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Riprende l’economia, la fiducia meno

13.10.2017 - aggiornato: 13.10.2017 - 11:46

di Stefano Modenini

© Foto archivio CdT

La congiuntura svizzera ha indubbiamente ripreso fiato. Il Ticino segue questo andamento. Perlomeno dall’ultimo trimestre del 2016 la ripresa economica è confortata da un aumento degli ordinativi e da prospettive di utilizzo dei fattori di produzione di 4-6 mesi a tendere. La ripresa sui principali mercati di riferimento delle esportazioni elvetiche, in primo luogo l’Europa, non è estranea a questa dinamica. L’indebolimento del franco svizzero intervenuto nelle ultime settimane aiuta la tendenza. Vi è tuttavia un dato meno confortante, che potrebbe però cambiare direzione: la ripresa della congiuntura, non solo alle esportazioni bensì anche sul mercato interno, non è supportata da analoga avanzata dell’occupazione, pur se il tasso ufficiale di disoccupazione sia a livello nazionale sia a livello ticinese si mantiene su valori di stabilità e contenuti. Come mai?

Secondo il Centro di ricerca congiunturale del Politecnico di Zurigo nel 2017 l’occupazione in Svizzera aumenterà solo dello 0,3 % e per circa la metà di questi posti di lavoro si tratta di lavori temporanei. Molto probabilmente lo scarso incremento dell’occupazione è una delle conseguenze del rafforzamento del franco svizzero dopo l’abbandono della soglia di cambio minima franco-euro da parte della Banca nazionale svizzera nel gennaio 2015. Se da un lato quel rafforzamento del franco ha provocato meno sconquassi di quanto si era immaginato, anche in termini di disoccupazione, d’altra parte le aziende più votate al mercato interno prima ancora di quelle orientate maggiormente all’esportazione sono state particolarmente colpite dalla forte riduzione dei margini di guadagno; inoltre, la crescita del prodotto interno lordo nell’anno corrente è stata sovrastimata ed infatti è stata recentemente corretta al ribasso dai principali istituti di ricerca. 

Non c’è ancora sufficiente fiducia nell’economia e nei mercati affinché si possa dire che la ripresa economica esplicherà i suoi effetti positivi anche sul fronte dell’occupazione. Tuttavia le cose potrebbero cambiare anche rapidamente e qualche indicatore induce a credere che sarà così. Secondo le previsioni il tasso di disoccupazione è destinato a ridursi sia nel 2018 sia l’anno successivo; il numero dei posti di lavoro liberi è invece in aumento e l’occupazione a tempo indeterminato dovrebbe coprire almeno parte dell’occupazione temporanea.

Naturalmente questo è un discorso generale e nazionale che va necessariamente declinato nelle diverse componenti regionali. Sicuramente l’andamento di diversi rami industriali sarà maggiormente positivo di quello del commercio al dettaglio ad esempio, che conosce una crisi a carattere non solo congiunturale ma pure strutturale, più precisamente di trasformazione. Ma bisogna essere coscienti del fatto che le profonde trasformazioni in atto in tutta l’economia non potranno non comportare conseguenze in termini congiunturali ma anche occupazionali. 

Dobbiamo dunque salutare positivamente la stabilità della ripresa congiunturale della nostra economia ma la fiducia degli imprenditori, degli investitori e dei consumatori non è ancora tornata ai livelli auspicati. Ci muoviamo lungo un andamento sicuramente positivo ma basta oramai un raffreddore per far tornare febbre ed influenza. Ricordiamo infatti che il franco svizzero rimane comunque una moneta eccessivamente apprezzata.

(Stefano Modenini, direttore AITI)

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