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Digitalizzazione: a scuola si prepara il futuro

19.02.2018 - aggiornato: 19.02.2018 - 14:49

di Angelo Geninazzi

Secondo alcune stime circa i 2/3 dei ragazzi che oggi frequentano le scuole elementari svolgeranno una professione che in questo momento non esiste ancora. Questa previsione può spaventare molti genitori e nonni che hanno ancora vissuto i tempi in cui una solida formazione era garante di un’intera vita professionale nello stesso settore o addirittura nella stessa azienda. 

È lecito chiedersi se, con un mondo in costante movimento, sia in un qualche modo possibile anticipare le competenze che sono necessarie in futuro. In altre parole è necessario chiedersi cosa e come studiare oggi per professioni di cui ancora non sappiamo nulla. Sappiamo al massimo che verosimilmente si ridurranno le attività molto fisiche e ripetitive mentre guadagneranno ancor più importanza le competenze sociali e la capacità di ragionare in rete. Diverse riflessioni e approfondimenti di carattere accademico ci portano a presupporre che la formazione continua sarà sempre più determinante e che solo il costante aggiornamento delle proprie capacità permetterà di restare competitivi nel mercato del lavoro. 

economiesuisse, l’associazione mantello dell’economia svizzera, ha pubblicato negli scorsi giorni 7 interessanti raccomandazioni, non tanto rivolte ai genitori o ai ragazzi ma soprattutto alle scuole. Una buona parte del compito di preparare le forze professionali del domani è infatti proprio nel campo degli istituti di formazione. La responsabilità di questi ultimi è determinante.

Da tempo tra le priorità dell’economia svizzera, vi è la richiesta alla scuola di concentrarsi sulla prima lingua e le competenze in matematica. Si tratta inoltre di promuovere il cosiddetto ragionamento computazionale, ossia la capacità di presentare con l’ausilio di algoritmi modelli o fatti precisi (similmente a quanto fanno i computer oggi). L’informatica non dovrà restare una materia a sé stante ma diventare trasversale a tutte le discipline insegnate a scuola. Il nuovo mercato del lavoro richiede una nuova formazione che a sua volta richiede una nuova mentalità nell’insegnamento: questo potrà essere più individuale e a sostegno del progresso autonomo degli studenti. Anche una forte interazione tra il sistema scolastico e le imprese private permetterebbe al primo di tenere il passo con la rapida evoluzione tecnologica e sociale. In altre parole è necessaria una scuola aperta e uno scambio frequente con la società civile. Nelle raccomandazioni viene indicato che il progresso di digitalizzazione dovrà essere decisivo già “alla fonte”, dunque presso i nuovi docenti in formazione alle alte scuole pedagogiche. Last but not least resteranno determinanti le competenze sociali e la cultura generale, proprio per attestare il primato dell’individuo sui computer. 

Di fronte a queste “rivoluzioni” qualcuno potrebbe chiedersi se le competenze che oggi contraddistinguono i lavoratori (a partire da una certa età) saranno del tutto obsolete. Certamente no, ma è determinante sollecitare già oggi la curiosità dei giovani e soprattutto insegnar loro ad affrontare positivamente il cambiamento, evidenziandone il potenziale e i benefici: chi crea paura attorno alla digitalizzazione rischia di far sì che questo fenomeno – che volenti o nolenti ha e avrà luogo – ci coglierà impreparati. 

* Economista, furrerhugi. 

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