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Un tetto agli stranieri? Possibilmente vista lago, grazie

04.02.2014 - aggiornato: 25.11.2015 - 19:09

Decima puntata: in cui si parla di barche, ex galeotti e capelli. E di votazioni federali.

"Luisa, a che numero siamo?"

di Andrea Finessi

Anche questo fine settimana, in Svizzera, si va a votare. Si avvicina il fatidico week-end che potrebbe sancire la fine del frontalierato così come lo concepiamo oggi, perché, tra le importanti questioni in consultazione, c’è anche la famosa iniziativa UDC “stop all’immigrazione di massa”. L’idea - come sapranno i meglio informati - è quella di mettere un limite al numero di permessi rilasciati a chi vuole venire in Svizzera, un “tetto” insomma per gli stranieri. Perciò quando ne ho sentito parlare la prima volta, non ho potuto fare a meno di domandarmi in base a quale criterio sarebbe stato fissato questo “tetto”. Siccome non mi è chiaro, in caso di vittoria del sì - e forse non è chiaro anche ad altri – quale sarebbe il metodo di rilascio o meno dei permessi, ho pensato che se la cosa non è ancora ben definita, magari Berna avrebbe accettato suggerimenti… anche dalle parti in causa.

Perciò, senza fare politica in questo spazio, e da “straniero”, qualche proposta io ve la faccio. Tutte fattibili, eh! Una sola, due di esse, o tutte insieme. A partire dal “tetto”, che, ad esempio, si potrebbe sì fissare, ma concretamente, vicino al lago, su qualche lido, dove noi frontalieri ci potremmo accampare in attesa che arrivi il nostro numerino. Sì perché se il numero è chiuso, servirebbe una “lista d’attesa”, ma quanto vi costerebbe mettere insieme un simile apparato, stipendiare le persone che rispondono alle email e agli sportelli, in bollette del telefono per chiamare in Italia per dire “Signor Rossi, è stato nominato”… etc.? Costerebbe molto, ma molto meno, invece, usare una spiaggia cantonale (ce ne sono ancora?), mettere lì il “tetto”, anche una tenda basterebbe, e poi piazzare una di quelle macchinette con i numeretti. Migliaia di numeretti, visto che la lista sarebbe molto lunga… Già che ci siete, si potrebbe piazzare pure una “buvette” come dite voi, perché altrimenti finiremmo per portarci le robe da mangiare da casa. Quindi meglio la buvette. In più guadagnereste qualche franchetto, si creano posti di lavoro e se poi volete fare anche un ristorante, la faccenda si fa ancora più grassa. D’estate un grill non guasterebbe e potreste venire anche voi a mangiare i bratwürst e farci compagnia nell’attesa. Poi, quando arriva il turno, si caricano i prescelti sui barconi e li si fa attraversare il Ceresio fino a Lugano, terra di opportunità.

Comunque, se il numerino proprioproprio non fosse possibile, ho pensato che, se passa il sì, si potrebbe adottare un altro criterio: la selezione all’ingresso. Perciò si potrebbe pensare di mettere i “buttafuori”. Sì, dei tipi veramente cazzuti sui valichi, gente che ha la faccia dura per fare più paura,un  veterano di guerra, o ex galeotti, una testa di cuoio dell'unità TIGRIS bernese… insomma un tizio che quando arrivi lì per dire “vorrei andare a lavorare in Svizzera” ti disintegra con lo sguardo gelido, mentre imbraccia con insolito affetto il suo Fass 90. A quel punto, prima che il duro abbia il tempo di abbaiare “raus!” (fuori, in tedesco) lo straniero pezzente in cerca di un posto di lavoro si prende soggezione, gira sui tacchi e se ne va, con la sua valigia di cartone. Föra da i ball, Nordafrica! E chi ha le palle per restare ancora lì, a quel punto deve passare la selezione del “Tu sì. Tu no. Tu no.” In base a cosa? Boh, quella è la vera domanda… Belli o brutti, alti o bassi, grassi o magri, capelli rossi, biondi o viola, capelli lunghi o corti, lisci o ricci, riga da parte, al centro o spettinati… (di capelli, visto che da qualche anno ne sento la mancanza, potrei parlarvene per ore). Oppure ancora ricchi o poveri, famosi o no, simpatici o antipatici, di Como o di Varese… E, già che ci siamo, cambiare ogni anno criterio. Così, giusto per rendere la vita difficile a chi ci prova per poi farsi ogni anno un sacco di risate, contando quanti non si sono aggiornati. Davvero, ci si può sbizzarrire, pensateci!

E se il budget federale fosse davvero così ridotto all’osso. Non c’è problema, basta un foglio, per selezionare a chi dare i permessi. Un foglio, con un’unica domanda. Stile “inganno della cadrega”, si chiede: cosa ci fai con un “rolladen”? Se risponde giusto bene, sul barcone.

Se sbaglia… RAUS!

Se volete scrivermi per commentare, portarmi a fare un giro sul barcone, o anche solo sfogarvi contro un frontaliere, potete scrivermi ad a.finessi[at]gdp[dot]ch. Ah, e scrivetemi anche se volete abbonarvi alla mia rubrica. È gratis. Colgo l'occasione per ringraziare il Signor R. che dopo l'ultima puntata mi ha scritto per spiegarmi con dovizia di dettagli come fare a togliere nel migliore dei modi il bollo autostradale. Ora sono pronto ad affrontarla!

 

 

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