Home > Rubriche > Economando

La prossima grande sorpresa per i mercati sarà la Cina

04.03.2018 - aggiornato: 04.03.2018 - 11:00

di Luciano Jannelli

Nelle ultime settimane la maggiore preoccupazione dei mercati finanziari è stata la ripresa dell’inflazione e quindi l’inasprimento della politica monetaria negli Stati Uniti. È ora facile che aumenti la preoccupazione per la stabilità politica in Europa, dato che i socialdemocratici tedeschi potrebbero bocciare la nuova grande coalizione con i conservatori, mentre gli italiani voteranno per un nuovo Governo. Credo però che i prossimi eventi politici europei avranno un impatto limitato sui mercati e che la preoccupazione per un rialzo dell’inflazione negli Stati Uniti sia eccessiva. Piuttosto, gli Stati Uniti stanno tornando a una politica fiscale sempre più spendacciona e questo - insieme alla “normalizzazione” della politica monetaria - inevitabilmente faciliterà il rialzo dei rendimenti. Il ritorno a politiche fiscali più espansive è del resto osservabile in tutte le maggiori economie tranne che in Cina. Dopo il 19esimo Congresso del Partito Comunista Cinese dell’ottobre scorso, scrissi su queste pagine che la Cina è al bivio: o mette mano a un’economia gonfiata da troppi debiti e inefficienze, oppure non riuscirà mai a raggiungere un livello di reddito pro capite paragonabile a quello del Giappone o della Corea (per non parlare degli Stati Uniti). Il Paese dovrà sgonfiare gli eccessi nel settore edilizio, tagliare capacità nel settore industriale, riconoscere debiti sofferenti, liquidare aziende, promuovere fusioni e licenziare personale al fine di ridurre i costi. La Cina insomma deve accettare meno crescita nel breve termine per poter continuare a crescere nel medio e lungo termine (e comunque non crescerà più ai ritmi degli ultimi anni). Ciò che stupisce è la tenuta relativamente buona dei mercati emergenti, proprio mentre nelle ultime settimane le autorità cinesi hanno dato sempre più segnali di voler fare sul serio e procedere alle necessarie riforme. Queste riforme però determineranno un’inevitabile riduzione della domanda per prodotti e materie prime di cui i mercati emergenti sono i principali fornitori. Determineranno anche una certa flessione della crescita in Europa, più esposta degli Stati Uniti verso la Cina. La combinazione di rendimenti globali al rialzo con la riduzione della crescita in Cina rende un ulteriore indebolimento del biglietto verde sempre meno probabile. Ciò non promette bene per i mercati emergenti più esposti alla Cina.

(Luciano Jannelli, capo Strategista Abu Dhabi Commercial Bank)

Accesso e-GdP

banner_cannes3.jpg

banner_passione_calcio.jpg

Banner - Spot GdP 2018

banner_reportage_siria.jpg

banner_arte-e-cultura.jpg

banner_alberghi_albergatori.jpg

Ieri nel mondo

catt-ch2.jpg

Il sito ufficiale della Diocesi diLugano

banner_caritas_ticino.jpg