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La legalità non è questione di lana caprina

09.02.2018 - aggiornato: 09.02.2018 - 11:00

di Stefano Modenini

Sentiamo sovente la sinistra ripetere che la fiscalità non è determinante per trattenere o attrarre le imprese. A parte il fatto che le cose non stanno proprio così, come stanno allora le altre condizioni quadro? La stessa sinistra, come il centro politico e la destra, si muovono a geometria variabile, ma è innegabile che negli ultimi anni la politica ha assestato duri colpi alla stabilità del Paese. E la stabilità è proprio la condizione quadro più importante per gli imprenditori e per gli investitori. Ma cosa significa essere stabili? Significa certezza del diritto, delle norme e condizioni amministrative. Significa poter fare capo a una giustizia dai tempi celeri. Oggi in Ticino un cocktail micidiale fatto di leggi mal concepite e a volte palesemente illegali e di pratiche burocratiche vessatorie sta trasformando il nostro territorio in una terra ostile al “fare impresa”. Altro che Ticino che innova, che crea e che cresce. Qui se non si danno tutti una mossa assisteremo in pochi anni all’esodo di contribuenti e di attività nei più accoglienti Cantoni del Grigioni, di Uri o della Svizzera centrale. Il 29 aprile i cittadini dovranno esprimersi su una timidissima riforma fiscale messa in discussione da un referendum, che a ben guardare anche se passasse la riforma lascerebbe il Ticino nelle seconda parte della classifica della competitività fiscale. Se questa riforma fiscale non passerà, come volete che il Ticino trovi il coraggio di mettere mano alla riduzione delle aliquote sugli utili delle persone giuridiche che grida vendetta al cielo? Peccato che nel frattempo tutti gli altri Cantoni scenderanno a un’imposizione fiscale complessiva attorno al 13%, quando il Ticino non riuscirà probabilmente a scendere al di sotto del 16%. Basterà la partenza dal Ticino di qualche buon contribuente a imporre il massacro del ceto medio dovendo lo Stato aumentare le imposte per compensare le perdite generate da queste partenze.

Il Canton Vaud rappresenta un esempio di Cantone fiscalmente virtuoso. Mentre il Ticino è rimasto immobile fiscalmente per anni e mentre non si è avuto politicamente il coraggio di risanare la finanza pubblica, a Vaud con il concorso della sinistra prima si è appianato in una decina d’anni il deficit pubblico e poi sono state gettate le premesse degli sgravi fiscali, anch’essi salutati dalla sinistra. Evidentemente siamo di fronte a due generi di sinistre politiche.

In questo panorama poco rallegrante per il Cantone Ticino si pone ora seriamente la questione della legalità, che nella politica a sud delle Alpi sembra essere diventata una  fastidiosa condizione. Il Parlamento si chiama Legislativo, ossia il luogo dove si fanno le leggi. Quando in Parlamento si arriva a dire che tanto le leggi le mettono a posto i tribunali, significa che da un lato il Parlamento viene meno alla sua funzione primordiale, mentre dall’altro lato quei deputati che seguono il ragionamento vengono meno al loro patto con gli elettori. Perché quando lor signori vengono eletti, giurano fedeltà alla Costituzione e alle leggi di questo Paese e se varano delle norme che non rispettano la nostra Carta fondamentale e il diritto superiore vigente, si rendono responsabili della rottura di questo patto. Ricordo che la legge sulle imprese artigianali (LIA), che sta per franare sotto i colpi dei ricorsi, è stata votata da tutti i deputati del Parlamento dell’epoca tranne uno. Altre leggi faranno del resto la medesima fine.

Negli scorsi giorni ho visitato alcune importanti aziende in Ticino a proprietà in maggioranza straniera. Per gli azionisti il punto fondamentale è sapere quando entrerà in vigore la riforma fiscale 17 a livello federale e come intende muoversi sul piano cantonale il Governo del Cantone Ticino. Ma poi c’è l’addentellato del resto dei problemi: 6-12 mesi per avere una licenza di costruzione, l’incertezza sul numero dei parcheggi, vie di comunicazione al collasso, manodopera specializzata difficile da reperire e oltretutto uno Stato che ti ostacola se cerchi di assumere persone dall’estero perché non le trovi in Svizzera. Vogliamo parlare della sensazione di molti imprenditori di essere considerati ingiustamente dei criminali e degli sfruttatori della manodopera? E che dire della sentenza del Tribunale cantonale amministrativo che ha accolto un ricorso contro la pratica illegale del Cantone di esigere il ricongiungimento familiare per ottenere il permesso di dimora? Lo sapete che se l’autorità dovesse persistere in questa pratica si esporrebbe a un reato penale e quindi alla denuncia per abuso di potere?

Devo continuare? Forse è meglio di no. Ma se vogliamo che il Ticino non sia una sorta di circo barnum o una repubblica delle banane forse è davvero il caso di cambiare registro.

* Direttore AITI

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