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Paolo Pamini: «Referendum finanziario obbligatorio?»

09.01.2014 - aggiornato: 09.01.2014 - 18:00
 
di Paolo Pamini*
 
 
 
In merito alla proposta di introdurre un moltiplicatore d’imposta cantonale, scrivevo in settembre su questa rubrica che, alla domanda sul più o meno Stato, tertium non datur: non esiste terza via alla scelta tra statalisti e liberali, che è questione di principio e profondamente filosofica. In autunno si sarebbero viste le bordate tra gli schieramenti.
 
Le bordate sono puntualmente arrivate. Dapprima con la sorpresa in casa leghista, che improvvisamente si è detta possibilista circa l’aumento automatico delle imposte, poi con la convergenza d’intenti sul moltiplicatore cantonale fatti salvi i soliti distinguo, per finire durante la pausa natalizia di nuovo con la bagarre interpartitica. Per chi è nuovo al tema, ricordiamo che lo scorso aprile il Consiglio di Stato ha proposto di introdurre nella Costituzione cantonale il meccanismo del moltiplicatore cantonale d’imposta, simile nel funzionamento al moltiplicatore d’imposta comunale, ma con la particolarità che potrebbe aumentare automaticamente non appena il disavanzo nei conti cantonali superi una certa soglia (si parla per il momento di una soglia di deficit annuo del 3-4%). La proposta è coerentemente socialdemocratica e istituzionalizza la malsana prassi di aumentare in continuazione spesa pubblica e prelievo fiscale a scapito dei cittadini-contribuenti. Infatti, subdolamente venduto come proposta di rigore e responsabilità finanziaria, il moltiplicatore cantonale farebbe seguire un aumento delle imposte non appena aumentasse la spesa statale e, guarda caso, il Gran Consiglio non riuscisse ad accordarsi su risparmi o finanziamenti alternativi. Lo spendi e tassa acquista in questo modo addirittura rango di norma costituzionale. Altro che rigore finanziario.
 
Una delle strategie comunicative che regolarmente getta fumo negli occhi ai cittadini è che già molti Cantoni possiedono oggi un coefficiente cantonale d’imposta. Si contano infatti sulle dita di una mano quelli come il Ticino che possono cambiare le imposte cantonali unicamente con una modifica della Legge tributaria, soggetta ogni volta alla spada di Damocle referendum facoltativo. Pertanto, nell’ottica del controllo dello Stato, è di gran lunga meglio l’attuale sistema ticinese e non vi è ragione di adottare meccanismi meno garantisti. Il continuo riferimento alla prassi di altri Cantoni apre tuttavia la mente alla vera alternativa istituzionale a tutela del cittadino-contribuente: il referendum finanziario obbligatorio. Se davvero vogliamo imparare dagli altri Cantoni e temiamo, come la direttrice del Dipartimento delle finanze e dell’economia, che le finanze cantonali deraglino, allora che si introduca la regola secondo la quale tutte le spese cantonali oltre una determinata soglia vanno obbligatoriamente poste in votazione popolare. Il cittadino-contribuente avrebbe così ogni volta la facoltà di bloccare progetti per i quali si vorrebbero spendere i suoi soldi, e politica e funzionari sarebbero obbligati a presentare la sensatezza di tali progetti. Il tutto in buono spirito svizzero. Sergio Morisoli, il granconsigliere di AreaLiberale, ha già depositato a fine 2013 un’iniziativa parlamentare in tal senso.
 
Se questa diventasse un’iniziativa popolare, qualche cittadino si accorgerebbe che il controllo del sovrano passa da altri strumenti rispetto al moltiplicatore cantonale. Il dibattito tra statalisti e liberali è pertanto tutto da giocare.
 
 * economista, ETHZ e Istituto Liberale

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