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Metropolitane e dottrina sociale

09.11.2017 - aggiornato: 09.11.2017 - 10:30

di Sergio Morisoli

Più o meno tutti avete presente come sono le cartine delle metropolitane. Linee colorate che vanno a slalom dall’alto in basso e da sinistra a destra incrociandosi anche più volte tra di loro. Hanno tutte dei punti terminali all’inizio e alla fine del segmento, che a sua volta è tempestato di punti di fermata. Vi sono incroci importanti di più livelli e uscite obbligate. È un mondo in apparenza molto rigido: dei tubi sotterranei, degli orari e delle direzioni che non sono modificabili da chi lo frequenta. Eppure, nonostante la finitezza, la rigidità è un sistema flessibilissimo, efficace, efficiente e veloce per relazionarsi con ciò che sta sopra. L’ordine che sta sotto (cosmos) ci permette, almeno negli spostamenti, di domare il disordine che sta sopra (caos). L’essere umano vive nella realtà in superficie, ma si tuffa nei sotterranei per raggiungerla, per sfuggirla, per poi riemergere per modificarla, trarne qualcosa o semplicemente viverci dentro. È una sorta di moto perpetuo quotidiano orizzontale lungo e tra le linee e verticale tra gallerie e superfici. Abbiamo bisogno del caos di sopra e del cosmos di sotto, siamo fatti di entrambe le cose. La dottrina sociale della Chiesa per me è come queste reti di metropolitane che stanno sotto a Londra, Parigi, New York, Milano, Berlino ecc… Un ordine nascosto necessario per vivere il disordine palese della superficie. Uno strumento, un mezzo potente con cui orientarsi, dirigersi, emergere e reimmergersi. Appiccicate alle linee colorate della mappa metropolitana il nome di qualche Pontefice degli ultimi 120 anni, e sui punti di fermata di queste linee scriveteci i titoli delle loro encicliche, lettere e dichiarazioni che riguardano la vita materiale economica e sociale dell’uomo: vi sorprenderete per quello che scoprirete. Questo per dire che la dottrina sociale della Chiesa non è teoria, materia di preti, di devoti laici clericali o di accademici teologici. No, è materia concreta, pura e dura, con la quale spostarci nello spazio tempo sotterraneo così da permetterci e contribuire a modellare meglio lo spazio tempo che è in superficie. Di tanto in tanto si sente indicare che la dottrina sociale sarebbe una terza via rispetto quelle del libero mercato e dello Stato; i più addirittura pensano e predicano che sia una forma socialista di organizzazione della vita ma spruzzata con un po’ di pietismo cristiano. Nulla di tutto questo. Non è una terza e non sarà nemmeno una quarta via, non è un’ideologia o un programma politico attraverso il quale costruire un mondo migliore; non è nemmeno il piano o il progetto costruttivistico del Vaticano sul mondo. Non è nemmeno un metodo per vivere sopra le nuvole, con la testa piegata su un lato e lo sguardo triste, sapendo di aver ragione. È molto più carnale, umano. È un impianto come una metropolitana, utilitaristica e materialista, che possiamo prendere quando vogliamo, scendere e salire, cambiare di tubo in tubo per posizionarci meglio di fronte alla realtà concreta urbana che ci sta sopra le teste. Basta leggere alcune opere di cristiani fedeli al vangelo e alla dottrina sociale, e impastati con la drammaticità della realtà politica economica e sociale, per renderci conto di quanto questa “metropolitana” sia preziosa. Michael Novak, L’etica cattolica e lo spirito del capitalismo; Wilhelm Röpke, Il Vangelo non è socialista; Angelo Tosato, Vangelo e ricchezza; Robert Sirico, Il personalismo economico e la società libera. È uno strumento non un fine, è pensato per ogni singola persona e non è un piano collettivista, è ciò che serve a un cristiano credente (ma anche agli altri) che vuole guadagnare il mondo ma non perdere sé stesso. Prendiamo in mano la mappa metropolitana con decisione e coraggio, non solo giù nei tunnel ma alla luce del sole.

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