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Blockchain e contratti intelligenti

13.12.2017 - aggiornato: 13.12.2017 - 18:08

di Paolo Pamini

Su Economando del 20 settembre u.s. si era visto il funzionamento di fondo di Bitcoin ed in particolare la sua utilità non prettamente monetaria connessa alla possibilità di scrivere informazioni nella blockchain. Questa altro non è che un libro mastro pubblicamente accessibile e salvato in modo diffuso con copie presso decine di migliaia di computer nel mondo, così che non sia possibile falsificare il contenuto delle informazioni. Inoltre, per la prima volta nella storia dell’informatica la tecnologia blockchain (di cui Bitcoin è l’esempio prominente, ma non di certo l’unico) permette di certificare la sequenza con cui si scrive in tale libro mastro, rendendo possibile la registrazione di spostamenti di titoli di proprietà e di valore. Il primo uso possibile è quello di tenere traccia del denaro (ecco nate le criptovalute), ma vi sono ben altri usi possibili. Il presente articolo desidera passare in rassegna alcuni di questi.

In generale, su un registro del genere si può scrivere tutto quanto oggi va certificato da un notaio. Verosimilmente i registri di commercio, il catasto o in generale i registri di proprietà verranno prima o poi gestiti con tecnologie blockchain. La pubblicità delle transazioni, se non avvengono dietro pseudonimi o codici cifrati (un aspetto regolatorio più che tecnologico), permetterà pure il monitoraggio in tempo reale da parte delle autorità, in primis quelle fiscali (IVA, poi a tendere anche imposte dirette). A titolo di esempio, è pure ipotizzabile un registro con il quale gestire l’identità elettronica di ogni persona (ossia il registro dei cittadini), che a sua volta permetterebbe di gestire il voto politico elettronico evitando problemi di schede doppie, esattamente così come già oggi non è possibile spendere più volte lo stesso bitcoin.

Un passo ulteriore è rappresentato dai cosiddetti smart contract, veri e propri contratti intelligenti capaci di autoeseguirsi in presenza di determinate condizioni. Per esempio, si pensi ad un biglietto d’aereo elettronico che, nel caso di ritardo dell’aereo così come comunicato dall’autorità aeroportuale d’arrivo, paghi in automatico ai viaggiatori un determinato indennizzo, evitando costosi iter burocratici. La blockchain attualmente leader in materia di smart contract è Ethereum, il cui gettone (token) si chiama ether, retta da una fondazione con sede a Zugo. Proprio per questo motivo attorno alla città svizzerotedesca è rapidamente nato un vivace ecosistema di start-up in ambito di criptovalute. Importante è comprendere che non solo i gettoni di una blockchain (come i bitcoin o gli ether) servono a remunerare i computer che validano le transazioni (ossia che assumono la funzione sociale delle attuali banche e dei notai), ma che tali gettoni vanno preventivamente posseduti da chi intende far funzionare dei contratti intelligenti. In altre parole, serve letteralmente “fare benzina” di gettoni per poter far funzionare i contratti intelligenti. Tutto ciò porta ad una domanda non monetaria di gettoni, bensì connessa all’utilità degli smart contract da far funzionare.
Il limite a tali applicazioni è chiaramente solo l’ingegno imprenditoriale. L’enorme potenziale porta in sé il rischio di una bolla speculativa, perché è difficile fare oggi una valutazione fondamentale dei gettoni di Ethereum, Bitcoin o altre criptovalute, i cui prezzi stanno rapidamente aumentando in queste settimane.

* ETHZ ed Istituto Liberale

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