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Il libro mastro delle nuove transazioni

20.09.2017 - aggiornato: 20.09.2017 - 13:50

di Paolo Pamini

(Foto archivio CdT)

Come è possibile spostare in modo veloce, economico e sicuro valori tra due controparti ovunque nel mondo? Da qualche anno si stanno facendo strada le cosiddette criptovalute, delle quali il Bitcoin (abbreviato in BTC) è oggi quella più diffusa, anche perché emersa per prima. Detto in parole semplici, il Bitcoin è una moneta virtuale che viene trasferita attraverso registrazioni contabili elettroniche con la particolarità di non necessitare di alcun istituto centrale, come una banca o una borsa, del quale è necessario fidarsi e che tenga i saldi dei conti di ogni individuo. Infatti, nel caso del Bitcoin ogni transazione viene iscritta nella cosiddetta blockchain, ossia in un vero e proprio libro mastro di tutti i trasferimenti mondiali, che continua a crescere con il tempo e che è pubblicamente consultabile. Questa caratteristica è fondamentale per creare la fiducia necessaria al funzionamento del sistema. Ammettiamo per esempio di vendere una moto usata ad una controparte per il prezzo di BTC 1, equivalenti oggi a poco meno di 4.000 franchi. Se si conosce il numero di identificazione della controparte, consultando il libro mastro mondiale (la blockchain appunto) è facile verificare se l’acquirente possiede o no almeno un Bitcoin.

Oltre ad essere pubblica, la blockchain non è manipolabile. Per rendere facilmente l’idea, è come se invece di legalizzare presso un notaio il contratto di compravendita della moto, questo venisse fotocopiato e consegnato a migliaia di passanti della strada. Una volta che molte copie sono in circolazione, sarebbe necessario modificarle tutte per alterare il contratto in modo retroattivo. Per i motivi appena detti, si dice che la blockchain è pseudoanonima; infatti si conoscono esattamente i numeri di identificazione di chi ha transato, ma non si conosce l’identità di chi detiene tali numeri.

Oggigiorno esistono più di mille criptovalute, ognuna con proprie caratteristiche. In questi mesi ed anni vi è una vera e propria competizione su chi verrà adottata come blockchain di riferimento nel mondo. Per capire, è come quando agli arbori di internet si impose il protocollo TCP/IP, ossia il linguaggio che oggi permette a chiunque di andare a prendere delle informazioni da un computer argentino, sudafricano o francese, siano queste sotto forma di pagina web, video o audio.

L’analogia non è casuale, perché formalmente Bitcoin è appunto un protocollo, ossia un linguaggio informatico che permette di scrivere in modo sicuro ed inalterabile la blockchain, il libro mastro che elenca la sequenza di tutte le transazioni. Per essere precisi, la vera innovazione tecnologica di cui si sta iniziando solo ora a comprendere la portata è stata di documentare in modo decentrato (peer-to-peer) la sequenza delle transazioni. In tal modo possiamo per esempio verificare che l’acquirente della nostra moto usata non abbia già speso da qualcun altro lo stesso Bitcoin che ci sta promettendo. L’antico problema delle cambiali multiple è così risolto.

Inoltre, nel caso specifico del Bitcoin la quantità totale di token (ossia di unità Bitcoin, si potrebbe parlare appunto di gettoni, suddivisibili in molti decimali) è limitata a 21 milioni di unità. Ciò ha il vantaggio di garantire che, al contrario delle monete prodotte dalle banche centrali (e da quelle commerciali), i Bitcoin non potranno venir inflazionati e anzi con il passare del tempo dovrebbero rappresentare un potere d’acquisto crescente.

In un numero futuro di Economando ci chineremo su ulteriori aspetti delle criptovalute e sulle loro possibili conseguenze economiche.

(Paolo Pamini, AreaLiberale ed Istituto Liberale)

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