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Giovani, innovazione e imprenditorialità

13.01.2018 - aggiornato: 13.01.2018 - 09:00

di Siegfried Alberton

È risaputo che la Svizzera è campione di innovazione ma non d’imprenditorialità. Il nostro Paese, è tra le nazioni che più investono nelle attività di formazione, ricerca e innovazione, nella convinzione di quanto siano fondamentali per la crescita, lo sviluppo e il benessere della propria economia e dei propri cittadini. A fronte di questi importanti sforzi, il tasso di imprenditorialità ai primi stadi misurato nell’ambito del Global Entrepreneurship Monitor (GEM) si elevava, nel 2016, al 8.2%, un punto percentuale in meno rispetto alla media dei Paesi trainati dall’innovazione.  Nello stesso anno, il Ticino presenta un tasso del 8.8%, il doppio rispetto al dato registrato nel 2014. Il tasso della Svizzera tedesca è pari al 7.7% e quello della Svizzera francese al 9.7%. Negli ultimi anni la situazione è migliorata, segno che gli sforzi profusi producono effetti significativi non solo a livello di creazione di nuove imprese, ma anche dal punto di vista delle intenzioni imprenditoriali che ci fanno capire come la via indipendente sia considerata un’opportunità di occupazione tanto quanto quella del lavoro dipendente. 

Un capitolo importante della promozione dell’innovazione e dell’imprenditorialità tocca i giovani e, in particolare, i giovani universitari che, considerati i percorsi formativi e l’opportunità di respirare gli ambienti della tecnologia e dell’innovazione nelle loro diverse sfaccettature disciplinari, rappresentano un potenziale in parte, ancora, inespresso. Lo attestano i dati del GEM riguardanti i gruppi di età delle persone più predisposte all’imprenditorialità e il loro livello di formazione. In Svizzera, e ciò vale anche per il nostro Cantone, la classe di età che presenta il tasso di imprenditorialità ai primi stadi e le intenzioni imprenditoriali più elevati è la classe tra i 35 e i 44 anni. Il tasso e le intenzioni delle classi più giovani sono nettamente inferiori. Inoltre, più della metà di queste persone ha conseguito un attestato di capacità professionale (tirocinio duale) oppure una formazione puramente scolastica (scuola specializzata o liceo/scuola di maturità).

Questi dati non sorprendono. Da un altro rilevamento internazionale, il Global University Entrepreneurial Spirit Survey (GUESS), si evince che l’80-90% degli studenti universitari, al termine degli studi, predilige l’attività dipendente. Il discorso cambia osservando le intenzioni lavorative cinque anni dopo il termine degli studi, in particolare per quanto riguarda gli studenti della SUPSI. Rispetto al resto della Svizzera, denotano infatti una forte propensione e attitudine all’attività imprenditoriale. Quasi il 38% desidera diventare imprenditore, contro il 29.4% degli studenti della Svizzera francese ed il 20% circa degli studenti della Svizzera tedesca. Gli sforzi profusi negli ultimi quindici anni a sostegno dell’innovazione e dell’imprenditorialità vanno senz’altro proseguiti, con una certa attenzione alla classe dei giovani e degli universitari.

Come ben emerso da un recente convegno sulla promozione dell’innovazione e dell’imprenditorialità tenutosi a Friburgo alla presenza di un grande numero di strutture universitarie  Svizzere (Uni-Poli-SUP), è importante farlo badando soprattutto alla qualità delle misure, iniziative, attività, strutture, infrastrutture, risorse e mezzi messi in campo dal pubblico e dal privato e alla loro distribuzione nel tempo, prolungando maggiormente il sostegno e l’accompagnamento, già molto importante, anche dopo il periodo di formazione accademica. Questo permetterebbe di sfruttare meglio il potenziale di creazione d’impresa dei nostri giovani universitari, come pure le misure, le risorse e le strutture universitarie dedicate all’imprenditorialità.

(Siegfried Alberton, resp. Centro competenze inno3 della SUPSI)

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