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Il mistero dell'inflazione, la Fed e Trump

22.09.2017 - aggiornato: 22.09.2017 - 13:35

di Luciano Jannelli

Per Janet Yellen, capo della Federal Reserve (Fed), la discesa del tasso d’inflazione nel 2017 è «piuttosto un mistero». A differenza degli anni precedenti, infatti, il dollaro non si è apprezzato (il che sarebbe stato deflattivo), il prezzo del petrolio è rimasto stabile (e quindi anche i prezzi energetici al consumo), mentre la disoccupazione tocca ormai i minimi storici. Vi sono, è vero, degli aspetti strutturali di cui tener conto, quali la riduzione del potere di negoziazione salariale dei lavoratori, nonché il costo sempre più basso dei beni di consumo «online». Queste considerazioni implicherebbero un tasso d’inflazione di lungo termine più basso, per il semplice motivo che gli stessi salari aumenterebbero di meno anche in circostanze ritenute di «pieno impiego», cioè quando la disoccupazione è molto bassa.

La Fed però rimane dell’avviso che il più basso tasso d’inflazione non è strutturale ma transitorio, e che nel 2018 l’inflazione dovrebbe arrivare al 2%. Ha quindi fatto capire di volere aumentare il tasso di riferimento di un punto percentuale di qui a fine 2018. I prezzi sui rendimenti a termine, tuttavia, lasciano prevedere per la fine del 2018 un aumento di tale tasso pari a non più di un mezzo punto percentuale, ovvero i mercati non credono alla Fed. La discrepanza tra attese del mercato e intenzioni della banca centrale segnala il rischio che la Fed proceda con un rialzo di un pieno punto percentuale per paura che l’inflazione salga in modo significativo oltre il 2%, colpendo però piuttosto che un’inflazione in realtà sempre bassa, una crescita economica ancora modesta. A mio avviso il rischio di un eccesso di zelo da parte della Fed è contenuto. Negli ultimi anni essa si è, infatti, tendenzialmente adeguata al mercato, limitando il rialzo del tasso di riferimento rispetto alle sue intenzioni iniziali. E c’è un’altra considerazione da fare. Il mandato di Janet Yellen scade tra poco e, insieme a lei, il presidente Trump potrà nel 2018 sostituire ben cinque altri membri del comitato che decide la politica monetaria. Per quanto sia imprevedibile l’attuale presidente USA, e per quanto voglia dare continui segnali di cambiamento, chiunque egli voglia nominare (e può sempre confermare Janet Yellen), in realtà preferirà una Fed all’insegna della continuità, ovvero prudente e orientata a mantenere una politica di tassi bassi. Come tutti i presidenti prima di lui.

* Capo Strategista Abu Dhabi Commercial Bank

 

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