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Angelo Geninazzi: «Una politica verde... Solo per i daltonici»

17.01.2014 - aggiornato: 17.01.2014 - 20:14
di Angelo Geninazzi*
 
 
Vi sono temi che la politica discute in modo più appassionato di altri. Sotto questo aspetto c’è molta carne al fuoco il 9 febbraio prossimo, quando decideremo sulla libera circolazione delle persone o sull’aborto. Ma anche il tema dei trasporti è in grado di riscaldare non poco gli animi. Dimostrazione? L’abbonamento del treno, affinché copra i costi, dovrebbe raddoppiare di prezzo. Vedete, una parte di voi è sussultata sulla sedia. Guai insomma a dire cose di questo genere; l’abbonamento costa già troppo e poi, in fondo, non si può mica dire alla gente di prendere il treno e farglielo pagare troppo. 
 
Proviamo comunque a ragionare sulla politica dei prezzi e sulle sue conseguenze. Oggi gli abbonamenti – non i biglietti singoli – non sono in grado di coprire i costi causati dagli utenti che utilizzano il treno. Anzi, il grado di copertura dei costi mediamente è attorno al 50%, per alcuni trasporti negli agglomerati addirittura inferiore. Dunque, per ogni franco pagato dal viaggiatore, lo Stato ce ne mette almeno un altro. Si tratta di un sussidio bello e buono. Questa politica è difesa da gran parte degli addetti ai lavori, poiché la speranza è quella di aumentare la quota di mercato dei mezzi pubblici rispetto alla strada. In Svizzera abbiamo oggi oltre 400mila persone con un abbonamento generale – che permette viaggi illimitati su tutto il territorio nazionale – treni stracolmi e quotidiani ingorghi sulle strade. Come mai? Perché vendendo sottocosto la mobilità la gente ne approfitta più di quanto non farebbe se il costo fosse superiore (logico). In Svizzera abitiamo sempre più distanti dal posto di lavoro, ma ci mettiamo meno ad arrivarci – i nostri mezzi pubblici sono altamente performanti – e il costo rimane il medesimo. Così chi lavora nelle grandi città, abita sempre più in periferia, costruisce possibilmente una casetta unifamiliare nel verde, contribuendo così all’estensione delle città. D’altronde, perché mai si dovrebbe vivere in città, con affitti più alti, se in più lo Stato ci finanzia per metà il viaggio? Negli ultimi anni, oltre ad aumentare la distanza tra casa e lavoro, è esplosa la superficie media per abitante e gli insediamenti ai margini degli agglomerati si sono estesi sempre più. La politica tariffaria dei trasporti – verde? – è riuscita da una parte a convincere alcuni a lasciare a casa la macchina, ma soprattutto ha spinto moltissimi a viaggiare di più, con la conseguenza di non sgravare la strada, utilizzare in modo poco sostenibile i terreni e non da ultimo a creare buchi sempre più profondi nelle casse federali. 
 
Certamente per risolvere i problemi elencati sopra non è sufficiente intervenire unicamente sulla politica tariffaria dei mezzi pubblici, ma su strumenti come i piani regolatori, per creare maggiori spazi abitativi – a prezzi meno proibitivi – nei centri urbani. È però certo che la nostra politica dei trasporti non è poi così verde come vogliamo far credere. Anzi, incentivando sempre più la mobilità non riusciamo a risolvere problemi che giorno dopo giorno si ripresentano puntuali; parallelamente le nostre città si estendono sempre di più, lo sviluppo degli insediamenti e le zone edificate si espandono a ritmi folli. Possiamo dunque vendere questa politica come “verde”, ma a crederci sono solo i daltonici.
 
*Responsabile di Economiesuisse  per la Svizzera italiana
 
 

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