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La croce federale della mobilità

11.01.2018 - aggiornato: 11.01.2018 - 08:00

di Remigio Ratti

Il 15 gennaio scade il termine per inoltrare a Berna le osservazioni sulla Fase 2030-35 di ampliamento delle infrastrutture ferroviarie. Ma è già chiara la denuncia della sua mancanza di visione e di volontà strategica. Sia pur con i suoi 11,5 miliardi della variante massima, il piano ha tutte le sembianze di una tecnocratica camicia di forza: per contenere e limitare al superamento dei colli di bottiglia gli investimenti in una rete ferroviaria, certo invidiata e tra le più dense al mondo, ma che nella trama di fondo rispecchia un’eredità ottocentesca.

Gli investimenti necessari ammonterebbero invece, secondo fonti fededegne, ad almeno il doppio, se si vogliono superare i limiti di un piano che per federalismo tocca un po’ tutti senza però soddisfare pienamente. In primo luogo è strettamente settoriale, per cui è un tabou pensare a investimenti coordinati strada-ferrovia. Poi, perché le valutazioni dei singoli investimenti appaiono soprattutto improntate a criteri aziendali e meno ad obiettivi pienamente integrativi di costi e benefici ambientali, territoriali e sociali. Esempio locale ma di portata nazionale: la tratta Mendrisio-Lugano; sinceramente da incubo.

Nemmeno l’area metropolitana di Zurigo è pienamente soddisfatta, pur beneficiando della metà degli 11,5 miliardi e da tempo capace di far valere – anticipando gli investimenti – una visione sistemica del suo sviluppo. L’asse lemanico riceve un miliardo e ne lascia diversi in attesa; a far consenso ci pensano quasi duecento misure. Tutte incontestabili per carità a cominciare dai 240 milioni per il tram-treno Bioggio-Lugano.

Eppure un’idea strategicamente forte e federatrice per tutto il Paese è quella di realizzare un nuovo asse ferroviario portante, orizzontale dal Lemano al Bodanico; verticale, da Basilea a Chiasso. Integrati e non solo collegati con la rete di alta velocità/capacità europea. Sotto il marchio facilmente pregnante di “Croce federale della mobilità” una mozione ha già fatto la sua apparizione nella sessione primaverile del Consiglio degli Stati. 

Su questo concetto e scenario strategico sembrano orientati, a nostra conoscenza, la comunità romanda dei trasporti pubblici e, esplicitamente nella sua presa di posizione anticipata ad inizio dicembre (www.aspan-ticino.ch), l’Associazione ProGottardo, ferrovia d’Europa, costituita la scorsa primavera a seguito delle diecimila firme della petizione per il completamento a sud (ma non solo) di AlpTransit.

 

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