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Di un Natale metropolitano e globalizzato

21.12.2017 - aggiornato: 21.12.2017 - 08:00

di Sergio Morisoli

© Foto archivio

di Sergio Morisoli

 

Fra cinque giorni è Natale, parto dal titolo di una poesia londinese stupenda di Montale aggiungendogli, mi perdoni, globalizzato. Perché l’identità è fondamentale come punto condiviso per una ripartenza dell’Occidente? E quindi toute proportion gardée anche del nostro piccolo triangolo territoriale. Perché se non ci fermiamo a capire da dove veniamo, dove siamo e dove andiamo, siamo persi. Le bussole (le tecnologie più sofisticate) e le mappe (il pensiero più avanguardistico) sono inutili se non riscopriamo perché l’Occidente è grande, se non ammettiamo con orgoglio e fuori dal politicaly correct che quella occidentale è la miglior società che l’uomo sia mai riuscito a costruire. Tant’è che tutti ci vogliono venire e in molti per invidia la vorrebbero distruggere! 

Se siamo quel che siamo (nel bene e nel male), e se abbiamo saputo fare tutto ciò che sappiamo fare (nel bene e nel male), e se  siamo assolutamente distanti alcuni secoli, in meglio, da altre forme sociali terrestri; è solo e soltanto perché l’Occidente si è sviluppato a partire da un fatto concreto: il cristianesimo. Recuperare l’identità per usarla a nostro vantaggio come leva di ripartenza, comporta ammettere una concretezza: è il cristianesimo che per 20 secoli ha trasformato il mondo. Non con schemi o progetti, ma in un modo rivoluzionario cioè cambiando il cuore di ogni singola persona. Quel cuore che sta poi per intelligenza nel relazionare sé stessi con la realtà nella quale milioni di persone si sono confrontate negli ultimi 2 millenni. Gesù Cristo, quel bambino nato in una grotta, ha dato occhi, orecchie e bocche diverse a chi l’ha voluto seguire per confrontarsi con la realtà.

Il  modo di pensare, di vivere di un gruppuscolo di cenciosi libertari della galilea ha contagiato via via potenti, pezzenti, intelligenti, ignoranti, ricchi, poveri fino a diventare un Popolo numerosissimo (oggi oltre 2 miliardi). Una identità di Popolo che precede confini, regni, sistemi politici e sociali che si sono mutati nei secoli. L’Occidente ripartirà nella misura in cui deciderà e avrà il coraggio di andare a vedere all’indietro, oltre ai soliti due secoli illuministi, quale fu il motore che dalla caduta dell’impero romano  d’Occidente nel V secolo d.C. ha fatto miracoli economici e sociali impossibili altrove e ancora oggi irraggiungibili fuori dai confini delle terre occidentali. Accettando, cioè, il fatto, l’avvenimento cristiano abbiamo assunto la libertà di modificare le circostanze, abbiamo rotto le catene della superstizione e abbiamo preso alla lettera che “l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio” e che con il suo agire “continua a collaborare all’opera creativa di Dio stesso”, ci siamo messi ad “imitare Dio” comprendendo il nostro potere, ma anche i nostro limite.

L’uomo del medioevo aveva chiaro cosa voleva: una buona vita (migliorare in continuo la sua condizione, stare bene materialmente) ma congiuntamente una vita buona (fare il bene, il giusto stare bene spiritualmente). Oggi diremmo benessere materiale e salvezza eterna. La congiunzione di queste due aspirazioni, cercando di perfezionarle in continuazione, è stata per secoli e secoli il “programma” di sviluppo dell’Occidente. Il cristianesimo è l’unica religione materialista che esista. Se l’uomo è liberato dalla morte nulla lo può più frenare nel liberare in vita tutte le sue doti e potenzialità per stare meglio e far star meglio. Per noi metropolitani e globalizzati, Montale e Adam Smith non son così lontani da quella notte di Betlemme.

 

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