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La Svizzera presto nella black-list dell'Ue?

17.10.2017 - aggiornato: 17.10.2017 - 10:42

di Samuele Vorpe

Secondo fonti non ufficiali, ma comunque ritenute attentibili (si veda ItaliaOggi del 6 ottobre scorso), la Svizzera si appresta ad essere inserita nella nuova Black-list dell’Unione europea (UE) che dovrebbe essere pubblicata entro la fine di quest’anno. La causa di ciò non è da ricercare nel segreto bancario – venuto meno per i contribuenti stranieri il 1° gennaio di quest’anno quando in Svizzera sono entrate in vigore le basi giuridiche necessarie per lo scambio automatico di informazioni, che consentiranno alla Confederazione di raccogliere i dati che saranno poi scambiati con gli Stati membri dell’UE (Italia inclusa) per la prima volta a partire da gennaio 2018 – bensì nelle società a tassazione speciale cantonale (holding, società di domicilio e miste). I privilegi fiscali concessi a queste società non sono più tollerati né dalla Commissione europea, poiché li considera degli aiuti di Stato selettivi ai sensi dell’Accordo di libero scambio del 1972 tra la Svizzera e l’allora Comunità economica europea, né dall’OCSE/G20 sulla base del Piano di Azione 5 del BEPS (Base Erosion and Profit Shifting), poiché sono considerati dei regimi fiscali “dannosi” nel contesto internazionale.

La Legge federale sulla Riforma III dell’imposizione delle imprese, approvata dal Parlamento federale il 17 giugno 2016, avrebbe dovuto eliminare una volta per tutte le disposizioni applicabili alle società a statuto speciale cantonale. Tuttavia, è stata respinta dal Popolo con circa il 60% dei voti lo scorso 12 febbraio. Va rilevato che le ragioni del no popolare non sono riconducibili alla volontà di mantenere in vita gli statuti fiscali cantonali, quanto piuttosto a motivazioni di tutt’altra natura. Infatti, il Parlamento, oltre a prevedere l’abolizione degli statuti fiscali, avrebbe voluto introdurre un patent box per ridurre la tassazione dei proventi derivanti dalla ricerca e sviluppo (R&S), nonché permettere di dedurre le spese di R&S in ragione del 150%. Inoltre, dall’utile si sarebbero anche potuti dedurre gli interessi cd. “figurativi”, calcolati sul capitale proprio aziendale. Poiché la Riforma III non prevedeva delle misure di compensazione per le mancate entrate fiscali, i partiti di sinistra erano riusciti a raccogliere con successo le 50mila firme necessarie, affinché potesse anche il Popolo esprimere la sua opinione ed avere, in definitiva, l’ultima parola. Dopo la sconfitta alle urne, il Consiglio federale ha avviato una nuova consultazione per introdurre, in tempi piuttosto rapidi, una nuova riforma, ora denominata “Progetto fiscale 17”.

Nel mese di dicembre terminerà la procedura di consultazione e nel 2018 il progetto verrà discusso dal Parlamento. Secondo le stime del Consiglio federale, la nuova legge potrebbe entrare in vigore nel 2020, se non già nel 2019. Il Progetto fiscale 17 propone nuovamente l’abolizione degli statuti fiscali speciali, l’introduzione di un patent box e di una super deduzione per le spese di R&S. Rispetto alla versione precedente non vi è però più la deduzione per gli interessi figurativi ed è previsto un innalzamento della tassazione dei dividendi, così come un aumento degli assegni familiari in favore delle persone con figli a carico. È auspicabile che il Consiglio federale cerchi da subito di trovare una soluzione amichevole con la Commissione europea al fine di evitare che la Svizzera venga iscritta nuovamente in una Black-list, considerando soprattutto che tutti i partiti, le associazioni sindacali ed economiche e le altre cerchie interessate, così come il Popolo svizzero, sono unanimemente d’accordo nell’abolire il più presto possibile le tassazioni speciali applicabili a holding, società di domicilio e miste. Se il 5 dicembre prossimo la Svizzera dovesse rientrare in questa lista nera, che prevede – secondo quanto indicato da ItaliaOggi – uno stop ai fondi dell’UE, la non partecipazione alle gare di appalto, il divieto per le istituzioni di interagire con banche che hanno sedi registrate in uno degli Stati Black-list, allora per quest’ultima saranno guai seri. Si spera, quindi, in un lavoro minuzioso di diplomazia elvetica per spiegare all’UE che è chiara volontà del Paese quella di togliere dalla legge gli statuti fiscali cantonali.

* Responsabile del Centro di competenze tributarie della SUPSI

 

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