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Fin quando durerà l'irresistibile ascesa dei mercati?

21.01.2018 - aggiornato: 21.01.2018 - 10:01

di Luciano Jannelli

Il 3 marzo del 2009 l’indice statunitense S&P 500 toccò il livello minimo raggiunto in seguito alla crisi finanziaria globale del 2008. Da allora i mercati azionari statunitensi hanno continuato a salire, pressoché quadruplicando il proprio valore, e facendosi inseguire da tutti - chi più, chi meno – gli altri mercati azionari del mondo. Un mercato che sale per 9 anni consecutivi è un fenomeno raro. Raro è anche il fatto che in tutto il 2017 non vi siano state correzioni significative. La cosiddetta volatilità – vale a dire il cambiamento più o meno brusco delle quotazioni – non si è fatta vedere. Viene naturale chiedersi per quanto tempo questo andamento possa durare. Chi ha voglia di investire nelle azioni dopo una simile ascesa? Non sarebbe più saggio incassare i profitti? Si guardano allora le valutazioni, ovvero il rapporto tra il prezzo delle azioni e i profitti aziendali. Come spesso accade però in queste fasi “avanzate” del ciclo, le valutazioni sono alte ma non “proibitive”. In altre parole, sicuramente non sono sostenibili nel lungo periodo, ma forse lo saranno nei prossimi mesi, nel prossimo anno. La verità è che, sì, il ciclo delle azioni (quantomeno quelle americane) è in uno stato avanzato, ma la ripresa del ciclo economico globale è appena cominciata. Infatti, era dal 2010 che non si vedeva una ripresa globale sincronizzata che coinvolgesse tutte e quattro le maggiori economie, ovvero gli Stati Uniti, l’Unione europea, la Cina e il Giappone. E c’è di più: il risveglio europeo ha determinato un forte apprezzamento dell’euro. Ora, poiché la zona euro detiene il più grande surplus commerciale al mondo, siffatto apprezzamento costituisce un fattore di stabilità globale poiché aiuta a riciclare l’eccesso di risparmi europei in altre economie. E non è nemmeno vero che la forza dell’euro mina la ripresa del vecchio continente: il tasso di cambio effettivo reale dell’euro (quello che tiene conto del peso dei vari partner commerciali e del differenziale d’inflazione) è ancora ben al di sotto della media degli ultimi 25 anni. L’economia cinese e le aziende americane però traggono enorme beneficio dall’euro forte. Queste ultime inoltre stanno godendo di tagli delle tasse mai visti prima. È vero, dopo i forti rialzi degli ultimi anni occorre prudenza, ma l’attuale festa dei mercati azionari è abbastanza comprensibile. 

(Luciano Jannelli, capo Strategista Abu Dhabi Commercial Bank)

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