l’occasione per fare un po’ il punto e richiamare tutti al proprio dovere. Ecco, se dovessi dare una definizione del patriottismo, di cosa significa amare il proprio Paese, è questa: l’aiuto reciproco di una comunità che vive nello stesso Paese. Esattamente il nocciolo del patto di mutua assistenza che fecero sul praticello, nel 1291.

Tornando al nostro Natale della Patria, dico la verità: io, che non sono svizzero, non me la sento di festeggiare o cantare un inno che nemmeno conosco. Mi sembrerebbe di fare qualcosa di falso, una presa in giro. Così solitamente lavoro, il Primo Agosto, anche per lasciare godere la giornata di festa al mio collega. In fondo è un giorno come un altro per gli italiani, no? Eppure penso sempre che quello è il mio modo - più che di festeggiare - di onorare quel giorno nel Paese che mi ha dato proprio il lavoro.

E così, con la solidarietà ai colleghi, si impara anche cos’è il “mutuo soccorso”. 

Se volete scrivermi per commentare, provare con me un'allocuzione del Primo Agosto, o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete contattarmi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis.

 

 

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