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Imprenditorialità ai primi stadi: la necessità di "Seed"

17.03.2018 - aggiornato: 17.03.2018 - 09:50

di Siegfried Alberton

Il GEM, Global Entrepreneurship Monitor è riconosciuto come la più autorevole indagine internazionale sull’imprenditorialità. Oggigiorno il GEM analizza il fenomeno imprenditoriale in oltre 100 Paesi, coinvolge più di 500 specialisti nel campo dell’imprenditorialità e circa 300 istituti di ricerca. Ogni anno si svolgono oltre 200mila interviste, ciò che permette una profonda comprensione del fenomeno imprenditoriale. La Svizzera partecipa a questo importante consorzio internazionale dal 2002. Il Centro di competenze inno3 della SUPSI, assieme al Politecnico (ETH) di Zurigo, fa parte del team GEM Svizzera coordinato dalla Haute école de gestion (HEG) di Friborgo. Dall’indagine del 2017 si evince che, per la Svizzera, il tasso di imprenditorialità ai primi stadi (TEA), ossia la percentuale di popolazione adulta (18-64 anni) che partecipa attivamente alla creazione di una nuova impresa, che cerca di diventarne proprietario o che è membro della direzione di un’impresa esistente da meno di 42 mesi, è pari al 8,5%, in crescita regolare da tre anni, ma comunque inferiore al tasso medio delle economie trainate dall’innovazione (9,2%). Il Ticino presenta un tasso pari al 5,7%, inferiore al tasso della Svizzera tedesca (9,1%) e della Svizzera francese (7,1%), ma comunque in leggera crescita rispetto agli anni precedenti che vedevano oscillare costantemente il tasso attorno al 4%. Il dato ticinese è tributario di un basso livello di percezione delle opportunità e delle proprie capacità imprenditoriali, nonché da un elevato timore di fallire. Nonostante le risorse, le misure, gli incentivi e i programmi su vari fronti, da quello politico-istituzionale e legislativo a quello formativo, del trasferimento tecnologico e del sostegno e accompagnamento alle giovani iniziative imprenditoriali, c’è ancora parecchio lavoro da fare. Questo lavoro va concentrato a mio avviso sulla qualità e sull’intensità degli interventi, in particolare nelle prime fasi di ideazione e concezione dei progetti imprenditoriali. Ciò significa rivisitare le attività di accompagnamento e coaching dei promotori delle nuove iniziative imprenditoriali, dal punto di vista dei contenuti, come pure da quello delle modalità di svolgimento. Questa rivisitazione non può prescindere da un maggior investimento nel cosiddetto Seed Money. Per accompagnare gli startupper dapprima nella formulazione di una proposta di valore innovativa, unica, esclusiva e rispondente a concreti e mirati bisogni del mercato e, in seguito, nello sviluppo di un modello d’affari solido non sono sufficienti i mezzi finanziari raccolti presso famigliari o amici. Per riuscire nell’impresa di sviluppare il proprio modello d’affari e renderlo progressivamente appetibile ai Business Angels, ai Venture Capitalists e, più generale, agli investitori non sono sufficienti gli ormai molto diffusi corsi di formazione all’imprenditorialità e qualche ora di accompagnamento. Bisogna completare il pacchetto dei sostegni con fondi “Seed” che permettano un sostegno più accurato, intenso e mirato delle fasi di disegno, impostazione e finanche di prototipazione e dei primi test sul mercato. Senza questi fondi il salto dalle idee, per quanto buone e interessanti, a veri e propri progetti imprenditoriali innovativi e degni di supporto è troppo grande. Non dotarsene può significare bruciare sul nascere promettenti iniziative. Un vero peccato dal punto di vista della crescita e dello sviluppo socio economico.

(Siegfried Alberton, responsabile del centro di competenze inno3 della SUPSI)

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