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Il sistema fiscale all’esame popolare

13.02.2018 - aggiornato: 13.02.2018 - 10:07

di Samuele Vorpe

Il 4 marzo, Popolo e Cantoni saranno chiamati al voto per poter prolungare sino all’anno 2035 il diritto della Confederazione di prelevare, in concorrenza con i Cantoni, l’imposta federale diretta (IFD) e, in modo esclusivo, l’imposta sul valore aggiunto (IVA). Infatti, l’art. 196 alle cifre 13 e 14 della Costituzione federale prevede la riscossione di queste due imposte in favore della Confederazione solo sino alla fine del 2020. Considerando che l’IFD e l’IVA garantiscono oggi circa il 65% delle entrate finanziarie, vale a dire 21 miliardi l’IFD e 22,5 miliardi l’IVA, l’oggetto in votazione il 4 marzo prossimo è sicuramente di estrema importanza per la Confederazione, anche perché, se dovesse essere per ipotesi respinto da Popolo e Cantoni, allora tutto il sistema fiscale, nonché i compiti della Confederazione, verrebbero messi in discussione. Si tratterebbe di uno tsunami di grosse dimensioni per la Svizzera. L’ultima volta che il Popolo e i Cantoni furono chiamati a votare il prolungamento della riscossione dell’IFD e dell’IVA sino all’anno 2020, fu il 19 marzo 2004. Allora, il decreto federale venne approvato con quasi il 74% dei voti della popolazione e un solo Cantone, Zugo, votò contro. È quindi molto probabile che anche questa volta la Confederazione possa trovare un sufficiente consenso popolare per continuare a prelevare le due imposte per i prossimi 15 anni. Nell’avamprogetto posto in consultazione relativo al decreto federale, il Consiglio federale aveva proposto di eliminare tale limite temporale dalla Costituzione. Questa soluzione avrebbe consentito alla Confederazione di riscuotere le due imposte durevolmente e garantirsi a tempo indeterminato il finanziamento dei compiti federali. Tuttavia, in base ai risultati emersi dalla consultazione, la proposta del Consiglio federale non avrebbe ottenuto sufficienti consensi né davanti all’Assemblea federale né davanti al voto popolare. Quindi, al fine di minimizzare il rischio di vedersi negata la facoltà di continuare a riscuotere l’IFD e l’IVA, cosa che avrebbe messo in discussione il ruolo della Confederazione, il Governo ha preferito mantenere il limite temporale, prolungandolo sino al 2035. Questa scelta, a detta di molti, meglio rispecchia lo spirito democratico svizzero, poiché permette al Popolo e ai Cantoni di pronunciarsi periodicamente sul sistema fiscale attraverso il referendum obbligatorio. In questo modo, Parlamento, Popolo e Cantoni costituiscono di fatto un organo di vigilanza per quanto attiene l’operato della Confederazione. Questo implica che la Confederazione presenti, ogni 15-20 anni, un rapporto critico circa la distribuzione dei compiti, le sue uscite e le sue entrate. Si tratta pertanto di un’opportuna verifica sullo stato del federalismo in Svizzera. Fintantoché la Confederazione continuerà a chiedere un diritto a tempo determinato nel prelevare l’IFD e l’IVA, è probabile che non ci saranno grosse discussioni, se invece in futuro volesse togliere questi limiti temporali (o anche materiali), potrebbe aver luogo un dibattito politico molto acceso, le cui conseguenze non possono essere oggi valutate. Per il momento va certamente bene così!

* responsabile del Centro di competenze tributarie della SUPSI

 

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