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Giusta direzione, ma servono riforme fiscali più veloci

22.09.2017 - aggiornato: 22.09.2017 - 08:00

di Stefano Modenini

© Foto archivio CdT

La riforma fiscale presentata negli scorsi giorni dal Consiglio di Stato va nella giusta direzione e rappresenta un primo passo necessario per ridare competitività fiscale al Cantone Ticino. 

La riduzione dell’imposizione della sostanza interviene a un capitolo per il quale da anni chiediamo un miglioramento essendo il Ticino nettamente meno concorrenziale rispetto a molti altri Cantoni svizzeri.  Anche la riduzione dell’aggravio a carico del capitale delle persone giuridiche è una scelta benvenuta. Gli sgravi fiscali per chi investe in nuove aziende innovative rappresentano un segnale intelligente nella direzione di sostenere ancor più le attività innovative, che dovrebbero essere a maggior valore aggiunto, ciò che tutti auspicano. 

Giusta direzione dunque, ma i tempi per completare la riforma fiscale sono maledettamente lunghi. Il piatto forte viene rinviato infatti a quando sarà portata a casa la riforma fiscale federale, ora chiamata Riforma fiscale 17. Pertanto, per la riduzione dell’aliquota sugli utili delle persone giuridiche dobbiamo attendere ancora qualche anno e potremmo scommettere che quando ciò sarà il caso saranno aggiunte inevitabilmente nuove misure sociali per pareggiare il conto. Attualmente l’aliquota sugli utili delle persone giuridiche è al 9 % e se non ci si metta in testa di ridurla fino verso il 6 % andremo incontro a un grave problema di competitività fiscale.

Forse non è così chiaro a taluni che gli sgravi fiscali non sono un regalo ai ricchi ma una necessità per ridare competitività fiscale al Cantone Ticino.  Ticino che vive da decenni su un pericoloso piano inclinato in quanto una limitata minoranza di contribuenti più facoltosi paga circa la metà delle imposte delle persone fisiche.

Note meno liete giungono invece dalla parte del pacchetto governativo dedicata alle misure sociali. Prima di tutto dobbiamo constatare ancora una volta che in Ticino se vogliamo fare accettare dei pur timidissimi sgravi fiscali dobbiamo ogni volta trovare un controaltare nelle misure sociali. AITI sostiene beninteso misure che servano a migliorare la conciliabilità fra lavoro e famiglia ma ritiene che debbano essere adottati degli strumenti mirati, il cui utilizzo deve essere finalizzato davvero alla conciliabilità fra lavoro e famiglia. Il nuovo assegno parentale da questo punto di vista, cioè un regalo di 3.500 franchi per ogni nuovo nato per il primo anno di vita, non ci garantisce primo che i soldi siano destinati allo scopo e secondo che tale assegno serva davvero a invogliare i ticinesi a fare più figli e facilitare le donne nel loro ruolo di madri e lavoratrici. Bisogna infatti prendere atto che le donne desiderano tornare al lavoro il più presto possibile e che sempre più donne semplicemente non desiderano più avere figli, per cui un certo modello di famiglia si è oramai modificato definitivamente.

Confidiamo pertanto che il Gran Consiglio ticinese voglia entrare nel merito delle misure sociali apportando i necessari correttivi allo scopo di disporre di efficaci strumenti di conciliabilità fra lavoro e famiglia. Molte imprese ticinesi già offrono numerose possibilità e condizioni flessibili per agevolare le mamme che lavorano, occorre fare ancor di più e meglio. Ma bisogna anche smetterla di pensare che le imprese si disinteressino di questi temi, che invece sono ben presenti. Abbiamo invece la sensazione che a volte sia la politica a non conoscere bene la realtà delle aziende e quello che fanno per i loro collaboratori.

(Stefano Modenini, direttore AITI)

 

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