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MIFID II in Ticino

01.12.2017 - aggiornato: 01.12.2017 - 10:30

di Giovanni Molo

A partire dal gennaio 2018 verrà implementata, negli Stati membri dell’EU, la MIFID II. Che impatto potrà avere sulla piazza finanziaria ticinese? Prima di tracciare una prognosi, ci sembra opportuno tastare il polso della situazione attuale. Ancorché dipinti con toni talvolta eccessivamente enfatici (il CdT dell’altro ieri dipingeva il Ticino quale “locomotiva elvetica”), gli indicatori pubblicati dall’Ufficio federale di statistica sul livello occupazionale ticinese nel terzo trimestre del 2017 sono confortanti. In controtendenza, positiva, rispetto alla situazione nazionale vengono rilevati i livelli occupazionali nel settore secondario. Il quadro aggregato nazionale che emerge nelle prospettive d’impiego nelle attività finanziarie è sostanzialmente positivo. Anche il Ticino sembra restare una piazza attrattiva, continuandosi a profilare, nonostante i drammatici capovolgimenti degli ultimi anni, come un punto di riferimento per molti risparmiatori italiani. Con l’entrata in vigore della MIFID II, banche e gestori indipendenti svizzeri non acquisiranno alcun passaporto europeo. Negli ultimi 5-10 anni, infatti, ai negoziatori svizzeri è riuscito il capolavoro negoziale di farsi assorbire nello spazio europeo di scambio automatico delle informazioni con la conclusione del protocollo sulla revisione dell’accordo sulla fiscalità del risparmio senza ottenere, in contropartita, l’accesso al mercato europeo. Se la porta, dell’accesso ai mercati, resterà chiusa, si manterrà, per fortuna, aperto lo spiraglio della “reverse solicitation”, che consente agli operatori svizzeri di acquisire clientela residente nell’UE, posto che l’iniziativa venga dal cliente, e non dall’operatore finanziario. Le nuove prescrizioni poste dalla MIFID II in termini di trasparenza, indipendenza, e remunerazione delle prestazioni finanziarie, non si applicheranno direttamente agli operatori svizzeri, potrebbero, tuttavia, avere un’incidenza indiretta, in particolare laddove clienti residenti nell’UE volessero prevalersi di un foro del consumatore nel loro paese di residenza. Questo spauracchio, ancorché più teorico che reale alla luce dell’esperienza concreta delle controversie bancarie, sta inducendo diversi istituti finanziari svizzeri ad attuare delle norme di compliance che tengano conto anche delle prescrizioni MIFID II. Il margine di azione per gli operatori finanziari svizzeri resterà aperto anche dopo l’implementazione della MIFID II. Aumenteranno, però, in un quadro regolamentare sempre più articolato, gli oneri legali e di compliance. C’è da augurarsi che questi oneri potranno essere smaltiti dai gestori indipendenti, che hanno coltivato in Ticino una buona vivacità imprenditoriale.

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